IL FATTO QUOTIDIANO: Ora il divo va a teatro

IMPEGNO / IN PALCOSCENICO

ORA IL DIVO VA A TEATRO
Pièce-processo su Andreotti con la partecipazione del giudice Caselli.
di Roberta Zunini

I drammaturghi italiani riscoprono l’impegno civile e a Milano stanno per debuttare due pièce che hanno per protagonisti due emblemi della politica del prima Tangentopoli. In “Una notte in Tunisia” di Vitaliano Trevisan, in scena al Franco Parenti, Alessandro Haber interpreta un Bettino Craxi ormai sconfitto e disilluso. Mentre dal 5 aprile al Teatro della Cooperativa viene ricostruito il processo al senatore a vita Andreotti da Giulio Cavalli, l’attore- autore che ha scritto, con la supervisione del procuratore Gian Carlo Caselli che istruì il processo di Palermo ad Andreotti la piece intitolata “L’innocenza di Giulio”. Dove per Giulio si intende Andreotti. Chi conosce il teatro civile di Cavalli sa che di ironico e provocatorio nei suoi lavori non c’è solo il titolo, bensì tutto l’impianto del lavoro, senza per questo togliere nulla alla rigore della messinscena. Il suo teatro civile usa l’ironia per tamponare lo strazio e lasciar fuoriuscire la rabbia.

NON SOLO nei confronti del politico Andreotti, del suo vivere e pensare cinico, spacciato dai media per intelligenza e astuzia politica ma dell’inganno mediatico che ha assolto Andreotti, nonostante sia stato dichiarato responsabile per associazione a delinquere fino al 1980, condanna caduta in prescrizione. “Si è trattato di un trucco mediatico doloso che ha ingannato l’opinione pubblica su fatti gravissimi. Ciò ha reso l’atteggiamento di Andreotti ancor piu’ simpatico – dice Cavalli – L’hanno fatto passare per un uomo pronto alla battuta, ma lontano dalla mondanità, intelligente e discreto. In realtà è solo un mediocre protagonista di una politica che ha fatto del servilismo e della mediocrità i mezzi principali per raggiungere il potere e mantenerlo”. Per questo “nell’Innoncenza di Giulio” non compare l’Andreotti dimesso o simpatico, in bilico tra la ragion di Stato e i sentimenti. Un nonno stritolato dalla politica. Sotto l’impermeabile che Cavalli vestirà, c’è invece l’uomo che ha dichiarato tutto il suo amore per il potere con l’ormai celebre frase: “Il Potere logora chi non ce l’ha”. L’attore-autore trentaquatrenne – da anni costretto a vivere sotto scorta per il suo impegno contro le mafie – per trasformarsi in Andreotti utilizzerà un inginocchiatoio e un impermeabile: “E’ un indumento perfetto per far scivolare via ogni accusa, prima di genuflettersi.

La mano di Giulio è una mano che ha girato il mondo. La mano di Giulio è una mano che si è stretta milioni di volte, se ci avessero messo due occhi e una bocca, alla mano di Giulio, sarebbe un monologo in mondovisione stenografato sui libri di scuola. La mano di Giulio si è giunta, in preghiera. Fingendo di parlare con Dio, facendo finta perché De Gasperi e Giulio andavano a messa insieme e tutti pensavano che facessero la stessa cosa: ma in chiesa De Gasperi parlava con Dio, Giulio con il prete. La mano di Giulio ha stretto la mano santa del Papa, quello vero. La mano di Giulio ha stretto la mano del Papa, quello finto: Michele Greco, il papa di Cosa Nostra, nella saletta privata dell’Hotel Nazionale giù a Roma dove Giulio, quello vero, e il papa degli amici si godevano un film. La mano di Giulio si è consumata strofinandosi addosso, come un gatto cattivo e lascivo che fa le fusa per senso di colpa. La mano di Giulio sviene nelle mani a cui non sa dare risposte. Stringe la mano che è pronta a comandare…”

Il procuratore Gian Carlo Caselli, che ha seguito la stesura del lavoro, si dichiara assai soddisfatto del risultato: ”Spero che ‘L’innocenza di Giulio’ possa contribuire a fare chiarezza su una vicenda che ancora oggi è deformata e sconosciuta.

LA CORTE D’APPELLO di Palermo, con una sentenza confermata in Cassazione ha dichiarato il senatore Giulio Andreotti ‘responsabile del reato di associazione a delinquere con Cosa Nostra, reato da lui commesso fino al 1980’. Questa univoca affermazione di responsabilità penale non ha fatto scattare una condanna soltanto perché il reato commesso è prescritto. Ma la sentenza si basa su prove sicure che riguardano fatti gravissimi tra cui gli incontri con il boss Stefano Bontade e altri mafiosi di quel calibro per discutere vicende particolarmente delicate come quelle relative all’omicidio del presidente della Regione Sicilia, PierSanti Mattarella”. Secondo il procuratore Caselli tutto questo è stato nascosto o manipolato, motivo per cui la stragrande maggioranza della gente è convinta in perfetta buona fede che il senatore a vita sia stato perseguitato da innocente e poi sia stato assolto mentre questo, fino al 1980, non è vero. “Ho apprezzato questo lavoro di Giulio Cavalli perché c’era spazio per affrontare la manipolazione mediatica e politica che è stata fatta dell’esito del processo”. Parlare di assoluzione , nonostante la gravissima responsabilità provata fino al 1980, secondo Caselli, non è solo uno strafalcione tecnico ma significa soprattutto due cose: “innanzitutto legittimare per il passato ma anche per il presente e magari per il futuro, una politica che contempla anche il rapporto con il malaffare, per poi stracciarsi le vesti se la mafia non viene definitivamente sconfitta. In secondo luogo,stravolgendo la verità si delegittimano tutti quei magistrati che ancora ritengono sia loro dovere indagare a 360 gradi”. Si tratta di un argomento purtroppo ancora di stretta attualità: “La cosa è attuale e per quanto mi riguarda, la cosa si è tradotta in una legge persecutoria che mi ha estromesso dal concorso per Procuratore nazionale antimafia. Dovevo pagare il processo Andreotti”, è l’amara conclusione di Caselli. Giulio Cavalli non vuole che si sveli il bis che offre al suo pubblico, ma noi vi diamo una traccia. Si parte sempre da Palermo, da un campo di calcio.

 

4 Commenti

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