NON SOLO CINEMA sullo spettacolo L’INNOCENZA DI GIULIO

L’INNOCENZA DI GIULIO A CASALECCHIO DI RENO

GLI INTRECCI TRA STATO E MAFIA NEL ’COMBACT PLOT’ DI GIULIO CAVALLI

di Andrea Massironi

Pubblicato su NONSOLOCINEMA martedì 6 dicembre 2011 – NSC anno VIII n. 5

Arrivare a teatro e trovare davanti all’ingresso dei poliziotti in divisa può riportare alla memoria gli anni Settanta, quando prima di uno spettacolo di Dario Fo lo spettatore poteva essere perquisito dalle forze dell’ordine. Qui però la situazione è diversa: gli agenti sono presenti per garantire la sicurezza di chi, come Giulio Cavalli, ha avuto il coraggio di denunciare “nomi, cognomi e infami” e per questo ha dovuto subire le minacce della criminalità organizzata.

Mani che si intrecciano, mani che stringono, che toccano, che pregano. Mani che se potessero parlare sarebbero in grado di raccontarci una storia del nostro Paese che ha ancora troppi punti oscuri. Queste mani appartengono a Giulio Andreotti, l’uomo che ha rappresentato per anni il fulcro attorno al quale ha ruotato la politica italiana. “L’innocenza di Giulio” è un testo forte e poetico, in grado di mettere i brividi e contemporaneamente a strappare una risata amara. Tra citazioni di vere deposizioni giudiziarie e inevitabili rimandi al film “Il Divo” di Paolo Sorrentino, la messinscena mostra gli intrecci tra Giulio Andreotti e Cosa Nostra, puntando in particolare a ricordare al pubblico una verità giudiziaria che troppe volte viene nascosta o mistificata: Giulio Andreotti non è stato assolto. Per la legge italiana fino al 1980 il politico ha avuto frequenti contatti con esponenti di spicco di Cosa Nostra, ma il suo reato è caduto in prescrizione. Il doppio finale riporta gli avvenimenti alla storia più recente attraverso il parallelismo tra quanto narrato e le vicende giudiziarie che vedono il coinvolgimento di Silvio Berlusconi, Marcello Dell’Utri e Vittorio Mangano.

Gli spettacoli di Giulio Cavalli hanno un posto particolare all’interno del teatro di narrazione: più di molti altri suoi colleghi egli usa il palco per fare politica militante. Forte anche del suo impegno nelle istituzioni (è consigliere regionale in Lombardia), l’artista crea spettacoli di stampo quasi giornalistico, basati su una drammaturgia dall’andamento vorticoso che sembra avvolgere il pubblico e trascinarlo verso un basso infernale dove “gli amici degli amici”, “quelli che contano” insomma, si inciuciano con le istituzioni e con queste fanno affari.

Per “L’innocenza di Giulio”, accanto a Giulio Cavalli c’è Stefano “Cisco” Bellotti, ex voce dei Modena City Ramblers, che rafforza le parole dell’attore con la sue canzoni: alcune sono inedite e scritte appositamente per lo spettacolo, ma la maggior parte sono i vecchi cavalli di battaglia dell’artista (“La banda del sogno interrotto”, “40 anni”, “100 passi”). Proprio questi pezzi noti, lungi dall’essere un semplice contentino per il pubblico più giovane, si colorano di nuova tonalità e trasformano il combact folk dell’ex Ramblers in un canto più intimo e riflessivo, dominato dal ritmo del tamburo e dalla voce calda del cantante.

Lo spettacolo ha aperto la stagione di prosa del Teatro Testoni di Casalecchio di Reno ed era inserito nella rassegna “Politicamente scorretto”, evento realizzato nel comune bolognese dal 2005 con la collaborazione di Carlo Lucarelli (presente in sala) e le associazioni Libera e Avviso Pubblico. Il testo di Cavalli, con la sua carica aggressiva nei confronti di chi sfrutta le istituzioni della res publica per interessi personali, si può definire, in assonanza con le musiche di Cisco, un ’combact plot’, uno spettacolo cioè nel quale gli elementi estetici sono volti fermamente ad incidere sul reale: gli applausi dei numerosi giovani presenti in sala fanno ben sperare.

3 Commenti

    1. Marco Serafini - To

      Puoi telefonare alla "BOTTEGA DEI MESTIERI teatrali" di Tavazzano (Lodi), fisso 0371/761268 – cell. 331.9287538, o andare sul sito.
      Spero di aver fatto cosa gradita. Ciao
      Marco Serafini – To

  1. Marco Serafini

    Se fosse possibile stabilire la percentuale di coloro che sostengono che Andreotti è stato il più grande statista italiano del dopoguerra si capirebbe il motivo per cui questo nostro povero Paese ha tanta difficoltà a sconfiggere tutte le mafie. A questo si aggiunga che una larga fetta della nostra classe politica è caratterizzata non già dalla incapacità bensì dalla MANCANZA DI VOLONTÀ DI COMBATTERLA.
    Il mio modestissimo parere è che l'unico rimedio non possa che essere costituito dalla cittadinanza che unita, con manifestazioni oceaniche NON VIOLENTE su scala nazionale, abbia il coraggio di esprimere il proprio diritto di essere rappresentata da una classe politica degna del posto che occupa e fino a quando penseremo che queste sono utopie, non faremo altro che riprodurre attegiamenti che hanno lo stesso effetto della connivenza o peggio, della collusione con la mafia.

Rispondi