Scola a Milano compensa l’elezione di Pisapia

Finalmente qualcuno lo dice. Peraltro Paolo Farinella è un don.

5 Commenti

  1. Virginia

    ma preoccuparsi di capire cosa il card. Scola ha fatto a Venezie no? cioè è cresciuto in Cl quando aveva 20 anni (adesso ne ha 70. ha mantenuto i rapporti col movimento, ma non vi occupa ruoli ufficiali , e lì è rimasto ? 50 anni fermo al palo ? E se nel frattempo ha dialogato proficuamente con 2 sindaci di sinistra senza paraltro andare in piazza contro niente o nessuno, nè tuonare su unioni civili, se ha promosso incontri per il dialogo con i musulmani e si è detto favorevole alla costruzione di moschee, ha regalato un terreno del curia per farci costruire un campo rom , ha pranzato coi poveri e si è speso per gli operai della Vinyls non vale niente?
    ovviamente è meglio riportare la posizione di due sacerdoti di cui uno tra l'altro genovese quindi nè della diocesi di destinazione, nè della diocesi di arrivo del card. Scola che quella di tanti fra cui anche atei che da tempo si confrontano col mondo religioso come ad esempio Giulio Giorello
    "come sarà, in questo, l’impatto di un prelato intellettualmente raffinato, amante del confronto dialettico, come Scola? Giulio Giorello, che da poco ha scritto “Senza Dio. Del buon uso dell’ateismo”, si aspetta molto. Proprio in queste ore sta leggendo un suo saggio per il Mulino scritto assieme ad Adriana Cavarero. S’intitola “Non uccidere”, ed è “la dimostrazione di quanto Scola sia una persona sensibile ai temi culturali che contano”, dice Giorello. Dunque a lei Scola piace? “Non vorrei deludere qualcuno, ma sì, devo dire che mi piace molto. Parto dal saggio che sto leggendo. Scola rilegge il Decalogo e lo interpreta nell’epoca odierna, nell’occidente. E’ questo un bisogno, dice, proprio del mondo cattolico e protestante ma anche delle culture estranee al cristianesimo. Ed è proprio questa la prima sfida che Scola ha davanti a Milano: aprire la diocesi alle diversità culturali. Oggi si parla di multiculturalismo. E’ un termine che non amo. Preferisco parlare di diversità culturali. Scola ha dimostrato a Venezia e nei suoi scritti di saper accogliere queste diversità, valorizzarle e ascoltarle. Se farà così anche a Milano avrà già fatto tanto”. Poi, per il filosofo della scienza, c’è “la seconda sfida”. Quella della rilevanza del pensiero tecnico-scientifico. “Mi sembra che sotto questo aspetto Scola sia un porporato attento come era prima di lui Martini. Scola sa quanto è importante per la società non castrare il sapere scientifico. E sa quanto è doveroso dialogare con esso, cercare il confronto”. Insomma, per Giorello, Scola è il massimo che Milano possa desiderare? “In un certo senso sì. Seppure un appunto vorrei farglielo”. Quale? “Ogni tanto sento nel sottofondo del suo parlare un po’ di diffidenza verso la tradizione illuminista. E’ come se egli senta l’illuminismo come una filosofia astratta. Invece anche con gli illuministi si può dialogare. E Milano ha sommamente bisogno di questo dialogo. L’illuminismo è una filosofia concreta, ancorata agli universali concreti appunto. Non si deve aver paura di essa. Essa può essere molto di aiuto anche alla chiesa se correttamente accolta per quello che è”.
    da http://lugopress.wordpress.com/2011/06/28/rodari-… Cioè Giorello scrive su Micromega come Flores D'Arcais, ci è diventato ciellino anche lui ?
    Rispetto l'opinione di preti di frontiera come Don Giorgio o Don Piero, anche se ci vedo poco di cristiano nei toni di don Giorgio o nel lanciare crociate contro un vescovo, ma mi sembra limitativo in un post su una nomina vescovile vedere solo un bilancino politico … anche perchè quello di sindaco di sinistra vescovo di destra è un'assioma falso come dimostra la città di Torino da sempre sede di vescovi progressisti e sindaci di sinistra.
    p.s leggendo l'articolo di Don Giorgio mi veniva in mente che di recente altri si sono affrettati a prefigurare sciagure di fronte alla presa di potere di qualcuno a Milano, ma che quel qualcuno era Pisapia.. evitare di copiare dai peggiori please :)

  2. Anto

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    NotaBene. ATTENZIONE

    1. Fra poco la Curia sarà invasa dalle cavallette cielline.
    2. Si deve vigilare sui beni immobili della diocesi e delle parrocchie: c’è il rischio che siano preda dei tentacoli della piovra Cdo.
    3. Ora i preti ciellini diocesani potranno respirare, e godersi la possibilità di qualche privilegio e di posti speciali di responsabilità pastorali.
    4. Attenzione ai seminari: potranno accedervi vocazioni portate all’integralismo.

  3. Anto

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    "È vero che Tettamanzi ha “scherzato col fuoco”,
    ma a pagarla adesso è l’intera Diocesi.
    Ma noi non lo permetteremo!

    E che dire di tutte le fughe di notizie
    dettagliatissime e puntuali
    sul nome di un nomina che doveva rimanere segreta
    fino alla data del 26 giugno,
    giorno di festa per la beatificazione dei tre milanesi,
    per rispetto di una promessa fatta a Tettamanzi?

    Il nome di Angelo Scola
    – già bruciato precedentemente per diverse ragioni,
    tra cui l’età e la sua appartenenza ciellina –
    è uscito prepotentemente dopo la vittoria di Pisapia.

    Che il vaticano sia pieno di talpe lo sappiamo,
    e sappiamo anche quanto sia inaccessibile
    quando si tratta di coprire scandali, affari loschi,
    quel turpidume che da secoli alberga nella casa di Dio.

    Mi fermo per ora.
    Riprenderò il discorso e non risparmierò nessuno.

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  4. Anto

    e non solo don Paolo Prete … leggete http://www.dongiorgio.it …. ma no troverete la lettera "La Diocesi di Mialno è in lutto" …. la incollo qui
    Madre terra fratello clandestino
    LA DIOCESI DI MILANO È IN LUTTO!

    “Benedetto colui che viene nel nome del Signore”:

    così il sito della Chiesadimilano.it
    dà il benvenuto al neo cardinale.
    “Benedetto colui che viene nel nome del…”
    Ho letto bene? In nome di quale dio?

    Non può essere benedetto dal Signore
    colui che viene nel nome

    – di un vaticano che si è fatto finora inculare
    dal Porco maledetto,
    sostenuto anche dalla mafia ciellina

    – di un gioco politico di poteri occulti

    – di quella oscena diplomazia gerarchica
    che riesce comunque, col solito metodo machiavellico,
    a risistemare gli squilibri…

    il tutto per rimettere la Diocesi più grande del mondo,
    quella che ultimamente ha ricevuto un’impronta particolare
    da Martini e da Tettamanzi,
    sul binario morto di una religione
    ermeticamente chiusa all’Umanesimo.

    segue

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