Ciao Matteo

di Maurizio Crosetti

Diego Fuser me lo ricordo che correva tanto e bene, in quell’ultimo Toro dei ragazzi del Filadelfia. Poi andò al Milan, finivano quasi tutti lì, come Lentini, un altro che ha fatto a cazzotti col destino. Sconti per nessuno. Ora a Fuser è morto un figlio, Matteo, al Regina Margherita che è l’ospedale dove noi torinesi facciamo curare i nostri bambini che quasi sempre nascono lì vicino, al Sant’Anna: è un quartiere pieno di piccolini. Il Regina Margherita ha le pareti colorate, la facciata rosa e azzurra, sembra disegnato da un bimbo. Matteo aveva solo 15 anni, stava male dalla nascita. Perché poi pensiamo sempre, chissà perché, che questi ragazzi famosi e bravi col pallone, il sogno di noi tutti al campetto dietro la centrale elettrica, insomma pensiamo sempre che siano immuni dal dolore, e lo so che è una scemenza però lo pensiamo. I soldi, le donne, il pubblico, anche se tutto finisce così in fretta. Non conoscevo bene Fuser, non l’ho mai più visto però lo abbraccio, non potendo neppure immaginare il suo strazio. E’ così bello uscire dall’ospedale con un figlio piccolo in braccio, o nella culla mentre dorme, piccolo e sano, poi si va al parcheggio e si carica sul seggiolino, ma piano, con attenzione, come per paura che si rompa. I nostri figli di cristallo, le nostre vite di carta.

Matteo, il tuo papà a pallone era fortissimo.

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