Fine di un mondo

Perché mentre Londra è una Troia che brucia sembra che non si riesca a leggere un passo più in là della cronaca. Perché ci hanno educato a pensare che qualsiasi manifestazione di piazza o violenza organizzata sia o legittima o delinquenza. Ma abbiamo perso il palato per leggerne i motivi che stanno nel mezzo. Così leggere Gramellini sulla Stampa di oggi è una boccata di ossigeno.
Quando i teppisti diventano un esercito e mettono a ferro e fuoco una metropoli occidentale, significa che è successo qualcosa che non si può più combattere solo aumentando il numero dei poliziotti e delle celle. E’ il segnale di un mondo, il nostro, che si sgretola. Un mondo senza politica, senza cultura, senza solidarietà. Il teppista griffato non si rivolta per ottenere un impiego, del cibo o dei diritti civili. Reclama soltanto l’accesso agli status-symbol della pubblicità acquistabili attraverso il denaro. Dal giorno infausto in cui il capitalismo dei finanzieri ha soppiantato quello dei produttori, il denaro si è infatti sganciato dal merito, dal lavoro e dall’uomo, trasformandosi in un valore a sé. L’unico. Quel ragazzo è il prodotto di questa bella scuola di vita. Mettiamolo pure in galera. Ma poi affrettiamoci a ricostruire la scuola.

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