Seduta sulla crisi industriale lombarda – Liveblogging

07.43

Vince Maroni. Per le analisi c’è tempo.

22.52

alessiobau
RT “@uambrosoli Quello che ho detto a mio figlio, stasera, è che certe battaglie sono giuste anche se si perdono” – Grazie lo stesso.
26/02/13 22:48

22.32

Il risultato di Ambrosoli è il miglior risultato degli ultimi 18 anni. Questo è da considerare.

18.24

Intanto Albertini è al 4% e il dato è interessante: perché nella sua Milano prende solo un punto in più e lo spazio mediatico (e politico) che gli è stato concesso è assolutamente sproporzionato rispetto alla realtà dei fatti. Forse piuttosto che inseguire voto disgiunto sarebbe stato il caso di creare un voto giunto su pochi e chiari obiettivi. O no?

18.21

SEL palleggia intorno al 2%.

18.19

Si parla di 4 punti di distanza. Di vittoria per Maroni in tutte le province tranne Milano. Con la Lega in calo, tra l’altro. 4 punti di distanza non sono filo di lana, sono una fune.

18.08

Non è la crisi della politica: è una sconfitta. Perché se qualcuno ha preso più voti di noi significa che la politica esiste ed è in salute. Non mi piace per niente questa postura di certa sinistra (sempre intelletualoide e un po’ masturbatoria) di credere in continuazione che il mondo non riconosce le nostre qualità. Perché forse non siamo più capaci di sentirlo, il nostro mondo.

18.01

Il trend è chiaro: Maroni è in testa. Se non è bastato tutto quello che è successo in questi anni in Lombardia significa che le garanzie giudiziarie non bastano, servono garanzie politiche. E la voglia e il coraggio di prendere posizioni piuttosto che inseguire moderatismi.

17.59

Lombardia, primo commento di Ambrosoli alle 18.30 – Umberto Ambrosoli commenterà i risultati delle prime proiezioni delle elezioni regionali alle 18.30 nella sede del suo comitato al Teatro Litta a Milano. Subito dopo si sposterà al Pirellone per le dichiarazioni ufficiali una volta pubblicati i dati definitivi dello scrutinio.

17.21

Mi scrive Adriano:

Inutile descrivere il mio stato emotivo. Orrore e rabbia credo siano condivisi da tutti.

Pero’ credo che ci dobbiamo sentire in colpa per un motivo. La legge elettorale non conta, si poteva.vincere anche cosi: 

Non siamo stati pop.

Vi invito a non storcere il naso a questo termine. Abbiamo lasciato che fossimo un insipido gruppo che non era. Non era il voto di protesta, non era berlusconi. Ci siamo presentati come  L italia non sbagliata.

Credo che avremmo dovuto osare di piu’ ed essere cio’ che il concetto di sinistra odierno ci chiede di essere. Sono cambiate le categorie, i bisogni di pancia della gente. 

La richiesta di rinnovamento e l ‘atteggiamento da “scintilla negli occhi” e’ quello che oggi ci si aspetta. 

Non dobbiamo copiare 5 stelle.

Ma dobbiamo capire che quello che lui chiede e’ cio’ che chiede la nostra gente di sinistra. Dobbiamo riappropriarci di alcuni temi al costo di perdere qualcosa (anche dal punto di vista finanziario E di apparato). 

Sono un consigliere comunale di SEL e ho 20 anni. Il movimento giovanile che mi sostenne alle elezioni ha votato in massa grillo. Non sono riuscito ad evitarlo e nemmeno a biasimarli. 

Non tutti hanno una cultura di sinistra alle spalle che gli fa votare con affetto certi simboli, ma tutti hanno una voglia matta di POTER DECIDERE Sui NOSTRI temi: ecologia, scuola, piu’ partecipazione e onesta’.

Ho votato Giulio Cavalli perche’ ha la scintilla negli occhi e sento che le mie paure sono le sue paure. Che la mia indignazione e’ la sua indignazione. Che la mia voglia di determinare il giusto e’ la sua. Ho votato lui perche’ l ho sentito vicino. Ho votato lui perche’ convinto

Ma Giulio Cavalli e’ uno dei pochi. Per vincere dovevano essere molti di piu’.

16.36

Mi scrive Franz, un amico:

Ma come si spiega un tal seguito per Roberto Ernesto, dopo tutto quello che è successo? Va bene il serbatoio di voti bergamasco/bresciano, però… Dov’è finito il vento del 2011 che ha portato Pisapia a vincere su Moratti? Non capisco. Sono molto scosso. Da ieri (soprattutto dalla mia regione, quando ho visto i soliti “lombardi che protestano” come direbbe Vinicio) ma anche da oggi dove il voto per Ambrosoli non decolla.
 
Comunque ho votato te, con nome e tutto :) e la cosa importante è che sia stato un voto convinto. Questo me lo porto dietro come cosa preziosa. Tutto il resto, si ricucirà.
 
Buon lavoro!
Forse il vento di Milano non è perso. Anzi, a Milano Ambrosoli credo che vincerà, il problema resta una regione che non ha bisogno di una visione milanocentrica ma una visione lombarda. Ecco.

16.20

Il vento è per Maroni, non nascondiamoci. Ma attenzione: le sezioni scrutinate sono 79 su 9.233. Eviterei di lanciarsi in analisi, allarmi o dalla finestra, eh.

16.11

De Corato: al Parlamento dal ’94, l’ex vicesindaco resta al palo perché Fratelli d’Italia non ottiene il quorum per mandare senatori dalla Lombardia a Roma. Per lui resta però aperta la battaglia per emigrare in Regione e soltanto i dati di oggi potranno svelare se gli si aprono le porte del Pirellone.

16.01

A proposito di calma: Cacciari dice che quelli del PD sono “teste di cazzo” e che era meglio Renzi.

15.58

Mi scrive Nicola D’alvianoQuesto può essere vero, tuttavia se la legge elettorale truffa fosse stata modificata con una campagna adeguata invece di usare furbizie falsamente ispirate a Machiavelli e desolanti, il centrosinistra sarebbe forza i governo e non ostaggio di una legge eversiva e costruita volutamente e su misura da una truppa di eversori che comunque riflettono una parte della società Italiana e particolarmente di quella lommbarda esclusa Milano.

Forse vale la pena pensare che questa legge elettorale avrebbe dovuto essere una priorità per la politica nazionale.

15.56

Lo possiamo dire, sulle nazionali e ora vedremo sulle regionali, il progetto del centrosinistra è fallito nella rappresentanza e nell’ascolto. Senza nascondersi dietro a sofismi o sterili ottimismi. Ora con calma vediamo i risultati ma poi sarebbe il caso di aprire una riflessione perché qualcuno ha letto troppi sondaggi e fatto troppa poca politica.

15.50

Prime proiezioni. Pochi dati. Maroni al 51.

01.32

Il Consiglio é finito all’1 nonostante fosse convocata alle 24 per fare passare la legge-famiglia. Impugneremo la legge.

22.57

la contromossa di Formigoni per il San Valentino di tutti. Da leggere.

21.55

Ancora in Consiglio. Continuiamo l’ostruzionismo sulla discriminatoria legge Harlem antikebab.

15.16

Manca ancora il numero legale.

15.15

Formigoni perde la testa e convoca i dipendenti per arginare il kiss-in. Paga gli straordinari per una pomiciata omofoba.

12.34

I No Tav sono contro i pendolari! Sappiatelo. Parola dell’assessore Raffaele Cattaneo

12.26

I banchi della maggioranza durante la discussione della legge antikebab. Fuori manifestano i lavoratori. Qui la foto

12.12

Il punto della legge antikebab é culturale prima che commerciale: discriminazione come unico antitodo.

11.01

Mentre la Lega propone la boiata anti kebab l’Assessore al commercio Maullu non c’è. Lo raccontano perplesso Roberto Formigoni.

10.56

Ecco tutte le info sulla legge ‘Harlem’ che stiamo discutendo. link

10.49

Gibelli (Lega Nord) chi non vuole la legge anti kebab é un’ipocrita senza precedenti.

10.36

Per capire di cosa stiamo discutendo qui il tutti i documenti

10.36

La legge Harlem della Lega è incostituzionale perché non rispetta l’uguaglianza e non è competenza regionale

10.31

Si discute della legge Harlem della Lega contro kebab e simili. Ovviamente incostituzionale.

10.28

Formigoni sorridente ci illustra il rimpasto dicendo di avere trovato la quadratura del cerchio. Ci ha messo 20 anni.

17.19

Sospeso l’iter per la discarica di Cappella Cantone. Quella della mazzetta di Nicoli Cristiani

16.14

Passata la mia mozione per i lavoratori del Binario21. Ora serve un tavolo nazionale.

15.54

Si discute della mia mozione per i dipendenti ex wagon-lits del binario21

12.36

Approvata mozione per finanziarie le “vie d’acqua”.

11.11

Il bluff della Lega è già svelato. La Lega ruggisce in piazza ma qui bela timida timida

10.43

Una voce leghista in sala fumatori: pochi di noi manderebbero a casa Formigoni, bisogna recuperare le spese elettorali

10.36

Nn possiamo essere timidi e aspettare l’occasione. Dobbiamo osare. Lo chiedono i lombardi

10.15

Ho chiesto conto in aula al presidente Boni (Lega) dei ruggiti su Formigoni via twitter Al solito nei palazzi la Lega bela.

10.13

Davide Boni (lega): ‘Siamo pronti ad obbedire a Bossi e lasciare il Pdl in Lombardia’ Fatti non pugnette!

09.59

Se ho letto bene i giornali oggi la Lega manda a casa Formigoni. O no?

11.21

Ah, la Minetti non è in Aula. Sarà andata all’UDC?

11.16

Intervieniamo noi e gli stiamo ricordando la questione dei servizi idrici e il referendum.

11.09

Ah, il capogruppo del PDL non c’è. È alla maratona di New York.

11.00

Sala PDL vuole darci una grande notizia: il Governo settimana scorsa ha votato all’unanimità uno statuto sulle imprese. Ah, beh.

10.54

Altro che Kafka. Qui stiamo discutendo un documento programmatico scritto due anni fa. Alieni.

10.46

Nei corridoi del Consiglio due UDC si lamentano: la Carlucci la candideranno in Lombardia, uff.

10.36

UDC: facciamo qui la nostra parte piuttosto che aspettare le notizie sul Governo. Parlano già da leader.

10.35

Ah, dimenticavo. Ovviamente Formigoni non è in Aula.

10.17

Si discute del Documento Strategico Annuale. Ma tutte le orecchie sono a Roma. Facce tristi in giro.

17.25

Si vota. L’argomento è chiuso. C’è bisogno di cambiare. In fretta. Il nostro ordine del giorno lo trovate qui.

17.18

Un’altra note dai lavoratori: la vicenda Italtel

Scheda  ITALTEL 

I dipendenti al 31-3-2010 

1446 a Castelletto di Settimo Milanese (MI),

209 a Carini (PA),

238 a Spinacelo (Roma).

Altre sedi estere: oltre un centinaio di persone (173).

In totale i dipendenti Italtel In Italia sono 1904. Di questi,113 sono dirigenti.

Dei 1904 dipendenti Italtel:

1080 sono ricercatori. (830 a Castelletto 200 a Carini, una cinquantina a Roma).

Nel 2004 Italtel ha acquistato un’azienda di 500 dipendenti (ONE-ANS) che opera nel mercato della sicurezza delle reti informatiche rivolto anche alla pubblica amministrazione (350 a Castelletto, 150 a Roma). Oggi One-Ans è completamente integrata nelle attività Italtel; la maggior parte di queste persone opera in maniera stabile dal cliente (Vodafone, Wind, Telecom, banche, pubblica amministrazione), Dalla data dell’acquisizione oltre la metà dei dipendenti di One-Ans ha dato le dimissioni dall’azienda.

Fatturato

2008:  è stato di 467 milioni di euro. L’indebitamento è sceso da 500 milioni di euro del 2000 a 234 milioni di euro del 2008

L’EBITDA  è sceso da 90ML€ del 2007 a circa 79ML€ nel 2008

La perdita netta è salita da 24 a 58 milioni di euro. 

I ricavi sono calati soprattutto per i minori investimenti di Telecom.

2009: il fatturato di Italtel nel 2009 è stato di 405 milioni di euro. L’indebitamento è aumentato  passando da 234 milioni di euro del 2008 a 269 milioni di euro del 2009.

L’ EBITDA è sceso a 35,7 ML€. Telecom a fine 2009 ha ulteriormente tagliato il fatturato di 50ML€.

2010: aumento del fatturato a 422 ML€. L’indebitamento è sceso a 230€. L’EBITDA è salito a 50,5 ML€. A fine aprile avremo a disposizione la situazione degli organici. Nei primi tre mesi del 2011 hanno lasciato la società 49 persone.

Il problema è che da 10 anni i fatturati di Italtel sono “al palo” e la responsabilità è senza dubbio dell’assenza di strategia  industriale del MANAGEMENT aziendale,

Dal punto di vista finanziario, nei primi mesi del 2010 c’era un duplice problema: il rifinanziamento del debito da parte delle banche e la ricapitalizzazione della società da parte degli azionisti (Telecom, Cisco e fondi americani). Telecom Italia e Cisco hanno rifinanziato per 35 milioni di euro a testa, i fondi americani non hanno rifinanziato, le quote azionarie non sono variate).

A giugno 2010 uno dei creditori di minoranza di Italtel, (GE Interbanca) ha posto forti condizioni per accettare il rifinanziamento. Per un paio di giorni sembrava che l’Azienda rischiasse realmente il fallimento. Dopo un impegno aggiuntivo dei due azionisti (Telecom Italia e Cisco), le banche creditrici concedono il rifinanziamento. Al 29 giugno però ancora alcune banche che detengono il 6% del debito non hanno concesso il rifinanziamento, ottenuto poi a luglio, di 340ML€.

Prodotti/punti di forza: eccellenza delle tecnologie e quota mercato italiano.

Italtel infatti detiene circa il 74% dell’installato della rete fissa Telecom in Italia. Ha realizzato la rete interdistrettuale di Telecom Italia e la rete Fastweb in standard IP (Internet Protocol).

Inoltre Italtel ha sviluppato una tecnologia all’avanguardia, softswitch, per il passaggio rapido dalle reti tradizionali di fonia a quelle nuove IP, che possono veicolare contemporaneamente le telefonate, internet e la televisione.

 

Mercati: oltre al mercato italiano, siamo presenti in Spagna, America Latina (in particolare Brasile e Argentina), e nuovi mercati/clienti importanti come France Telecom, Cegetel, Belgacom, Cable e Wireless, in Grecia con Tellas e On Telecom. Inoltre Vodafone Romania  e oggi si sta puntando su Algeria e Libia.

ITALTEL dagli anni Ottanta ad oggi

Dopo il rilancio degli anni 80, con la riconversione dall’elettromeccanica all’elettronica ed il successo delle centrali UT, e dopo diversi accordi strategici con altri partner tecnologici, per Italtel inizia una serie di dismissioni di attività e cessioni di rami d’azienda, che porterà al drastico ridimensionamento dell’azienda pubblica di telecomunicazioni, fino alla sua privatizzazione, ed alla vendita ai fondi nel 2000.

Il ridimensionamento della piu’ grande azienda di telecomunicazioni del paese avviene attraverso la chiusura di siti industriali e la riduzione dei dipendenti dai circa 30000 degli anni ottanta agli attuali circa 2000. Si ricorre a riconversioni, percorsi di formazione, e ad un grandissimo uso di cassa integrazione e prepensionamenti;

Nel 1999, poco prima della vendita ai fondi, avviene la cessione del GSM a Siemens, ed Italtel concentra le sue attività sulle reti fisse.

Nel 2000 il pacchetto azionario e’ detenuto per quasi il 60% da fondi di investimento per il 20% circa da Cisco e il restante 20% circa e’ in mano a Telecom Italia.

L’acquisto avviene tramite prestito bancario, mettendo il debito a bilancio Italtel. Con questa operazione Italtel si ritrova con un debito enorme da ripianare e cospicui interessi annui da pagare.

Inizia una gestione prevalentemente finanziaria dell’azienda.

Nel 2003 viene effettuata la vendita degli immobili di Milano.

Nel 2004 Italtel acquista l’intero capitale sociale di ONE-ANS SpA, società specializzata nello sviluppo e nella fornitura di servizi di system integration per il controllo e la gestione di reti integrate o infrastrutture complesse.

Nel 2006 il cda approva il progetto di quotazione sul Mercato Telematico Azionario di Borsa italiana e la domanda di ammissione alla quotazione e poi rinuncia. Il mancato ingresso in borsa impedisce il realizzo per i fondi.

Arriva la crisi di mercato, con un forte aumento delle perdite nel 2008. Il fatturato passa da 543 ML€ del 2007 a 467 ML€ del 2008.

A primavera del 2009 cominciano i licenziamenti di alcuni dirigenti (negli ultimi 18 mesi sono circa 50 i dirigenti che hanno lasciato l’Azienda, la maggior parte non volontariamente).

Per evitare nuovi esuberi, nel Giugno 2009 viene siglato un accordo sindacale, che prevede il ricorso ai Contratti di Solidarietà estesi a 1400 dipendenti (1200 fanno ½ giornata ogni 15 giorni e 200 solo le settimane intere) e l’uscita in mobilità con accompagnamento alla pensione. L’accordo si riferisce al periodo luglio 2009-dicembre 2010.

A dicembre 2009 Telecom Italia riduce di 90 milioni il fatturato previsto su due anni. Sono 222 gli impiegati che lasciano l’azienda nel corso del 2009.

L’8 gennaio 2010  Italtel  dichiara 400 nuovi esuberi (per effetto dei tagli sul fatturato di decine di milioni di euro da parte di Telecom Italia) che si sommano ai 450 già dichiarati del biennio 2009/2010 e gestiti con un accordo siglato a giugno 2009. L’annuncio avviene senza addentrarsi in particolari perché al momento il piano non è stato ancora presentato al CdA.  Italtel dichiara anche che una sede “periferica” verrà chiusa (a fine 2010, dopo molti incontri, l’azienda comunicherà che rinuncia alla chiusura della sede di Roma).

Il 16 marzo l’azienda, dopo il fallimento delle trattative con il sindacato, annuncia il ricorso alla CIGS per 400 persone e il 1 aprile disdetta l’accordo sui contratti di solidarietà che era stato siglato meno di un anno prima.

L’8 aprile circa 170 persone in tutto il gruppo ricevono tramite una e-mail la comunicazione di sospensione in cassa Integrazione a zero ore a partire dal 12 aprile per sei mesi. Una settimana dopo la stessa cosa avviene per altre 170 persone.

In totale i lavoratori sospesi sono 341 in tutto il gruppo. A Settimo Milanese i cassintegrati sono 212. Molti sono i lavoratori monoreddito, le donne, i lavoratori con handicap. La cassa integrazione colpisce trasversalmente quasi tutte le categorie professionali; anche un discreto numero di quadri viene messo in cassa integrazione.

L’azienda dichiara che a ottobre solo un numero limitato dei lavoratori attualmente in CIGS sarà reintegrato e sostituito da altri lavoratori per i sei mesi successivi. Per gli altri dovrebbe essere prolungato il periodo di ulteriori sei mesi. Questo significa il rischio reale di essere messi in mobilità dopo un anno di Cassa Integrazione.

Proseguono le iniziative sindacali con scioperi e incontri con le istituzioni. Le ore di sciopero in questi 12 mesi non si contano.

I tragici assenti sono stati in questi mesi la Regione Lombardia, il Ministero dello Sviluppo Economico. Le amministrazioni comunali, anche di diverso colore politico, di Settimo Milanese, Cornaredo, Pregnana e Rho sono state le più vicine ai lavoratori in CIGS assieme a tutti i comuni dal patto del territorio del Nord-Ovest.

Negli ultimi 8 mesi hanno dato le dimissioni una quarantina di persone in CIGS (per la maggior parte lavoratori di Castelletto). Nel 2010 hanno lasciato l’Azienda per dimissioni 265 persone: oltre ai lavoratori che erano in CIGS, ai lavoratori che sono usciti in mobilità a seguito dell’accordo del 2009  e ai dirigenti ‘licenziati’, molti tecnici hanno preferito cercare lavoro altrove.

Cronologia

Nel solo mese di gennaio, dopo la dichiarazione di esuberi, sono state proclamate 16 ore di sciopero, 3 manifestazioni alle quali hanno partecipato quasi tutti i lavoratori, riunioni con parlamentari e sindaci. Anche il sindacato dei dirigenti discute con la RSU sul da farsi. Scioperi anche spontanei…

In tutti questi mesi incontri con la stampa, le televisioni, i politici….

Giovedì 21 gennaio incontro con i sindaci del territorio a Settimo Milanese.

Giovedì 28 gennaio sciopero con manifestazione dei lavoratori italtel sotto la sede della Regione Lombardia.

Lunedì 1 febbraio incontro in Provincia con l’assessore al lavoro Del Nero.

Il 4 febbraio sciopero di 4 ore e incontro con il sottosegretario Romani per capire che fine hanno fatto i soldi per lo sviluppo della banda larga in Italia.

Stiamo aspettando ancora risposte..

Lunedì 15 febbraio sciopero con presidio sotto la sede degli industriali lombardi (assolombarda).

Il 22 febbraio ancora assemblee con i lavoratori.

Decine di SMS alla trasmissione a quelli del calcio su italtel.

Mercoledì 3 marzo incontro con i sindaci del patto del nord ovest.

Giovedì 4 marzo sciopero di due ore.

Venerdì 5 marzo sciopero di 4 ore delle TLC a Milano.

Lunedì 8 marzo incontro al Ministero del Lavoro per la procedura dei CIGS.

Mercoledì 10 marzo incontro con l’assessore Rossoni della Regione Lombardia

Lunedì 15 marzo, sciopero, presidio con occupazione della cascina, sede della direzione.

Martedì 16 marzo nuovo incontro al Ministero del Lavoro per la CIGS.

Le interpellanze parlamentari, le mozioni in regione da parte del PD, del PRC e della Lega, e un presidio dei lavoratori ad una riunione elettorale del PDL (11 marzo) portano ad un incontro con l’allora assessore regionale La Russa, mercoledì 17 marzo. L’incontro è del tutto infruttuoso..

Mercoledì 17 marzo sciopero con presidio di tutta la giornata dopo la rottura delle trattative con l’azienda.

Venerdì 19 marzo sciopero con presidio.

Giovedì 25 sciopero.

Venerdì 26 marzo incontro con il Cardinale di Milano Dionigi Tettamanzi.

Martedì 30 marzo sciopero con manifestazione sotto la sede di UNICREDIT in piazza Cordusio.

Giovedì 1 aprile lettera dell’azienda che annuncia la disdetta dell’accordo sui CDS del 4 giugno 2009.

Martedì 6 aprile assemblea e sciopero.

Giovedì 8 aprile arrivano le prime comunicazioni di CIGS in tutto il gruppo, subito sciopero; tutti i lavoratori escono dall’azienda.

Venerdì 9 sciopero di 8 ore con presidio.

Martedì 13 aprile incontro con la Pastorale del Lavoro.

Martedì 13 aprile un’ora ora di sciopero contro la CIGS.

Mercoledì 14 aprile ancora un’ora di sciopero.

Giovedì 15 aprile sciopero di un’ora.

Giovedì 15 aprile arrivano le ulteriori comunicazioni di CIGS in tutto il gruppo a partire dal 19 aprile.

Venerdì 16 sciopero di 8 ore con presidio.

Con l’inizio della CIGS parte il Fondo di Solidarietà, un sostegno economico ai colleghi in CIGS.

Martedì 20 aprile si raccolgono le firme per le cause legali contro la CIGS.

Il 24 aprile incontro con il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e presidio dei lavoratori in piazza della Scala.

Mercoledì 28 aprile incontro con l’assessore al lavoro della Provincia di Milano Del Nero.

Giovedì 29 aprile, grazie all’intervento del Presidente della Repubblica, incontro con il viceministro alle TLC Romani.

Sabato 1 maggio festa del lavoro in azienda, la prima festa in Italtel autoorganizzata dai lavoratori

Nei primi giorni di maggio il sindacato si rivolge al Giudice del Lavoro denunciando l’azienda per atteggiamento antisindacale per la disdetta unilaterale dei CDS (art.28 della legge 300).

Martedì 4 maggio incontro con il sindacato dirigenti Italtel per organizzare il fondo di solidarietà.

Martedì 18 maggio sciopero di 4 ore e paninata.

Mercoledì 26 maggio incontro in Assolombarda sulla CIGS ma non ci sono passi avanti.

Martedì 8 giugno incontro con il nuovo assessore regionale all’industria Gibelli…..

Giovedì 10 giugno nuovo incontro in Assolombarda per i criteri della CIGS.

Sabato 12 giugno iniziativa PD sull’Italtel a Pregnanza.

Venerdì 25 giugno sciopero di 8 ore.

Il 5 luglio convegno su Italtel e sul futuro delle TLC a cura della RSU con la partecipazione del Sindacato, dei vertici dell’Azienda, di parlamentari, Sindaci, la Provincia e la Regione Lombardia.

Il 14 luglio il Giudice del lavoro di Milano emette la sentenza che dispone l’immediato reintegro al posto di lavoro delle persone in CIGS e il risarcimento economico. Il reintegro avverrà solo il 2 agosto e per una sola settimana, con pressioni da parte dell’azienda perché i lavoratori rimangano a casa retribuiti. Quasi tutti i cassintegrati invece decidono di rientrare. 

Italtel lascia tutte le persone senza lavoro, senza scrivania, senza PC, senza telefono.

Venerdì 16 luglio a Genova, nell’ambito della settimana dei diritti, si parla anche di Italtel.

Martedì 27 luglio un’ora dis sciopero.

Giovedì  29 luglio a Cornaredo iniziativa PRC su Italtel.

Giovedì 29 luglio nuova comunicazione di CIGS per gli stessi lavoratori reintegrati dal giudice, richiesta d’incontro di Assolombarda per spiegare al Sindacato il perché della minima rotazione.

Il 23 agosto 198 persone ritornano nuovamente in CIGS per altri 6 mesi fino a febbraio 2011.

Martedì 7 settembre 4 ore di sciopero a rotazione.

Giovedì 9 settembre alla festa provinciale del PD si discute di Italtel.

Il 23 settembre arriva il nuovo AD, Pileri che sostituisce De Julio che rimane come Presidente di Italtel. Si presenta ai lavoratori con una e-mail nella quale dimentica la questione dei  cassintegrati il non facile clima aziendale.

Venerdì 1 ottobre presidio davanti ai cancelli.

Lunedì 4 ottobre nuovo incontro con il top management  presso il Ministero dello Sviluppo Economico per cercare di trovare un accordo che superi la CIGS a zero ore per 306 colleghi.

Venerdì 8 ottobre prosegue l’incontro al Ministero dello Sviluppo Economico.

Intanto giovedì 14 ottobre ha luogo la prima delle udienze relative alle cause individuali contro la messa in CIGS.

Mercoledì 20 ottobre nuovo incontro con l’assessore regionale Gibelli…..

Lunedì 25 ottobre nuovo incontro con l’azienda in Assolombarda; le posizioni sono ancora molto lontane.

Mercoledì 27 ottobre nuovo sciopero con assemblea per relazionare sull’incontro del 25 ottobre.

Giovedì 11 novembre nuovo incontro in Assolombarda per discutere di esuberi e riorganizzazione.

Venerdì 19 novembre sciopero, mentre prosegue l’incontro in Assolombarda ma le posizioni rimangono distanti.

Giovedì 25 novembre nuovo incontro con Italtel per discutere di quali strumenti utilizzare per la gestione delle eccedenze anche per il 2011.

Lunedì 6 dicembre proseguono gli incontri per tentare di giungere ad un accordo.

Lunedì 13 dicembre sciopero di 8 ore.

In tutto il mese di novembre ci sono state parecchie udienze con i Giudici sulle cause legali individuali….

Per il 5 gennaio 2011, un anno dopo l’inizio di questo dramma è convocata una riunione al Ministero dello Sviluppo Economico a Roma per tentare di giungere ad un accordo.

E l’accordo unitario arriva dopo un anno complicatissimo. 280 sono gli esuberi e c’è la CIGS a rotazione, i CDS per 800 persone 1 giorno alla settimana, a partire dal 17 gennaio fino all’aprile del 2013 e la “rivisitazione”di alcuni accordi per due anni. Il 17 gennaio rientrano al lavoro 80 persone, 30 l’11 aprile e a rotazione 45 persone per 6 mesi a partire dal 12 aprile. Viene indetto un referendum partecipatissimo. Hanno votato 1173 colleghi pari al 93% degli aventi diritto e di questi l’89,1% ha votato a favore dell’accordo. Secondo l’accordo nessuno verrà licenziato, però almeno un’ottantina di persone faranno altri due anni di CIGS, fino all’aprile del 2013. Per questi colleghi, l’accordo prevede un’integrazione mensile di 290€ lordi.

Attività a sostegno dei lavoratori in CIGS: il Fondo di Solidarietà, al quale circa due terzi dei lavoratori in forza versano mensilmente una quota e altri versano donazioni, provvede a distribuire ai cassintegrati di Castelletto, Napoli,Roma e Palermo una integrazione mensile,  Un gruppo di cassintegrati di Castelletto organizza la vendita delle magliette dei cassintegrati “anch’io sono italtel” e di un calendario dei cassintegrati “il nostro tempo” con fotografie delle manifestazioni del 2010. Il ricavato va al fondo di solidarietà.

A Castelletto da aprile 2010 sono organizzati settimanalmente degli incontri con i lavoratori in CIGS: le ‘paninate’ alle quali partecipano lavoratori in forza e lavoratori in Cassa Integrazione.

A Carini è presente fino a luglio un gazebo con presidio permanente.

Probabilmente manca qualcosa e sicuramente non emerge la drammaticità delle situazioni vissute, l’augurio è che questi dati possano essere utili.

31 marzo 2011.

17.11

L’aula si ripopola. (Ovvio, si vota)

17.07

Si continua con il nulla sotto vuoto. Noi stiamo finendo il nostro ordine del giorno.

16.33

Chiara (Cremonesi, mia compagna in Sel) ricorda la sensazione che si prova nei tanti presidi vissuti fuori dalle fabbriche in questi mesi.
Ne parlavo in un incontro pubblico qualche giorno fa. Consapevoli di potere fare poco di più che impegnarsi a parlarne e farne parlare e esprimere la propria vicinanza. Perché la questione lavoro in Lombardia è una questione di dolore, di famiglie che implodono e si slegano sotto la disperazione del futuro che abbaia come una condanna. Perché sono le fragilità sociali che muoiono in fabbrica oggi, schiacciate dalla loro solitudine.

16.07

A situazione di Alenia (una nota dei lavoratori)
THALES ALENIA SPAZIO
La Direzione LABEN della Thales Alenia Spazio di Vimodrone è uno dei 4 siti italiani della joint Venture franco-taliana Thales Alenia Space S.p.a. (da ora TAS), nata dall’unione delle attività spaziali della francese Thales (67% della azioni societarie) e dell’italiana Finmeccanica (33% delle Azioni societarie).
 
Il sito di Vimodrone ha però una propria storia che risale al lontano 1958, anno di fondazione della LABEN (Laboratori Elettronici e Nucleari).
 
LA LABEN
 
Fin dalla sua fondazione la Laben si è distinta per la vicinanza culturale ed operativa al mondo della ricerca scientifica e dell’innovazione tecnologica. I primi prodotti della Laben sono stati gli analizzatori di spettro di energia per laboratori di ricerca, con rivelatore a semiconduttori ad alte prestazioni.
Nella seconda metà degli anni ’60 è nata come linea a sé stante la filiera dell’elaborazione digitale che ha consentito alla società di acquisire una posizione di rilievo anche nelle applicazioni spaziali fin dai primissimi progetti spaziali italiani ed europei, posizione che ha condotto già a meta degli anni ’80 a fare dell’attività in seno allo spazio, il suo “core business”, che attualmente è costituito da:
 
– Apparati per Elaborazione Dati di bordo
– Payload Scientifici
– Sistemi di terra per applicazioni spaziali
– Ricevitori per la Navigazione (Bordo/Terra)
– Sistemi di monitoraggio ambientale (radioattività)
 
La Laben è anche presente nello sviluppo di apparati per la propulsione elettrica e applicazioni di “Electron Beam Curing” attraverso la sua divisione Proel Tecnologie di Firenze.
 
Ancor prima di essere inglobata nella ALENIA SPAZIO, la Laben raggiunse un buon livello di penetrazione nel mercato spaziale istituzionale, rappresentando da sola, sia in termini di risorse umane che in termini di giro d’affari, circa il 15% del volume di affari dell’industria spaziale nazionale.
 
LABEN diviene parte di ALENIA SPAZIO
 
Nei primi anni ’90 la proprietà de Laben passa nelle mani di ALENIA SPAZIO.
Gli anni successivi sono stati per la nostra realtà aziendale, anni di significativi cambiamenti.
L’evento più significativo e stata la crisi del settore Spazio che ha inevitabilmente coinvolto anche la Laben, crisi che ha portato prima alla Cassa Integrazione, e poi ad un ridimensionamento delle principali risorse aziendali, coinvolgendo anche quei lavoratori che con la loro esperienza e professionalità hanno contribuito ad affermare la Laben nello scenario industriale manifatturiero.
Nel giro di pochi mesi (2003 e primi mesi 2004) l’organico è passato da 420 a circa 320 unità, con una perdita di lavoratori tutti di elevata professionalità.
A tale ridimensionamento ha fatto seguito, il 1° Giugno 2004, un primo riassetto societario che ha traghettato la Laben nella ALENIA SPAZIO, non solo come azionariato ma anche come proprietà.
ALENIA SPAZIO è una società di Finmeccanica che a fronte del nuovo perimetro industriale raggiunge 2100 addetti, suddivisa in 4 siti:
 
– Roma circa 800 addetti
– Torino circa 600 addetti
– Vimodrone circa 300 addetti (+18 lavoratori della Proel di Firenze)
– L’Aquila circa 250 addetti
 
Questa integrazione ha indotto dei cambiamenti organizzativi di rilievo per tutta la nuova Alenia Spazio, riorganizzazione che per il sito di Vimodrone, non essendo più una S.p.A., ha coinciso con una perdita di tutte quelle strutture organizzative tipiche di una società per azioni che, in questo nuovo contesto societario, sono migrate verso la casa madre che ha accentrato, talvolta in un contesto burocratico pesante e lento, tutte le funzioni organizzative e decisionali della nuova azienda. Fatto, quest’ultimo, che ha pesato sulle autonomie operative locali ed in particolar modo su quelle milanesi, che patiscono tali conseguenze in termini di difficoltà gestionali ed organizzative.
 
L’alleanza strategica con ALCATEL
 
All’assorbimento di Alenia Spazio ha fatto seguito l’alleanza con la società transalpina Alcatel Espace che ha dato origine alla Alcatel Alenia Space (AAS), di cui la Alcatel Alenia Space Italia S.p.A. (AASI) è parte integrante al 33%, mentre la parte francese della joint venture detiene il 67% delle azioni societarie.
Il nuovo gruppo franco-italaino AAS – considerando anche le “filiali” in Belgio e Spagna – con i suoi 7200 addetti è il primo gruppo aerospaziale in Europa e il terzo nel mondo. L’alleanza AAS, operativa dal 1° Agosto 2005, ha determinato delle suddivisioni e scelte dei siti di eccellenza a livello di unità operative, in cui l’Italia si vede estromessa dai francesi che rivendicano posizioni fondamentali e ruoli decisionali di rilievo, soprattutto per aspetti di “operation” industriali differenti da quelle rese note da Finmeccanica circa l’accordo sulla joint-venture, manovra di estromissione accompagnata da tentativi da parte francese, di impossessarsi anche di attività italiane nel settore manifatturiero in cima alla lista dei loro interessi.
 
ALCATEL cede il passo a THALES
 
Il 2007 è un anno di svolta per l’azionista di maggioranza della Joint venture franco-italiana che per proprie scelte strategiche nell’ambito delle telecomunicazioni, decide di cedere il settore spazio alla società THALES, società che è direttamente controllata dal governo francese. A fronte di questa variazione, nell’aprile 2007 nasce la THALES ALENIA SPACE S.p.a. mantenendo le stesse proporzioni nell’assetto societario della joint venture (67% francese, 33% italiana).
 
La situazione attuale
 
Partendo dalla ricostruzione del sito aquilano (danneggiato dal sisma dello scorso 2009) gli azionisti, sia francese che italiano (Finmeccanica, che ha diritto di giudizio finale sulla chiusura di siti nel territorio nazionale), hanno deciso di trasferire nel nuovo sito tutta la produzione, rendendolo “il sito” la cui missione è produrre schede ed apparati satellitari per tutta la TAS Italia. Ma i lavoro del sito aquilano non sono ancora stati avviati e per cui si prevede di renderlo operativo nella primavera 2013.
Questo trasferimento non ha ragioni di carattere economico, infatti lo scorso anno l’azienda stessa ha annunciato un acquisito ordini superiore alle più rosee aspettative che assicura la copertura dei carichi di lavoro da qui al 2017.
Le motivazioni sono quindi di carattere organizzativo ed economico, la costruzione del nuovo sito aquilano godrà di tutta una serie di incentivi governativi che evidentemente sono di interesse per l’azienda.
Peccato che tale riorganizzazione comporta il “trasferimento” di 70 lavoratori della produzione milanese presso il futuro stabilimento dell’Aquila (quindi 70 alloggi aquilani da destinare a 70 nuove famiglie emigranti!).
Altri 50 lavoratori che svolgono attività ritenute di supporto alla produzione, dovranno essere distribuite sul sito Torinese e Romano.
Questo esodo vedrà una riduzione di 120 lavoratori del sito milanese che scenderà a circa 180 unità; questi verranno a loro volta spostati presso la sede della THALES Italia s.p.a. (azienda della THALES Co. ma di fatto estranea alla TAS) sita nel comune di Gorgonzola. Il trasferimento è giustificato dalla condivisione dei costi di struttura e dalla volontà di valorizzare la parte progettuale di quanto resta a Milano della TAS. Viene definito un costo per lo spostamento e la costruzione ex-novo di un edificio per ospitare i nuovi laboratori milanesi (circa 4 milioni di Euri), ma non viene fatta menzione delle risorse messe in campo per aggiornare i prodotti “core” che il sito milanese ha sviluppato in cinquant’anni di storia.

Il timore è che questa manovra, funzionale all’azionista di maggioranza che si ritrova con un nuovo e moderno sito produttivo, pagato con i soldi dello stato italiano, possa in un secondo tempo trasferire la parte “nobile” dell’attività (la progettazione) dal sito di Gorgonzola a qualsiasi altro sito francese!
 
Vale a dire che nel giro di 2/3 anni 300 famiglie che ora lavorano presso la Thales Alenia Spazio di Vimodrone, perderanno la fonte di sostentamento, che in una condizione di crisi come quella attuale e dell’immediato futuro, rappresenta un grosso problema sociale.
 
Ottobre 2011

16.03

C’è una frase nell’ordine del giorno della Lega Nord che mi lascia perplesso. Ve la riporto letteralmente: “la crisi che ha colpito l’economia mondiale è un evento difficilmente prevedibile e gestibile autonomamente dai singoli Stati”.
La Lega Lombarda Internazionale.

15.46

Arriva il documento di Renzo Bossi. Chiede di salvare lo stabilimento Inda di Caravate.
Quando si dice il federalismo all’estremo…

15.42

Il bravo Pizzul chiede perché Regione Lombardia non possa impegnarsi in un progetto di banda larga su tutto il territorio. E intanto, magari, salvare anche il settore ITC. Senza lasciare il passo solo ai colossi.

15.36

In aula 4 persone nei banchi del PDL. quattro.

15.31

Interviene Puricelli (PDL). Dice che il Governo Nazionale ha messo in campo un impegno mai visto per il sostegno ai lavoratori.
Sapevatelo.

15.22

Girelli (PD), parla della mattinata, degli scontri (delle uova di troppo, dice) e giustamente tocca il tema della mancata rappresentanza di quest’aula. Non lo ascolta praticamente nessuno.

15.15

Jabil di Cassina de Pecchi (una nota dei lavoratori)
 
Dal  1964 al 2007
 
Lo stabilimento di Cassina de’ Pecchi nasce nel 1964 in seguito al trasferimento delle attività produttive della Marelli Lenkurt s.p.a. da Sesto San Giovanni (Mi).
La tipologia di attività effettuate dalla Marelli Lenkurt  era la produzione di ponti radio, ossia sistemi di trasmissione punto – punto per la telefonia e la televisione.
Quella tipologia di prodotti  trovò mercato nel settore militare (ad esempio nella comunicazione tra veicoli e posti fissi); la loro costruzione si basava sulla tecnologia americana che permise di realizzare dispositivi elettronici quali radio a valvole.
 
Dal 1964 in poi si susseguono i cambi di ragione sociale: 1964 Società Generale di Telefonia ed Elettronica S.p.A.; 1971 GTE Telecomunicazioni S.p.A.; 1988 Siemens Telecomunicazioni S.p.A.; 1996 Italtel S.p.A. novembre 1999 Siemens Information and Comunication Network; luglio 2002 Siemens Mobile Communications S.p.A.; ottobre 2005 Siemens S.p.A.
Nel gennaio 2007 il ramo di azienda denominato “COM Carrier” viene trasferito in Siemens Networks S.p.A.
 
Nel 2007 il sito industriale Cassina de’ Pecchi occupava complessivamente circa 1300 addetti, senza contare l’ indotto, svolgeva attività su apparati di telecomunicazioni per Ponti Radio; i suoi clienti erano quasi esclusivamente all’estero e le commesse di lavoro erano sottoscritte in prevalenza con le istituzioni pubbliche (i ministeri  delle telecomunicazioni dei vari paesi o direttamente dai governi stessi).
Pur facendo parte del settore Tlc i capo a Siemens, era una realtà industriale completamente autonoma ed aveva in se l’intera filiera: ricerca e sviluppo, industrializzazione del prodotto, prototipazione, produzione, installazione e assistenza tecnica.
 
Nei laboratori di questo sito sono state progettate e prodotte le più sofisticate apparecchiature per usi civili e militari nel settore delle TLC commercializzate dalle società che si sono succedute negli anni.
                   
Dal 1 aprile 2007 Nokia Siemens Networks, con il “trucchetto” delle cessioni di ramo d’azienda ha  decimato gli organici in Italia :più di 2000 dipendenti stati espulsi attraverso esodi incentivati, esternalizzazioni e mobilità.
 
2007: da Nokia-Siemens a Jabil
 
A seguito degli accordi intercorsi tra il gruppo Nokia Siemens Network e il gruppo Jabil, il 12/09/2007 veniva comunicato alle organizzazioni sindacali, tramite procedura formalmente esperita ex art.47, il trasferimento del ramo d’azienda costituito dalle attività di “manufacturing operation” degli stabilimenti di Cassina de Pecchi e Marcianise mediante operazione di conferimento in favore della costituenda società Jabil CM srl totalmente posseduta e controllata da Jabil Circuit Italia srl.                              
Dall’1 novembre 2007 NSN cede formalmente a JABIL Circuit la produzione dei ponti radio.
Diventano Jabil circa 616  lavoratori: 276 di Cassina de’ Pecchi (Milano) e 340 di Marcianise (Caserta).
 
Jabil è una società manifatturiera che produce per conto terzi.                                    
In Italia è collegato per settore TLC a (Nokia – Siemens, Ericsson, Marconi…) ha contratti con Finmeccanica, Pirelli, e con piccole e medie industrie.
 
Nel 2008 Jabil Circuit Italia chiude il sito di Mapello (Bg) che occupava 280 lavoratori: 107 vengono distaccati nel sito di Cassina de Pecchi, 20 vengono messi in mobilità volontaria, 100 in cigs e circa 50 vengono trasferiti nella nuova sede amministrativa di Bergamo.
Il trasferimento si concretizza  nell’ agosto 2008, ma già a gennaio 2009 iniziano a sorgere i primi problemi occupazionali.
Infatti, nonostante Jabil si fosse presentata ai lavoratori vantando un elenco clienti con società come Ericsson, Hewlett Packard, Philips e altri nomi altisonanti, lo stabilimento di Cassina de Pecchi è sempre sopravvissuto grazie alle commesse che NSN si è impegnata a conferire a Jabil CM e che hanno sempre rappresentato l’80% del totale della produzione.
 
2009: a marzo 2009 l’azienda avvia la procedura per 13 settimane di Cigo; a luglio viene siglato un accordo tra le parti per l’apertura di una procedura di mobilità che interesserà 35 lavoratori; a settembre l’azienda procede con l’apertura di un secondo ciclo di 13 settimane di Cigo.
A dicembre, nonostante la Cigo ancora aperta, la direzione decide unilateralmente l’introduzione di un nuovo orario di lavoro con rotazione su tre turni nelle 24 ore.
Nel frattempo iniziano a serpeggiare tra i lavoratori le voci di un’altra imminente cessione.
 
 
2010: da Jabil a Competence
Aprile 2010: in sede ministeriale l’azienda comunica ufficialmente alle rappresentanze sindacali che è in atto la cessione dei siti italiani e francesi.
Jabil Circuit con il suo management italiano decide di disfarsi degli stabilimenti europei (2 in Francia, e due in Italia – Cassina De Pecchi e Marcianise) perché collocati in aree ritenute non più strategiche.
L’azienza comunica che l’operazione è già in fase conclusiva e che il soggetto che “rileverà” il pacchetto azionario è al 75% il fondo di private equity americano Mercatech (75%).
Il sito Jabil di Cassina de’ Pecchi diventa Competence Italia s.r.l., mentre quello di Marcianise Competence Emea S.r.l.
 
Il fondo Mercateh negli Stati Uniti, non ha mai fatto investimenti di tipo industriale, ma si è limitato alla vendita e acquisto di azioni.
In Italia ha fatto investimenti immobiliari e un suo fondo derivato (Mercatus) è stato segnalato dal sistema bancario italiano ai centrali rischi (per cui il credito è bloccato).
L’unica attività industriale (prima dell’operazione Electrolux di Scandicci – dove Mercatech è stata estromessa dalla società per mancanza di liquidità in occasione di una ricapitalizzazione – è stata in un’azienda padovana (TIBI) poi fallita.
 
 
Resta il fatto che “l’operazione Mercatech”, osteggiata da subito da sindacato e lavoratori, si è dimostrata sempre più anomala e meno credibile.
Le informazioni sul fondo evidenziavano infatti una storia dai contorni foschi, fatta di fallimenti industriali e procedimenti penali.
 
(Note su Mercatech
L’operazione più clamorosa messa in atto in Italia riguarda la ex Electrolux di Scandicci, rilevata da Mercatech con l’impegno di riconvertirla nella produzione di energie rinnovabili.
Dopo aver sfruttato i fondi regionali per i corsi di aggiornamento dei dipendenti, al momento di investire propri capitali per l’installazione delle nuove linee di produzione per celle fotovoltaiche, Mercatech ha iniziato a prendere tempo adducendo scuse ogni volta diverse fino a trascinare la fabbrica sull’orlo del fallimento.
Fortunatamente per i circa 370 lavoratori, la fabbrica è poi stata rilevata da un nuovo acquirente che ha rilevato il 90% del pacchetto azionario per circa 9 milioni di euro.
Mercatech, che deteneva circa il 35% del pacchetto azionario, dopo averlo rilevato a costo zero e aver spremuto tutto ciò che poteva dalla fabbrica alla fine si portava a casa anche qualche milione di euro.)
 
Le nostre perplessità su Mercatech non fanno altro che essere confermate dalle informazioni che ci arrivano da più fonti e che ci fanno richiedere immediatamente un incontro ministeriale con la presenza anche di Jabil.
Questo incontro ha però aggravato le nostre inquietudini perché né i rappresentanti di Competence, ne quelli di Jabil hanno risposto alla convocazione del Ministero.
Nel frattempo, nelle fabbriche, iniziano a emergere i primi seri problemi dovuti al mancato pagamento da parte di Competence di fornitori e gestori di servizi (mensa, manutenzione, magazzino).
Questa situazione porta a uno scarico di lavoro, per mancanza di materie prime, che ricade in maniera pesante in termini di Cigo sui lavoratori.
Il sindacato chiede al Ministero un incontro urgente per avere delle risposte sulla solvibilità dell’azienda.
Al tavolo ministeriale si presenta l’A.D. di Competence Dino Saiani che dichiara che i 50 M$ dati da Jabil sono stati usati nei primi due mesi di attività e che si stanno cercando finanziamenti anche attraverso  nuovi investitori.
Anche stavolta quindi sono state comunicate informazioni generiche e prive di ogni riscontro, oltretutto negli incontri tenuti presso il sito francese di Brest con i sindacati d’oltralpe, lo stesso Saiani rilascia delle dichiarazioni totalmente differenti da ciò che dice in Italia.
La situazione degenera in poche settimane e ai primi di dicembre Dino Saiani rassegna le proprie dimissioni dalla carica di A.D. e con esso Renzo Polesel si dimette dal CDA.
Tutto ciò è riferito ai sindacati durante l’ennesimo incontro al Mise.
 
Nel frattempo, in assenza di CDA e A.D., nel sito di Cassina de’ Pecchi vengono esauriate le settimane di CIGO per cui la direzione apre la procedura di CIGS.
 
Il 22 dicembre le OOSS e Mercatech sono convocate presso il Ministero al fine di cercare una soluzione che eviti il tracollo dell’azienda.
In quest’occasione si presenta alle OOSS e al Mise per la prima volta un rappresentante di Mercatech dott. PIACENTE qualificatosi come vice presidente della società, che, però non fornisce nulla di nuovo rispetto a ciò che già si sa.
Anch’egli anticipa l’arrivo di fantomatiche linee di credito dagli USA e di un ipotetico aumento di capitale, nello stesso tempo dichiara però che i sindaci del CDA dimissionario hanno portato i libri contabili in tribunale.
Chiaramente Mercatech dice che contrasterà tale decisione dichiarando che non ha nessun fondamento valido.
 
 
2011: da Competence a Jabil
 
Nelle fabbriche intanto la situazione si fa sempre più pesante, l’azienda continua a non avere fondi per pagare i fornitori che a questo punto bloccano ogni flusso di materiali fermando, di fatto, le produzioni.
Ora sono a rischio anche le retribuzioni dei dipendenti che per il momento vengono però garantiti da Jabil, la quale esegue delle operazioni di sconto fattura verso Competence.
 
I giudici milanesi, nel frattempo, procedono con le loro verifiche e convocano i rappresentanti di Competence il giorno 10 febbraio presso il Tribunale di Milano per deliberare il possibile commissariamento dell’azienda.
Un cavillo legale li costringe ha rimandare il tutto di 15 giorni riconvocando la proprietà per il 23 febbraio.
 
 
La sera del 21 febbraio arriva però il colpo di scena: la tormentata vicenda di Competence si tinge nuovamente di giallo a pochi mesi dal disimpegno effettuato proprio nei confronti di Competence (società del fondo Mercatech), la multinazionale Usa Jabil comunica che ha riacquisito dal fondo Mercatech la proprietà dei siti italiani e francesi, e ciò un giorno prima che il Tribunale di Milano si pronunciasse sullo stato di insolvenza dell’azienda.
Di fronte a questa novità il Tribunale di Milano rimanda l’udienza al 14 marzo per dare il tempo necessario a Jabil per potersi presentare con la documentazione che comprovi il passaggio di proprietà e le garanzie necessarie al ripianamento del debito.                                                                    
A questo punto, ci chiediamo se la mossa di Jabil è stata una seria operazione di rilancio industriale degli stabilimenti o non rappresenti, invece, un mero tentativo di evitare il fallimento dell’esperienza Competence con tutte le ripercussioni che tale fallimento avrebbe nel rapporto con i grandi clienti e non solo.
“Si tenga presente che la mala gestione attuata da Competence ha portato in pochi mesi all’accumularsi di oltre 80/100 milioni di euro di debiti.
Definire incerto il futuro del sito ex Siemens di Cassina de Pecchi e dei suoi 345 dipendenti (in maggioranza donne) è un eufemismo.
La realtà è molto più seria e la storia è paradossale.
Oggi le lavoratrici e i lavoratori sono costretti nuovamente a presidiare i cancelli dell’azienda per evitare di ritrovarsi, dopo la pausa estiva, in uno stabilimento che ha solo i muri.
Infatti, mentre Regione Lombardia pare stia definendo (non sappiamo con chi)  le modalità di diffusione della banda larga con relative commesse, resta indefinito il destino del sito dove da anni vengono prodotti apparati per telecomunicazioni esportati in tutto il mondo.
La situazione rischia di precipitare: il 50% dei lavoratori è in cassa a rotazione, di nuove commesse non si vede ancora l’ombra e alcuni giorni fa c’è stato il tentativo di portare fuori dalla fabbrica parte dei macchinari e dei pezzi semilavorati per trasferirli presso lo stabilimento Jabil in Ungheria.
 
Le lavoratrici e i lavoratori da oltre due mesi, giustamente, non intendono lasciare incustodita la fabbrica e oltre l’orario di lavoro ne presidiano i cancelli (Cassina dè Pecchi Strada Padana Superiore, km 156).
 
28 settembre 2011
 
Mentre al Ministero è in corso l’incontro in cui Jabil avrebbe dovuto presentare il proprio piano industriale viene inviata la comunicazione dell’avvio della procedura di mobilità per tutti i 325 dipendenti del sito di Cassina de Pecchi, per cessazione completa di attività.

15.05

Si riprende. Aula semivuota.

13.23

Seduta sospesa. Si riprende alle 14.30

13.19

Secondo l’Assessore Rossoni la Giunta sta facendo tutto il possibile. Qui fuori i lavoratori non la pensano proprio così.

13.09

La situazione Agile/Eutelia (una nota dei lavoratori)

I circa 1.350 dipendenti informatici della Agile/Eutelia, tutti impiegati altamente professionalizzati di cui 330 della sede di Pregnana Milanese, sono da molti mesi impegnati in una drammatica vicenda per mantenere i posti di lavoro.
 
Provenienti da importanti aziende come Olivetti e Bull, siamo stati venduti quattro anni fa a Eutelia, società di Telecomunicazioni in mano alla famiglia Landi di Arezzo; in questi anni Eutelia ha distrutto un patrimonio di conoscenze e di clienti attraverso l’incapacità gestionale e gli interessi privati dei Landi, oggi rinviati a giudizio con altri personaggi per associazione a delinquere, falso in bilancio, appropriazione indebita e frode fiscale per 100 MILIONI DI EURO.
 
Non soddisfatti di ciò, i Landi e le banche creditrici – in primis Monte dei Paschi di Siena – hanno deciso di liberarsi dei dipendenti trasferendoli a Giugno 2009 in una società – Agile – e vendendola subito al Gruppo Omega, guidato dai fratelli Liori e da Massa, personaggi già implicati e condannati per il fallimento della Cartiera di Arbatax in Sardegna; Omega ha anche acquisito altre società dei settori call-center – Omnia, Phonemedia -, trasporti e viaggi con oltre 13.000 dipendenti: tutte le società sono oggi fallite.
 
Dopo due mesi dal trasferimento e a fronte delle prime proteste del Sindacato e dei lavoratori, Agile non ha più pagato gli stipendi ai dipendenti e i debiti verso i fornitori, ha ignorato gli importanti clienti fino a perderne una gran parte, ha infine avviato una procedura di licenziamento per 1.200 lavoratori.
 
La reazione del Sindacato e dei dipendenti è stata forte e unitaria: a inizio Novembre 2009 TUTTE LE SEDI PRINCIPALI SONO STATE PRESIDIATE; solo a questo punto la vertenza è stata finalmente pubblicizzata da tutti i media fino ad arrivare a essere seguita direttamente dal Governo, responsabile dei molti mesi persi inutilmente.
 
Lavoratori e Sindacato hanno chiesto lo STATO DI INSOLVENZA e l’AMMINISTRAZIONE STRAORDINARIA, condizione necessaria per far ripartire le attività aziendali. Dopo mesi di denunce e mobilitazioni, a fine Dicembre 2009 IL TRIBUNALE FALLIMENTARE DI ROMA HA POSTO LA SOCIETA’ IN CUSTODIA GIUDIZIARIA.
 
Il 15 Gennaio 2010 il Tribunale di Roma si esprime positivamente sulla DENUNCIA PER ATTIVITÀ ANTISINDACALE relativa alla cessione delle attività IT da Eutelia ad Agile; a distanza di pochi giorni viene aperto un tavolo Istituzionale con il Governo.
 
Il 10 Febbraio il PM Rossi di Arezzo RINVIA A GIUDIZIO I LANDI E ALTRI PERSONAGGI CON LE ACCUSE DI ASSOCIAZIONE A DELINQUERE, FALSO IN BILANCIO, APPROPRIAZIONE INDEBITA E FRODE FISCALE PER 100 MILIONI DI EURO.
 
I custodi giudiziari cominciano a pagare parte degli stipendi arretrati e aprono una procedura di CASSA INTEGRAZIONE STRAORDINARIA, mentre gli avvocati di Agile chiedono il CONCORDATO PREVENTIVO spostando nel tempo le udienze sulla richiesta di insolvenza.
 
I presidi sono continuati con centinaia di iniziative politiche, istituzionali, mediatiche e di interventi a supporto delle lotte; il 20 Aprile il Tribunale Fallimentare di Roma decreta L’INSOLVENZA DI AGILE E RESPINGE LA RICHIESTA DI CONCORDATO.
 
Il 31 Maggio anche EUTELIA VENIVA DICHIARATA INSOLVENTE DAL TRIBUNALE DI AREZZO SU RICHIESTA DEL PM ROSSI E POSTA IN AMMINISTRAZIONE STRAORDINARIA.
 
Il 9 Luglio VENGONO ARRESTATI I PRINCIPALI ARTEFICI DI QUESTE BANCAROTTE: Pizzichi, presidente di Eutelia e proveniente da Monte dei Paschi, Massa, Antonangelo Liori, Pio Piccini, Isacco Landi e altri personaggi; Samuele Landi è già all’estero in Dubai e oggi è latitante.
 
Il 20 Luglio viene decretata l’AMMINISTRAZIONE STRAORDINARIA per Agile, mentre il 30 Luglio viene rigettata dal giudice di Arezzo la richiesta dei lavoratori di costituzione di parte civile nel processo penale contro i Landi.
 
Ad Agosto termina il presidio notturno a Pregnana a fronte di garanzie sulla sede previste nel Piano dei Commissari, rimane il presidio giornaliero che è ancora oggi in corso.
 
L’obiettivo del ritorno in Eutelia è però ancora lontano: il Governo non vuole intervenire e delega ai Tribunali le decisioni dove si rinvia di udienza in udienza l’opposizione al decreto sull’attività antisindacale-
 
Il 15 Dicembre il Tribunale di Roma respinge il ricorso di Eutelia, conferma l’antisindacalità ma non prevede il ritorno in Eutelia, dove vi sono le condizioni per rimettere assieme le attività di telecomunicazione e informatiche e dare una prospettiva a tutti i lavoratori con soggetti interessati ad acquistare attività e dipendenti.
 
A fine anno la società Immo Pregnana, proprietaria della sede di Pregnana e in mano ai Landi, viene sequestrata dal Tribunale di Arezzo su richiesta di Eutelia.
 
A Febbraio 2011 i Commissari comunicano che la situazione finanziaria aziendale si è deteriorata, non sono in grado di pagare gli stipendi e chiedono al Ministero il versamento dei contributi del Fondo Anticrisi e l’accelerazione del Bando di vendita; i lavoratori denunciano una nuova malagestione della conduzione aziendale ma chiedono con nuove iniziative di accelerare i tempi.
 
A Maggio arrivano i contributi e il Governo inserisce nel Decreto Sviluppo due norme: la prima stabilisce la possibilità che i bandi di vendita prevedano offerte congiunte per le due Società; la seconda unifica sostanzialmente i debiti delle due procedure di insolvenza, consentendo di fatto di insinuarsi al passivo anche verso Eutelia.
 
A inizio Luglio il Decreto viene convertito in legge e il 12 Luglio vengono emessi i due Bandi di vendita, sui quali il Sindacato sottolinea il basso punteggio riservato all’offerta congiunta rispetto agli altri criteri presenti.
 
Il 23 Settembre viene reso noto che sono pervenute due offerte per Agile e tre per Eutelia, ancora oggi non sono stati fornite ulteriori informazioni.
 
Il 4 Ottobre il Ministero dello Sviluppo Economico convoca Sindacato e Regioni interessate anticipando che le offerte arrivate prevedono l’acquisizione di un numero basso di lavoratori e VIENE QUINDI CREATA UNA TASK FORCE CON LE REGIONI, IL MINISTERO DEL LAVORO E LE ORGANIZZAZIONI SINDACALI, PER TROVARE SOLUZIONI ANCHE LOCALI PER TUTTI I 1.350 LAVORATORI DI AGILE.
 
LA NOSTRA E’ UNA LOTTA DI DIGNITA’ E DI MANTENIMENTO DEI POSTI DI LAVORO CONTRO AFFARISTI E SPECULATORI, ATTRAVERSO UNA FORTE DENUNCIA CHE EVITI IL RIPETERSI DI QUESTI DRAMMI A LAVORATORI DI ALTRE AZIENDE.
 
Ottobre 2011

12.48

Gibelli (LEGA): cari colleghi del centrosinistra non si può essere romani a Roma e lombardi in Lombardia!
(Giuro, ha detto così…)

12.45

I giornalisti e i fotografi inseguono per i corridoi la Minetti. In aula pochi giornalisti. Sarebbe bello che gli amici della stampa oggi si impegnassero a pubblicare le proposte (perché ce ne sono, ne abbiamo) piuttosto che innescare la prostituzione d’aula.

12.28

I lavoratori espongono uno striscione VOI STIPENDI D’ORO E NOI SENZA LAVORO. Il pubblico viene fatto allontanare e volano gli insulti contro la Minetti, Penati e gli stipendi dei politici.
Non sarebbe stato male iniziare questa discussione con un’alzata di mano su indennità e eliminazione del vitalizio. Non sarebbe male cominciare ad interrogarci sul fatto che quest’assemblea non viene ascoltata perché non viene ritenuta credibile. È la credibilità il primo progetto politico. E basterebbe poco qui a sinistra, farsene carico.
Ora tutto è finito. La seduta è ripresa. L’assessore Gibelli parla di economie di scala. Degli altri. Ovviamente.

12.02

Sui banchi arriva un ordine del giorno del PDL. Invitano Formigoni a invitare B. e il Governo a valutare la defiscalizzazione degli utili investiti nel prossimo decreto sviluppo. Dicono per l’acquisto di macchinari e apparecchiature di nuova generazione.
Evidentemente interpretano la gravità della situazione come inefficienza delle cose piuttosto che crisi delle persone.

11.55

Tra il pubblico si leva una voce: noi lavoratori stiamo occupando la strada e qui in Aula non c’è nessuno perché siete tutti a bere il caffè.
Intanto fuori le telecamere delle Iene pedinano la Minetti.

11.47

Tra gli scranni del Popolo della Libertà in questo momento sono seduti due consiglieri. Due.

11.45

Sempre LEGA: dobbiamo preoccuparci dei posti di lavoro dei lombardi prima degli altri. Ecco, mi piacerebbe sapere cosa determina lo status di lombardo: la nascità? Perché si rimarrebbe proprio in pochi.

11.42

La Lega dice che il costo del lavoro in Italia è troppo alto (5 volte il Brasile e 10 volte la Cina) e c’è troppa burocrazia. Ma chi è il Ministro della Semplificazione? La Lega parla come se fosse all’opposizione.

11.37

Interviene Orsatti (LEGA): sono finiti i tempi dei soldi pubblici a fondo perso e dell’assistenzialismo. Regione Lombardia non ha soldi per fare quadrare i bilanci. E anche se ci fossero i soldi l’Europa non consente aiuti di Stato per le imprese in sofferenza.

11.35

Tra i banchi viene distribuito un foglietto con i dati del secondo trimestre 2011 dalla maggioranza. Sottolineato in rosso c’è il dato per cui (secondo loro) sta succedendo tutto questo: 1837000 persone in Lombardia non cercano lavoro e non sono disponibili a lavorare. Qui intorno si dice che il dato è realistico.

11.31

Interviene Tosi (PD): non abbiamo un decreto sviluppo e per anni non abbiamo avuto un Ministro dell’Industria. Non abbiamo sostenuto il processo di sviluppo.
Finalmente qualcuno punta il dito sullo stato dell’elettronica.

11.28

Sala (presidente Commissione Lavoro, PDL): la crisi è una grande occasione per conoscere, impegnarsi e sviluppare la creatività. (ha detto proprio così…)

11.22

Un lavoratore chiede di non dimenticare la vicenda di Alfa Arese. Viene allontanato dall’aula.

11.17

Qui si parla di ricerca e banda larga. Mi piacerebbe sapere cosa ne dicono i dipendenti Jabil e Nokia di Cassina de’ Pecchi che per la delocalizzazione sono stati licenziati via fax.

11.12

Dovremmo tutti farci carico dell’inadeguatezza politica di fronte a questo scempio sociale. Qui si continua a parlare di libertà d’impresa ma i fatti ci raccontano che la politica non riesce più a intervenire e condizionare le dinamiche sociali collegate al lavoro. Forse sarebbe questo il punto.

11.04

Sala (PDL): serve più gente che lavori e meno lavativi. Forse non si è ancora capito che la gente sta chiedendo proprio questo: lavorare.

11.01

I posti del pubblico sono occupati da lavoratori che stanno vivendo sulla propria pelle questo momento. Devo ammettere che l’aula sembra almeno volersi dare un contegno per rispetto. È una platea di dolore che ascolta in attesa di una luce fioca che si accenda.

10.54

Sala (PDL): è impressionante sentire i complimenti degli imprenditori nel campo sanitario alla Giunta Formigoni. Già.

10.53

Formigoni se ne va. Da non credere.

10.51

Il 5% delle famiglie lombarde è sotto il livello di povertà. Non ha soldi per la cena e per scaldarsi.

10.49

Interviene il Consigliere Sala: la Lombardia sta meglio delle altre Regioni. Urrà, verrebbe da dire.

10.46

Dice Formigoni: abbiamo dato dei voucher ai lavoratori senza lavoro spendibili per i generi di prima necessità. Io spero che prima o poi ci si possa rendere conto di cosa sta succedendo. Di come si si arrivati a parlare di lavoro come se fosse un intoppo nella gestione del proprio mandato politico. Spero che ci si interroghi su i disoccupati che vivono sulle regalìe regionali per i generi di prima necessità. Ma il lavoro non è un bene di prima necessità?

10.41

Formigoni interviene. Chiarisce che non avrà troppo tempo e potrà ascoltare i primi interventi (che, guarda un po’ sono quelli degli assessori e non della minoranza). Ci dice che la crisi è stata inaspettata per tutti. Che la Regione sta facendo tutto il possibile ma comunque la nostra crisi è una crisi “d’eccellenza” (ha detto proprio così) poiché l’attività imprenditoriale non si basa sull’assistenzialismo pubblico. Insomma, dovremmo essere tutti fieri di questa lombardosità nel perdere il lavoro. Evidentemente.

10.38

Oggi si discute della situazione industriale lombarda. La seduta è stata decisa dai gruppi dopo un incontro con alcuni lavoratori della Jabil e di altre realtà lombarde. Apre la seduta il Presidente Formigoni.

4 Commenti

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  2. Gianni Caccialanza

    Ormai non vi sono più limiti, l'elenco delle aziende riempirebbe molte pagine, che ne dite dell'Italtel, una volta fiore della Lombardia,
    pazzesco, vai Giulio, in due vi salvate, tu e Chiara, ciao

  3. iv74

    Chissà sa faranno il nome di qualche azienda in crisi.
    A me vengono in mente la IMS (ex EMI), di Caronno Pertusella, una volta leader nella stampa di dischi e cd in Italia ed Europa, ora in profonda crisi (130 lavoratori….) (http://www3.varesenews.it/saronno_tradate/articolo.php?id=216230)
    Oppure la INDA di Gemonio (circa 100 lavoratori coinvolti)… (http://www3.varesenews.it/varese/articolo.php?id=216525)

    E queste sarebbero crisi a cui i lavoratori possono dire di essere protagonisti "d' eccellenza"?????

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