“Smentire l’assoluzione di Andreotti? Il dovere di qualsiasi cittadino affezionato alla verità”

La storia di un uomo e di un processo a teatro. Dai rapporti tra Andreotti e i cugini Salvo, l’ascesa e la caduta di Salvo Lima, gli intrecci tra mafia e la P2 di Licio Gelli,I rapporti tra il boss Bontade e Michele Sindona, gli omicidi di Piersanti Mattarella e del generale Dalla Chiesa. Perchè la memoria va esercitata per ricordare la storia, ma a volte, la storia che poi viene raccontata va “smentita”. Per questo Giulio Cavalli e Carlo Lucarelli hanno deciso di mettere in scena “L’innocenza di Giulio – Andreotti non è mai stato assolto“. Perchè il processo al sette volte Presidente del Consiglio per il reato di associazione mafiosa, si è concluso con una prescrizione, ma nella sentenza a chiare lettere si legge: “La sentenza impugnata, al di là, delle sue affermazioni teoriche, ha ravvisato la partecipazione nel reato associativo non nei termini riduttivi di una mera disponibilità, ma in quelli più ampi e giuridicamente significativi di una concreta collaborazione”.

Ma la sentenza arriva troppo tardi e scade il termine per la prescrizione. Ma stando alle inchieste, e alla stessa sentenza un uomo che fu sette volte Presidente del Consiglio avrebbe dovuto essere condannato in base all’articolo 416. Insomma, “la storia ci dice che Andreotti si sedette al tavolo con la mafia. E dove, come e con chi – spiega Giulio Cavalli in una nota prima del debutto dello spettacolo al Teatro della Cooperativa di Milano – va raccontato”.

Ancora oggi spesso la storia processuale di Giulio Andreotti passa come il ‘martirio giudiziario’ di un perseguitato processato per qualcosa di inesistente. Ma la cosiddetta ‘assoluzione per prescrizione’ non esiste e Giulio Andreotti, mai è stato assolto, anzi, il reato associativo e i suoi rapporti con gli uomini di Cosa Nostra sono tutti dentro a quel processo. Tant’è che nel 2003, la Cassazione conferma la sentenza d’appello: Andreotti ha “commesso il reato di partecipazione all’associazione per delinquere fino alla primavera 1980”. Ma è troppo tardi e tutto va in prescrizione, la sentenza avrebbe dovuto arrivare nel dicembre 2002.

Lo spettacolo infatti non tarda a far partire le reazioni di quelli che il “giustizialismo” e la “toga rossa” ce l’hanno sempre pronta da sputare. Così Libero, forse per la prima volta nella storia, dedica un titolo in prima pagina al teatro, e arrivano le critiche del ministro Giovanardi sulla base del nome degli autori senza aver mai visto e sentito una parola dello spettacolo.

Dopo “Do Ut Des”, “A 100 passi dal Duomo” e “Nomi, cognomi e infami“, Giulio Cavalli ci racconta un altro pezzo di storia italiana che passa da quello che sembra un intreccio inevitabile tra mafie, potere e i personaggi più oscuri della nostra politica.

Lo spettacolo ha debuttato il 5 aprile scorso e oltre alla partecipazione di Giulio Cavalli, che scrive lo spettacolo con Carlo Lucarelli, c’è quella del magistrato Giancarlo Caselli, che ha fatto come ‘consulente’ per la ricostruzione del processo, e con le musiche di Stefano ‘Cisco’ Bellotti, ex voce dei Modena City Ramblers. La regia è di Renato Sarti. “Linnocenza di Giulio – Andreotti non è stato assolto” sarà in scena fino al 22 aprile.

Abbiamo raggiunto Giulio Cavalli autore e attore dello spettacolo per qualche domanda

Dunque il nuovo spettacolo è sul ‘divino’ Giulio. Pronto al debutto e alle polemiche?

Pronto al debutto. Le polemiche ci interessano molto poco e ci abbiamo fatto il callo: se parli di Andreotti con Giancarlo Caselli come “supervisore”, non puoi permetterti di preoccuparti delle polemiche.

Quando e come è nata l’idea di mettere in scena “l’innocenza di Giulio? Avevi pensato sin dal principio di coinvolgere Carlo Lucarelli e Giancarlo Caselli

La primissima idea ci è venuta a Bologna durante un pranzo. Eravamo io e Carlo a tavola. Da lì era inevitabile chiedere una mano anche a Giancarlo con cui già c’era un bel rapporto di stima e amicizia. Cisco ha aderito al progetto con un’energia contagiosa. Poi mi è venuto in mente come l’anno scorso Renato Sarti al Teatro della Cooperativa mi dicesse che avrei dovuto provare una volta ad avere un regista (ero in scena con “a 100 passi dal Duomo). Quindi era il candidato perfetto per la regia.

Cavalli, Lucarelli e Caselli tentano di restituire agli italiani una storia “scippata” alla memoria e ricostruita. Una prescrizione che passa per un assoluzione e un martire giudiziario creato ad hoc. Avete avvertito la necessità di smentire questa ricostruzione.

Beh, è il dovere di qualsiasi cittadino affezionato alla verità

Entriamo più nel vivo dello spettacolo. Cosa viene rappresentato per dimostrare “L’innocenza di Giulio”? Quali sono i punti di partenza, le vostre ‘prove’?

Le prove stanno tutte nel processo. Il rapporto con Salvo Lima, l’amico degli amici. I rapporti con i Salvo. Gli incontri con il boss Stefano Bontade. Il suo atteggiamento nell’affaire Sindona. Le prove sono tutte, e tra parentesi aggiungerei, chiare, nelle carte giudiziarie.

In una intervista, in passato, avevi dichiarato che questa era la storia di “uno stato che si infiltra nella mafia”. Quanto questo scenario di “stato infiltrato”, ti sembra ancora attuale.

Il sistema Andreotti è vivo oggi più che mai. Se si perde il senso della liceità e dell’opportunità per fare politica significa che il sistema democratico è a rischio. Oggi non è così?

Hai pensato di dare per scontato qualche elemento nello spettacolo, presumibilmente già a conoscenza del pubblico, o la parola d’ordine è sempre quella di andare alla ‘radice’ della storia come nei tuoi precedenti spettacoli?

Partiamo da molto lontano, dal 1 febbraio 1893 e da Emanuele Notarbartolo. E arriviamo ad un senatore d’oggi condannato in secondo grado a sette anni.

Per concludere una battuta sulla tua attività politica come Consigliere Regionale della Lombardia. Quali sono i punti su cui porterai avanti le tue battaglie e soprattutto cosa pensi riguardo alle recenti uscite di Formigoni e Moratti, attraverso lettere e interviste sul tema delle mafie a Milano. Nelle scorse settimane, inoltre su La Padania, l’ex ministro della Giustizia, Roberto Castelli, durante un’intervista afferma, salvo poi dire che si trattava di una provocazione, che per evitare le infiltrazioni della ‘ ndrangheta negli appalti per Expo 2015 sarebbe sufficiente escludere le ditte calabresi. Cosa ne pensi?

I punti principali della mia battaglia politica sono la lotta alla criminalità organizzata e alla cattiva gestione della cosa pubblica nonché la difesa del territorio, ovvero una proposta di legge contro il consumo del suolo.
Per quanto riguarda le dichiarazioni sulla ‘ndrangheta in Lombardia da parte di politici che la amministrano ormai da anni sono assolutamente mistificatorie della realtà. La mafia non si sta infiltrando ma è presente ormai dagli anni ’50 ed è giunta l’ora di dire ai cittadini la verità su una Regione e su una città che è diventata la capitale non solo economica della criminalità organizzata. La provocazione di Castelli rappresenta una palese sottovalutazione del problema che riguarda anche i cittadini “padani”.

http://lucarinaldi.blogspot.com/2011/04/smentire-lassoluzione-di-andreotti-il.html

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