Bottega, dieci anni e non sentirli

DA IL CITTADINO

Un’esperienza unica, col cuore a Tavazzano, che ha prodotto opere di spessore e denuncia 

Nel 2001 nasceva l’avventura teatrale di Cavalli e Mozzato

Due pizze, due birre e un’Italia-Corea che schiamazza in sottofondo. Con gli uomini stilizzati che si muovono sullo schermo di un computer. Perché chi «costruisce» sogni su un palco, anche lo sport nazionale lo vive solo attraverso la finzione di un videogioco. Si potrebbero raccontare così i primi vagiti della lodigiana Compagnia dei Mestieri Teatrali, dieci anni compiuti quest’anno, oggi di stanza al teatro Nebiolo di Tavazzano. Ventre creativo da cui sono nate esperienze come il Carro Poetico (40 date in altrettanti comuni del Lodigiano) o spettacoli come Linate 8 ottobre 2001: la strage e Do ut des, riti e conviti mafiosi.«Dieci anni che pesano – dicono loro – come le cose importanti». Dieci anni in cui sono passati, sopra e sotto il palco, più di cento persone; dieci anni che hanno visto nascere e morire qualche decina di personaggi nati sotto le maschere delle commedia dell’arte o ai margini delle storie di cronaca . Come è successo per Bambini a dondolo, favola amara che piglia a morsi la civiltà dell’Occidente raccontando il saccheggio inumano del turismo sessuale nel Sudest asiatico, scritto e portato in scena da quel Giulio Cavalli, classe 1977, lodigiano d’origine, che sul palco in veste d’attore c’era salito da poco. Un’avventura («Negli anni siamo stati chiamati in ogni modo, da Bottega dei Maestri a Bottega degli Orrori a Bottega dei Misteri» scherza lo stesso Cavalli) che nel suo dna porta scritto il nome della città di Lodi, dove fu fondata da una costola di una prima compagnia (Le Teste di Legno, nata nei locali della Casa del popolo da Marco Mozzato, Emanuele Luni, Stefano Maj, Laura Belloni, Amalia Nichetti per citarne alcuni). Poi l’incontro tra Marco Mozzato e Giulio Cavalli e l’idea di fondare una compagnia professionale in un ufficio («un ufficio senza riscaldamento che d’inverno ti lasciava le ginocchia a pezzi») in via Cavalieri di Vittorio Veneto, San Grato. «Mandavamo anche 8mila fax alla volta, uno per ogni Comune d’Italia, con le proposte degli spettacoli» racconta Mozzato. Il debutto in città? Lo spettacolo ideato da Marco Mozzato e messo in scena nella cornice della Piarda Ferrari, sulle sponde dell’Adda. Era il 2001 e la neonata Bottega cercava conferme. «Quando abbiamo detto all’ex assessore alla Cultura Paola Tramezzani che volevamo fondare una compagnia professionale, ci ha risposto che sarebbe stato impossibile – ricorda Cavalli – ma poi ci ha dato fiducia come altri dopo di lei, da Mariapia Bellinzoni, a Roberto Ferrari (ex assessore a Casalpusterlengo) ad Andrea Ferrari». Perché se a dieci dalla nascita, i bilanci sono d’obbligo, il «grazie» va a tutta la città che li ha visti nascere e crescere, «e al quotidiano “Il Cittadino” che ci ha sempre seguito». Da San Grato al palco del Teatro Piccolo di Milano (dove Cavalli ha debuttato nel dicembre 2006 con Linate 8 ottobre 2001: la strage, scritto a quattro mani con il giornalista de «Il Cittadino» Fabrizio Tummolillo), i ricordi e le avventure s’incastrano uno nell’altro. Come l’iniziativa del Bus Abile, fatta in collaborazione con il Lausvol di Lodi e in cui la Star regalò alla compagnia un vecchio pullman di linea da scenografare con i ragazzi di una comunità. «Un lavoro bellissimo che però non vide quasi nessuno – sottolinea Stefano Maj, oggi responsabile tecnico del Nebiolo, prima attore e amico -: il giorno in cui doveva essere presentato non partiva. Arrivammo solo alle 20 quando la manifestazione stava ormai finendo». Tra gli spettacoli degli esordi anche È arrivato Godot di un altro lodigiano, Mirko Volpi, e Pulvere de Katabatù, scritto da Giulio Cavalli con protagonista Fanfulla da Lodi, interpretato dal veneziano Alberto Villa, eroe moderno che si salva per la gran polvere dalla battaglia con «li franzesi». E che segnò la consacrazione per la compagnia nel cortile del Teatro alle Vigne di via Cavour a Lodi. «Eravamo così “cialtroni” che non correvamo mai il rischio di prenderci troppo sul serio – racconta Cavalli -. Alla prima alle Vigne incollammo la spada che Fanfulla doveva sfoderare in scena». Erano i tempi in cui scenografia e consulenze erano affidati a nomi come Cristoforo Colon e Gugliemo Scuotilancia, ovvero Colombo e Shakespeare; giochi di finzione solo per dire che di soldi per gli specialisti non ce n’erano.Tanti i volti degli attori che sono passati nel laboratorio della Bottega (oltre ai già citati anche Cinzia Bregonzi, Paola Rusconi, Simona Giovanetti, Paola Scalas, Erika Nagel, Stefano Tassi, ma l’elenco è lungo), le professionalità (quella di Paola Vicari, organizzatrice e oggi referente del Nebiolo, che dai banchi della Paolo Grassi di Milano è arrivata a Lodi per la Bottega) e gli incontri che hanno lasciato il segno (tra i primi estimatori Paolo Rossi, che ha curato la supervisione artistica di Kabum, come un paio di impossibilità!, la guerra dei partigiani raccontata allo “scemo” del villaggio). Fino alla storia recente d’impegno civile con il debutto al Piccolo dello spettacolo sulla strage di Linate, l’emozione della Genova di Piazza Alimonda con Re Carlo non torna dalla Battaglie di Poitiers (sulla morte di Carlo Giuliani), la pièce sull’opera di Primo Levi (scritta con Fabio Francione) e la lotta antimafia, che da Do ut des, Riti e Conviti Mafiosi (con l’appoggio congiunto dei Comuni di Lodi e di Gela) è passata per A cento passi dal Duomo e Nomi, cognomi e infami. E che ha portato al regista e fondatore della compagnia, Giulio Cavalli, minacce e la scorta dello Stato. Tra le ultime produzioni, L’innocenza di Giulio (sulla vita dell’ex presidente delconsiglio Giulio Andreotti) e, nel mezzo, i successi raccolti sotto l’egida di un grande del teatro italiano come Dario Fo, che ha concesso alla Bottega di rivisitare il suo L’Apocalisse rimandata – Benvenuta Catastrofe, portato in prima nazionale al Teatro Festival Napoli Italia nel 2009. Delle pizze e l’ufficio senza riscaldamento, oggi però è rimasto molto. «Sono rimaste la nostra coerenza e la nostra onestà sul lavoro – assicurano loro, che dal 2007 gestiscono la stagione del Teatro Nebiolo di Tavazzano, dopo avere lasciato gli uffici di via Borgo Adda a Lodi – e il non avere mai mediato». E, tra i propositi dei prossimi dieci anni, c’è quello di continuare a non farlo. Rossella Mungiello

Una tre giorni in scena per ricordare e ripartire 

Un viaggio su e giù sul palco, tra la sala del Nebiolo di via IV Novembre e il Parco Collodi di via I Maggio. Un programma fitto di incontri e di re-incontri, dove tra un brindisi e l’altro la Bottega conta di riunire a sé quanti hanno scritto con la loro arte un pezzetto di storia della compagnia. Il sipario sul cartellone di eventi messo in programma per il decennale della Bottega si aprirà domani sera alle 21.15 al Teatro Nebiolo con la proiezione di video sui dieci anni di attività e il benvenuto al pubblico di Giulio Cavalli, preceduto da brindisi e torta. Secondo “nodo” della serata, alle 22, la commedia dell’arte portata in scena da una Bottega dei mestieri teatrali “vecchio stampo” grazie agli ospiti che hanno scelto di tornare a calcare le scene per concorrere all’omaggio. Anche sabato spazio al palco e alla riflessione, con la lettura di Giulio Cavalli alle 18 (nello spazio all’aperto davanti al Teatro Nebiolo) e lo spettacolo di teatro di strada Nella pancia della torre a cura di Progetto Nur. La festa della Bottega, però, punta a coinvolgere tutto il paese di Tavazzano che dal 2007 ospita la compagnia nel teatro Nebiolo. Per questo, domenica pomeriggio, saranno i confini esterni della struttura di via IV Novembre e il parco Collodi – via I Maggio a popolarsi di personaggi tradizionali delle fiabe e dei sogni. Dalle 15.30 alle 16.30 ci sarà l’animazione teatrale per bambini Il bibliotecario e il mostro dei libri, a cura di Ditta Gioco Fiaba a dare il ritmo al parco Collodi, a cui seguirà la merende per tutti dalle 16.45 alle 17.30. Dalle 18 in poi, invece, saranno le note della Contrabbanda ad animare l’esterno del Nebiolo per un epilogo in crescendo. «Quando siamo nati dieci anni fa la Bottega dei mestieri teatrali era la carta intestata di un sogno – dice Giulio Cavalli, direttore artistico e tra i fondatori – : A Lodi, impossibile. Ci dicevano. I teatranti (e ancora peggio i parateatranti) sono stregoni sempre inclini a tarpare le ali». R.M.

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