PISANOTIZIE recensisce lo spettacolo NOMI COGNOMI E INFAMI

“Nomi, Cognomi e Infami”, Giulio Cavalli al settembre sangiulianese

“Storie di mafia, di camorra e di chi ha scelto di non piegarsi agli uomini d’onore”, questo il sottotitolo del monologo andato in scena sabato nella cornice dell’Anfiteatro ex Cava nord-est. All’iniziativa promossa da Avviso Pubblico, Coordinamento Enti locali per la legalità e Libera, presente il magistrato Ettore Squillace Greco

Si definisce “un Arlecchino” Giulio Cavalli, ospite del settembre sangiulianese con il suo lungo monologo su “Nomi, Cognomi e Infami”, nella serata organizzata con Libera e Avviso Pubblico.
E un Arlecchino – dice – non fa politica: un Arlecchino tutt’al più racconta storie, storie di gente normale, che si è trovata al centro di vicende eccezionali; e vale la pena raccontarle perché “contro le mafie la parola funziona” sostiene Cavalli.

È appunto su questa certezza che si basa il monologo, che prende le mosse dal caso di Rosario Crocetta, sindaco di Gela, comunista e dichiaratamente omosessuale, ma soprattutto nemico giurato della mafia, tanto da licenziare, all’inizio del suo mandato, la moglie del boss, impiegata, chissà come, in Comune. E la mafia a Gela c’è ed è perfino doppia perché, oltre a Cosa Nostra, è presente anche la Stidda. È proprio questa organizzazione criminale a organizzare nel 2003 un agguato per uccidere il primo cittadino gelese durante la processione dell’Immacolata dell’8 dicembre, un agguato sventato grazie alle intercettazioni telefoniche: Cavalli ci regala qualche momento esilarante raccontando come il killer lituano Minius Marius Denisenko promettesse ai mandanti un lavoro “alla corleonese”.

Se ci fa ridere Cavalli, non è certo per distrarci o per rimuovere la tragicità dei fatti: tutt’altro. Si può dire che usa il riso alla maniera dell’umorismo di Pirandello, per farci riflettere sul fenomeno e mettere in luce la stupidità dei grandi capi di mafia, presentati magari in qualche serie televisiva come eroi. In fondo « ridere di mafia è una ribellione incontrollabile ».

Dove invece si ritiene, a torto, che la mafia non esista è al nord: in Lombardia per esempio, a Milano, o a Lodi. Ma Cavalli demistifica questa convinzione raccontando la storia di Michele Sindona, e poi di Roberto Calvi e di Raul Gardini, e rendendo omaggio alla memoria di Giorgio Ambrosoli. Forse i lombardi, i milanesi, di questa storia non si sono accorti, ma si è svolta proprio lì, in quelle terre dove si dice che la mafia non esista e dove si verificano invece eventi e situazioni, anche più recenti, che ne attestano la presenza.

Il monologo di Cavalli prosegue poi con il ricordo di don Peppe Diana, di Pippo Fava, e infine di Bruno Caccia, il magistrato torinese ucciso da sicari della ‘Ndrangheta, il 26 giugno 1983, una domenica, mentre portava a passeggio il proprio cane: a lui è intitolato un cascinale a San Sebastiano da Po, in provincia di Torino, sequestrato alla famiglia Belfiore e gestito oggi dall’associazione Libera.

Lo spettacolo, infatti, vuole anche essere un omaggio a tutti coloro che si oppongono alla mafia, da Libera a Addio Pizzo, ai semplici cittadini che trovano il coraggio di resistere, a quanti credono che la parola possa diffondere consapevolezza, coscienza, responsabilità, e dunque costituire un efficace antidoto al potere mafioso.

Cavalli riesce a coinvolgere il pubblico con uno spettacolo provocatorio e vibrante, con una sapiente regia degli applausi e delle risate, con un eloquio veloce e avvincente: alla fine convince anche noi che la parola abbia il potere che lui le attribuisce, a patto però che si riesca a dirla con il suo entusiasmo e la sua passione. L’impegno antimafia tuttavia – è bene non dimenticarlo – è costato caro a Cavalli, che è tuttora sotto scorta, e non nasconde di temere per la sua vita e soprattutto per la sua famiglia.
A presentare la serata, il sindaco di San Giuliano Terme, Paolo Panattoni, l’assessore alla legalità Fabiano Martinelli, e l’assessore provinciale Gabriele Santoni, i quali hanno ricordato l’impegno delle amministrazioni pisane nella lotta alla mafia, che si concretizza ogni anno con il sostegno alle cooperative che operano nelle terre confiscate.

Presente anche il magistrato Ettore Squillace Greco, impegnato da anni sul fronte antimafia, che ha volontariamente evitato di parlare delle problematiche su cui abitualmente lavora, concedendosi invece la libertà di raccontare una storia: la storia di un omicidio di ‘ndrangheta che ha visto protagonista un suo compagno di scuola, una persona normale che si è trovata coinvolta in una storia eccezionale, in perfetta sintonia con i racconti di Cavalli.

Il prossimo appuntamento con i temi della legalità, con l’associazione Libera e con Avviso Pubblico, è fissato per sabato 8 ottobre: sono previsti incontri con gli studenti, workshop e dibattiti, oltre a una partita di calcio in cui si sfideranno la Nazionale Italiana Magistrati e la Nazionale Italiana Sindaci.

http://www.pisanotizie.it/news/news_20110905_monologo_giulio_cavalli_settembre_sangiulianese.html

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