I referendum come timone

Mentre a Firenze discutiamo di buone pratiche e di beni comuni con i tanti amministratori che resistono più ad una crisi politica prima che economica si accende una riflessione collettiva sui referendum. Perché non ci sono solo le firme da raccogliere per abolire il porcellum (che non può bastarci come soluzione ma ha senso solo se è la pars destruens necessaria per scrivere una legge elettorale che rispetti il senso pieno della rappresentanza) ma soprattutto c’è da applicare i referendum già scritti e votati. Referendum che non sono una vittoria della partecipazione che abbassa la serranda alla sera. E quel risultato chiede (anzi, impone) alla politica di declinarne i risultati in atti, di difendere quella volontà con i denti e raccontare in modo chiaro che forma ha quel risultato. Da Milano, al Pirellone fino al paese più minuscolo. Ora i referendum sono il timone.

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