IL PICCOLO su L’INNOCENZA DI GIULIO

In scena domani sera al Comunale di Monfalcone per il cartellone ContrAzioni con un testo diretto da Renato Sarti a cui ha collaborato Giancarlo Caselli

«Due uomini con me, armati sempre…». Il nome di Giulio Cavalli è entrato nel mirino dei media qualche anno fa. Non solo per i suoi spettacoli, purtroppo: esempio forte di un teatro di denuncia, che non ha mai avuto paura di fare nomi e cognomi. E nemmeno per ciò che Cavalli scrive: reportage in rete e sulla carta stampata, e libri che incarnano il concetto di giornalismo d’inchiesta. Giulio Cavalli è diventato un caso perché, esemplare unico, è un attore sotto scorta. Due uomini con lui, armati sempre… Il suo lavoro di ricerca, analisi e denuncia del sistema delle mafie italiane e delle loro infiltrazioni al Nord gli è valso un programma di protezione che ne ha fatto, nell’attenzione morbosa e occhiuta dei giornali, una bestia rara. Animale di scena protetto, ma anche braccato dallo stesso meccanismo che dice di salvaguardarlo, dopo che le buste con proiettili inesplosi e le minacce nemmeno velate, avevano messo in agitazione i teatri in cui Cavalli portava i propri spettacoli e le sale in cui presentava i propri libri (come il recente “Nomi, cognomi e infami”, Edizioni Ambiente). «Di questa faccenda della scorta – ci spiega con voce riluttante – non amo parlare. Per il modo in cui ha cambiato e distrutto la mia vita, quella della mia famiglia, dei miei figli. Per il modo in cui i programmi di protezione vengono dati in pasto all’attenzione voyeuristica dei giornali». Parliamo di teatro, allora. Domani sera, alle 20.45 al Comunale di Monfalcone, nel cartellone ContrAzioni, ci sarà Cavalli, “arlecchino scassaminchia” dai cento lavori focalizzati su un tema solo, civile, etico. Titolo dello spettacolo: “L’innocenza di Giulio”. Alla stesura del testo hanno collaborato il magistrato Giancarlo Caselli e lo scrittore Carlo Lucarelli, testimone e testimonial autorevoli nel ribadire ciò che già dichiara il sottotitolo: “Andreotti non è stato assolto”. La regia è di Renato Sarti e sul palco, accanto a Cavalli, domani sera ci sarà anche Stefano “Cisco” Bellotti, già Modena City Ramblers, per accompagnare con la musica uno spettacolo “rissoso e maleducato”.

Perhé il giornalismo d’inchiesta sempre più spesso si trasferisce in palcoscenico?

«Perché a teatro esiste un pubblico disposto a sentire delle storie, e a farsene portavoce nella propria comunità, che vuol dire tra gli amici, in ufficio, nel proprio quotidiano. Al mio lavoro si affiancano sempre i giornali stampati, i libri, i blog. Sono piani d’intervento che si intersecano, lavori diversi, ma io chiedo di essere giudicato a tutto tondo».

Il teatro che cosa aggiunge?

«La carta offre nozioni, permette di confrontare dati, fa appello alla razionalità. Il teatro rielabora tutto questo, valorizzando l’emozione. E se funziona, è un motivo in più per tornaread approfondire i dati».

Dei lavori di Giulio Cavalli hanno scritto: sono spettacoli indignati.Ma la parola, ripetuta tante volte, si è usurata in questi ultimi mesi.

«E’ vero: la ripetizione svuota di senso le parole. Ma mi chiedo quanto la politica, la mafia, non le svuotino allo stesso modo. Onore era una parola rotonda e profumata. La mafia l’ha trasformata in una metastasi».

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