Andreotti è un grande attore non ho dovuto inventare nulla

«IL GOBBO, la sfinge, il Divo Giulio… Ma di tutti i nomignoli che gli hanno dato, quello che preferisco è Belzebù». Giulio Cavalli questa volta punta la spada del suo teatro civile contro Andreotti, in un monologo che gioca con l’ ambiguità del personaggio fin dal titolo: L’ innocenza di Giulio, in prima nazionale da martedì al Teatro della Cooperativa. L’ autore-attore, oggi anche consigliere regionale dell’ Idv in Lombardia, gira con la scorta dopo i suoi spettacoli di denuncia contro la mafia. Ma oggi in questa avventura non è solo. Con lui, Renato Sarti alla regia, Stefano “Cisco” Bellotti, ex Modena City Ramblers, che ha composto la colonna sonora, e i coautori Carlo Lucarelli e Giancarlo Caselli, che sarà sul palco la sera della prima. Cavalli, perché Andreotti? «Nel mio lavoro ci vogliono storie paradigmatiche, e quella di Andreotti attraversa 60 anni della Repubblica. E poi, un Arlecchino deve smascherarei bugiardi, e quella del processo di Andreotti è una bugia servita su un piatto d’ argento. Senza contare che il metodo Andreotti, con facce diverse, è tuttora in voga: è il re nudo che si fa rispettare comunque, pur avendo le pudenda esposte. Ogni riferimentoè puramente casuale… «. Si concentra sul processo, dunque. «Il sottotitolo dello spettacolo parla chiaro: “Andreotti non è stato assolto”. Salvato perché la sentenza definitiva è arrivata dopo il termine per la prescrizione. Ne parlerà dal palco anche il procuratore Caselli, dal vivo alla prima e in alcune repliche, in video nelle altre. Tra l’ altro, è un attore straordinario. Il suo sorriso coraggioso mi stupisce, nonostante il fango che gli ha gettato addosso questo processo». Sul palco cita testimonianze, atti giudiziari, deposizioni. «Si è valicato il confine dell’ impunità morale, ma il teatro ha il privilegio di aiutare a ricordare. Racconto di come l’ uomo politico più importante della prima Repubblica si sia certamente seduto al tavolo della mafia. Lo faccio in cinque quadri, dai rapporti con i cugini Salvo e Salvo Lima, ponte tra la politica e gli “amici” mafiosi, al caso Sindona e al possibile coinvolgimento negli omicidi di Mino Pecorelli e del generale Dalla Chiesa». E il bacio a Totò Riina? «La deposizione del pentito Balduccio Di Maggio ha i toni di una scena western, ma di serie B, una brutta imitazione di Sergio Leone. Del resto, anche la deposizione di Andreotti al processo è già di per sé una drammaturgia. Non ho dovuto cambiare una virgola, basta appoggiarla cruda sul palco così com’ è». In abiti “andreottiani”… «Per trasformarmi mi bastano una voce monotona, un impermeabile e un inginocchiatoio. In una postura da confessione, Bibbia alla mano, reciterò le frasi terribili, oscene della sua difesa. Che ha toni religiosi, ma di una religiosità che è finzione. Lui la indossava come un naso da clown, e sapeva rispettare bene i tempi. È stato un grandissimo attore». Teatro della Cooperativa via Hermada 8, dal 5 al 22 aprile, ore 20.45, 16 euro, 0264749997 © RIPRODUZIONE RISERVATA –

SIMONA SPAVENTA

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