Eco-mafie: da Abbiategrasso una lezione di cittadinanza

05 Aprile 2011

Eco-mafie: da Abbiategrasso una lezione di cittadinanza

UNA SERATA SULLE MAFIE IN LOMBARDIA CHE HA SCOSSO LE COSCIENZE QUELLA ORGANIZZATA AL CASTELLO VENERDÌ 1 APRILE DAL CIRCOLO LEGAMBIENTE DI ABBIATEGRASSO E DALL’ASSOCIAZIONE MOMUS, CON LA PARTECIPAZIONE DI GIULIO CAVALLI, FABIO FIMIANI E SERGIO CANNAVÒ

Abbiategrasso Una sala gremita di persone che hanno scelto di “sapere e per questo di essere colluse con la dignità”, questa l’apertura con la quale Giulio Cavalli ha introdotto il suo intervento in occasione dell’incontro organizzato dal circolo Legambiente e dall’associazione Momus, venerdì 1 aprile presso la sala consiliare del castello di Abbiategrasso.
Una serata che ha scosso profondamente le coscienze, gestita impeccabilmente dal giornalista Fabio Fimiani che ha fatto da regia a Giulio Cavalli, attore-scrittore drammaturgo che vive sotto scorta per minacce da ambienti mafiosi, e a Sergio Cannavò esperto Legambiente di ecomafia.

Le facce attonite, concentrate sulle parole che uscivano veloci e precise come frecce, e infine l’imbarazzo dei primi applausi di una platea caricata – forse inconsapevolmente – di una responsabilità pesante: quella di sapere. Perché quando senti parlare Giulio Cavalli, non puoi più far finta di non sapere.
Guidati dal filo rosso del libro “Nomi, cognomi e infami”, la serata ha alternato la lettura di alcuni passi del libro a racconti di alcuni dei “vinti” che costellano da almeno sessant’anni la storia della lotta alla criminalità organizzata al nord come al sud del paese. Persone come Bruno Caccia, magistrato ucciso a Torino nel 1983 dalla ‘ndrangheta in anni nei quali la mafia non esisteva nel codice penale e nei quali nessuno aveva il coraggio di parlarne apertamente se non un “giullare” come Dario Fo.

Un fenomeno che pare nuovo a causa della capacità tutta italiana di celebrare la memoria ma di non farne esercizio dimenticando che il primo comune sciolto per malavita è stato Bardonecchia negli anni ‘80, seguito dai recenti avvenimenti di Ventimiglia, o di non stupirsi e indignarsi che un magistrato possa morire o vivere la propria esistenza sotto scorta per amore della legge e della giustizia.
Ma la criminalità al Nord non è un fenomeno estraneo ai nostri territori che infatti hanno visto in questi anni, con l’operazione Infinito, un pesante colpo inferto alla famiglia Valle di Cisliano, che aveva nel ristorante la Masseria il proprio centro criminale di controllo del territorio, o nei malaffari gestiti a braccetto con l’ente locale nel comune di Buccinasco.

Impressionante anche l’elenco proposto da Fabio Fimiani della costante escalation di segnali mafiosi che punteggia l’Ovest milanese tra escavatori bruciati e razzie di materiale edile, chiaro indice della presenza di organizzazioni criminali nei cantieri delle opere pubbliche realizzate e in previsione di realizzazione sui nostri territori, dall’Alta Velocità, alla superstrada Malpensa-Boffalora fino al ponte sul Ticino. Perché il miglior business per le cosche sono proprio i cantieri delle opere pubbliche, i movimenti terra, il traffico di rifiuti; operazioni nelle quali si insinuano utilizzando materiali scadenti, riempiendo le cave con terre contaminate e rifiuti tossici.

In sala tanti cittadini, qualche consigliere comunale e nessun rappresentante delle istituzioni ad eccezione del sindaco di Cisliano, Emilio Simonini. Un fatto che non è passato inosservato ai relatori e al pubblico, perché quando si parla di “mafie” ci si aspetta proprio dai politici e dai rappresentanti dei cittadini il massimo esempio di legalità e dignità morale.
Invece è ormai preoccupante il legame con gli enti pubblici che si attua tramite il meccanismo delle preferenze elettorali, ai quali non sono estranei nomi di assessori regionali.

Il cancro è così avanzato che siamo già all’inserimento diretto di ‘ndranghetisti in gangli cruciali della società, come nel caso del direttore sanitario della Asl di Pavia Carlo Antonio Chiriaco, in carcere con l’accusa di associazione mafiosa e che avrebbe dovuto scatenare un’indignazione popolare. Cavalli, come suo costume, ha fatto nomi e cognomi e perciò non ha risparmiato neanche il nostro territorio, citando il caso eclatante della nomina di Pietrogino Pezzano a direttore generale dell’Asl Milano 1, nome comparso nelle carte della maxi inchiesta “Infinito” della Procura di Milano contro la ‘ndrangheta e per il quale sono state chieste a gran voce le dimissioni, ignorate da Formigoni.

Ecco quindi, secondo Cavalli, la necessità di attuare al nord quell’alfabetizzazione che al sud è già patrimonio comune, che deve vedere imprenditori, politici, giornalisti e cittadini indignarsi e opporsi a questo malcostume diffuso che corrode la nostra società e che si consuma sulla nostra pelle mediante l’assedio al territorio, ai servizi pubblici, al lavoro. Occorre che tutti vigilino con senso civico per contrastare dal basso quei fenomeni che, anche attraverso nuove proposte di legge, come quella sui parchi che interessa direttamente il nostro territorio, mirano a ridurre i vincoli spalancando la porta ad interessi contrari alla collettività.

da http://www.cittaoggiweb.it//cronaca-del-territorio/05-04-2011/Eco-mafie-da-Abbiategrasso-una-lezione-di-cittadinanza_34635.html

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