VIVA LA RADIO! NEWORK – L’INNOCENZA DI GIULIO – GIULIO CAVALLI CON VERONICA MONACO

L’innocenza di Giulio — Andreotti non è stato assolto

di e con Giulio Cavalli
con la collaborazione di Giancarlo Caselli e Carlo Lucarelli
regia Renato Sarti
musiche originali Stefano “Cisco” Bellotti
assistente alla regia Marco Di Stefano
produzione Teatro della Cooperativa — Bottega dei Mestieri Teatrali
disegno originale di Ugo Pierri
foto di scena Emiliano Boga

“Chi ha mangiato la torta? Andreotti / Chi ha permesso il calo della borsa? Andreotti / Ma lasciatelo stare, poverino questo dargli addosso è assurdo e cretino. / Chi ha sbagliato manovra? Andreotti / Chi c’è dietro la piovra? Andreotti / Siamo tutti pieni di pregiudizi, convinti di pulir l’Italia da tutti i vizi. / Giulio ti salverò, sarò il tuo don Chisciotte / Giulio ti difenderò, sarai la mia mascotte, / e come fece balilla che un giorno perse il controllo / le malelingue io lapiderò e io ti difenderò”, cantava ironicamente Francesco Baccini nel suo Nomi e Cognomi del 1992. Con buona pace del cantante genovese, di Don Chisciotte pronti a difendere il buon nome di Andreotti ce ne sono stati e ce ne sono tuttora molti, convinti che la verità sia una semplice questione di punti di vista. Ci pensa Giulio Cavalli a risintonizzare la memoria collettiva sulla giusta frequenza. Con il suo nuovo spettacolo “L’innocenza di Giulio. Andreotti non è stato assolto” (Teatro della Cooperativa di Milano, fino al 22 aprile), Cavalli ripercorre i fatti (o meglio i misfatti) che portarono i giudici della Cassazione a condannare il politico per associazione mafiosa fino alla primavera del 1980, data dell’ultimo incontro accertato con Stefano Bontade. Una condanna piena e definitiva dunque, passata tuttavia in sordina per sopraggiunta prescrizione (sarebbe bastato che il processo durasse un anno in meno per vedere l’ex Dc effettivamente condannato), e che in una sorta di delirium tremens i suoi fiancheggiatori hanno voluto spacciare per assoluzione. Con la collaborazione di Renato Sarti alla regia, di Carlo Lucarelli e del procuratore Giancarlo Caselli, che a Palermo istruì il processo ad Andreotti, “L’innocenza di Giulio” fa luce sui rapporti del senatore a vita con personaggi di dubbia integrità morale, da esponenti della criminalità organizzata, come i cugini Salvo, agli “amici degli amici” come Salvo Lima e “Michelino” Sindona (detto “la lavatrice del denaro di Cosa Nostra”), fino al famoso bacio con Totò Riina, rivelato dal mafioso Di Maggio in una deposizione ai magistrati di Palermo. “L’importante è non lasciare tracce – disse in un’occasione il senatore a vita – il resto è poca cosa”, ma in questa storia di luci e molte ombre, qualche traccia il divo Giulio l’ha lasciata. Aiutato dagli atti giudiziari nudi e crudi e dalle testimonianze dei protagonisti, Cavalli traccia un ritratto a tinte fosche di uno dei personaggi politici più importanti della storia italiana, per ricordarci che non si è trattato di fumus persecutionis, ma di un vero e proprio atto di disinformazione in salsa italiana, per nascondere “una storia di opposti che non si possono sopportare, e in cui qualcuno, prima o poi, rimane a terra”. E in questa vicenda sono molti a rimanere a terra. Come il compagno di partito Aldo Moro che, nel memoriale scritto poco prima di essere assassinato dalle Br, scrisse: “non è mia intenzione rievocare la sua grigia carriera. Non è questa una colpa. Si può essere grigi ma onesti, grigi ma buoni, grigi ma pieni di fervore. Ebbene On. Andreotti è proprio questo che le manca […]. Le manca proprio il fervore umano. Quell’insieme di bontà, saggezza, flessibilità, limpidità che fanno senza riserve i pochi democratici cristiani che ci sono al mondo. Lei non è tra questi”. In conclusione al suo spettacolo, in una sorta di filo conduttore che lega il passato alla nostra attualità, Cavalli riserva al pubblico un piccolo bis, per ricordare a tutti che il cancro della mafia e delle sue ramificazioni politiche sopravvive identico a se stesso, in una società civile e in una Storia che, purtroppo, hanno memoria breve.

Veronica Monaco

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