IL GIORNO – In scena Giulio contro Giulio: io vi racconto la menzogna

In scena Giulio contro Giulio: io vi racconto la menzogna

Cavalli monologa sugli atti del processo Andreotti

di DIEGO VINCENTI

-MILANO GIULIO contro Giulio. Ovvero: da una parte il senatore a vita più misterioso della storia della Repubblica, l’Andreotti che non basterebbe un’encic1opedia a raccoglierne vita e segreti. Dall’altra Giulio Cavalli, attore, regista, scrittore, da qualche tempo anche consigliere regionale in Lombardia per l’Italia dei Valori. II suo e un teatro che si mischia con il giornalismo d’inchiesta, come hanno dimostrato i precedenti «Linate, 8 ottobre 2001: la strage », «A cento passi dal Duomo» 0 «Do ut des», che infastidi non poco alcuni mafiosetti e da allora lo costringe a girare con la scorta. Succede anche questo.

Ora però si torna su palcoscenico, che il teatro logora chi non lo fa. Prima nazionale stasera per «L’innocenza di Giulio – Andreotti non e state assolto», seritto da Cavalli in collaborazione con il Procuratore Giancarlo Caselli e Carlo Lucarelli, aIle 20.45 al Teatro della Cooperativa di via Hermada, che coproduce lo spettaccolo insieme alIa Bottega dei Mestieri Teatrali (fino al 22 aprile, info: 02.64749997). Narrazione civile sulle peripezie giudiziarie del sette volte Presidente del Consiglio (tralasciando il fiume di altre cariche ricoperte), presente in parlamen to dal 1948, qui a processo drammaturgico sotto La regia di Renato Sarti. Rincorrendo con il testa una memoria storica labile labile, accompagnati dalle musiche di Stefano «Cisco» Bellotti, ex-leader dei Modena City Ramblers.

Giulio Cavalli, perche portare in scena Andreotti?

«Perché quando mi capita di studiare i buchi neri della storia d’Italia c’e sempre lui. Così ho pensato che forse era il caso di parlarne. E poi visto che e sempre difficile raccontare i rapporti tra mafia e politica, ancora oggi siamo in un tempo di bugie su questa argomento, la menzogna più eccellente e l’assoluzione di Giulio Andreotti».

Come si trasforma tutto questo in teatro?

«Io non so se e teatro. II mio lavoro è abbastanza particolare, dicono che faccio un teatro troppo politicizzato, una politica troppo teatrale, una drammaturgia troppo giornalistica, quindi… Pero io credo che ci siano delle parole, che sono quelle usate dai testimoni 0 da Andreotti stesso, che hanno già in se una loro forza scenica nel solo fatto di essere state,pronunciate esattamente così. E’ un lavoro molto quadrato, che a mio avviso riesce a rispettare la bellezza, la teatralità, il giornalismo intellettualmente onesto e Ie vicende giudiziarie».

Crede che Andreotti abbia la complessità di certi protagonisti teatrali?

«No, ed è un meccanismo molto pericoloso. Nel nostro Paese ci dovrebbe essere il reato di favoreggiamento culturaIe, alcuni personaggi non devono essere ammantati di fascinazione. Bisognerebbe chiedere ai figli delle vittime».

Con il suo teatro non si rischia di parlare sempre alle stesse persone?

«E una cosa che mi sono domandato, è possibile. Ma credo anche Ritaglio stampa ad uso esc1usivo del c1iente, non riproducibile che ogni tanto ti avvicini a qualcuno che ha già dentro di sé una sensazione e gli offri gli elementi per fare in modo che quella sensazione diventi un’idea fondata e responsabilizzante. Poi ovviamente il teatro non risolve i mali del mondo, é un lungo lavoro in cui ognuno esercita la propria professione per il bene del paese».

E come giudica fino ad ora la sua esperienza politica?

«Non amo l’antipolitica, ho grande rispetto per Ie istituzioni. E tra l’altro la politica e drammatizzazione. Mi spiego. Diceva Gramsci che il politico, così come il creatore di storie, deve avere grande fantasia ma anche capacità di drammatizzazione perché deve pensare a una legge e a come questa inciderà sulla vita delle famiglie. Così in un certo senso si rivela una creazione, con responsabilità, da una parte c’e la bellezza e dall’altra la convivenza civile.  Quindi rimango in bilico. E la politica e la più alta forma d’arte, diceva Plutarco. Vero che aveva una visione politica un po’ più nobile di oggi,  ora non so proprio che cosa direbbe … ».

DA IL GIORNO, 5 APRILE 2011

 

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