Cava, i giovani schierati con etica e legalità

CAVA MANARA Parte dai giovani il “no” all’intreccio tra mafia e politica. Sono loro a chiedere trasparenza e legalità, rigore ed etica. E sono loro a voler segnare la distanza tra politica e…

CAVA MANARA

Parte dai giovani il “no” all’intreccio tra mafia e politica. Sono loro a chiedere trasparenza e legalità, rigore ed etica. E sono loro a voler segnare la distanza tra politica e malaffare. Business dei rifiuti, megainfrastrutture, appalti, cantieri, logistiche e centri commerciali. Opere e sistemi da mettere in discussione, secondo i giovani del Pd che l’altra sera, a Cava Manara, in un incontro pubblico, si sono chiesti «in che modo le nuove generazioni in politica possono dare un contributo alla lotta contro la criminalità organizzata». E nel dibattito, moderato da Riccardo Montagna, giovane coordinatore del circolo locale del Pd, una risposta è stata tentata. «Ci vogliono senso etico e coraggio», sostiene Giulio Cavalli, attore teatrale e consigliere regionale del Sel. Un coraggio che manca a tanti amministratori pubblici, accusa lo scrittore che vive sotto scorta. «La criminalità organizzata cerca di coinvolgere sempre chi governa – afferma – e si insinua tra gli uffici amministrativi tentando di corrompere i responsabili». Per questo ci vuole controllo. «Si continua a pensare ad un’etica di natura normativa e non ad un’etica di natura morale, ma è questa che manca alla classe dirigente politica – afferma il consigliere regionale -. Alla politica spetta il compito di prevenire la magistratura nel giudizio». E Pippo Civati, che in Regione siede tra i banchi del Pd, aggiunge: «Ci vuole buona politica, quella che non fraintende, come si sta facendo, parole come “territorio” e “sicurezza”». E soprattutto sia trasparente. A chiederlo sono i giovani che, durante l’incontro, hanno voluto ricordare come «la mafia si combatta gridando». E puntano l’indice contro le scelte urbanistiche e il ruolo dei partiti «durante le nomine nelle società partecipate, dove non si seguono criteri meritocratici», afferma Cesare Del Frate. Dalle file del Fli, Niccolò Fraschini, capogruppo nel consiglio comunale di Pavia, denuncia «un’impressionante spartizione di cariche a cui ho preferito non prendere parte». E le accuse al sistema diventano bipartisan da parte di «giovani che cercano di imparare a lavorare nella legalità e nell’interesse dei cittadini», sostiene il sindaco di Cava, Claudia Montagna, mentre per Giuseppe Villani, consigliere regionale Pd, «la politica, per contrastare la criminalità, deve seriamente puntare allo sviluppo economico e dare opportunità di lavoro». La giovane classe politica del nord sente il peso delle proprie responsabilità. Dopo l’operazione Infinito che però, dice Cavalli, «ha lasciato fuori alcune zone grigie». «Non sono uscite le sponde istituzionali – precisa lo scrittore – quelle che hanno permesso gli intrecci con la criminalità organizzata e quelle che hanno determinato il fallimento di buona parte della classe politica».

Stefania Prato 

da LA PROVINCIA PAVESE

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