Il servo porcellum, abroghiamolo

Gli uomini non sono mai servi di un uomo; sono servi, se loro stessi non sanno comandare a se stessi. (Luigi Russo)

Una democrazia che non riesce a svolgere il più ampio dovere di rappresentanza è una democrazia che nei fatti non esiste. Che sta tutta nelle parentele o nelle amicizie filamentose dei segretari di partito, che si articola e nutre della promiscuità di relazioni che non hanno nessun collegamento con la gente e meno con la pubblica amministrazione: relazioni che si giocano nel catino dei servetti che si arrampicano sul vicino per provare a non annegare. Il Parlamento italiano di nominati e senza eletti è la più grande anomalia di questi ultimi anni di politica (minuscola) di oligarchie dedite, ognuna, al proprio faraone. Senza distinzioni tra destra e sinistra, senza il dovere e le meccaniche della trasparenza. Un ring di ricattabili che sono forti e schiavi della propria ricattabilità in un cerchio (per niente magico) di silenzi scambiati che chiamano partito. Ho visto servi con gli occhi brillare mentre nobilitavano il proprio servilismo rivendendolo come ‘spirito di servizio’, conosco deputati o senatori che non prenderebbero una manciata di voti nel proprio condominio ma sono capitati nel posto giusto al momento giusto per vendere caro quel momento. Conosco centinaia di compagni (e amici) che sanno che senza cordone ombelicale non potrebbero nemmeno provarci, a fare Politica (quella maiuscola). E allora non c’è modo migliore per condannare il peccato morale della servitù volontaria che abrogare la legge elettorale con il referendum promosso da SEL (e IDV). Servono 500.000 firme entro settembre (quando forse il PD avrà preso una bozza di decisione) e tutte le informazioni le trovate sul sito del comitato referendario.
Almeno i topi ritorneranno da dove sono venuti.

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