Code, ticket e la differenza tra le parole

Avevamo chiesto all’assessore di applicare una moratoria sulla ‘rivoluzione’ delle esenzioni ticket in Lombardia. Mica per grandi sofismi ma almeno per le centinaia di persone in coda agli sportelli e per gli impiegati ingolfati da code che si impigliavano nelle porte. Anche perché in coda ci sono gli anziani, i malati e (per limiti di reddito) quelli che non se la passano troppo bene. E perché una politica solidale passa anche dal rispetto per le fragilità di questo nostro Paese che dovrebbero sentire di non essere destinati al macero della solitudine e dei numerini scritti in piccolo sotto norme che nessuno si prende la briga di spiegargli. Non ci interessava se fosse una mozione, un ordine del giorno o che forma volesse, potesse avere. Solo rispetto per quelle code. L’assessore aveva morbidamente promesso “flessibilità”, che è una di quelle parole che ultimamente vengono usate appena prima che arrivi una fregatura. Oggi veniamo a sapere che finalmente (grazie anche all’azione ferma e finalmente unita dei sindacati) la flessibilità è diventata possibilità di autocertificazione e integrazione con la tessera sanitaria. Che è esattamente quello che chiedevamo noi. E siamo contenti che sia finita così.

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