La Libertà recensisce lo spettacolo L’INNOCENZA DI GIULIO

“Cavalli, teatro d’impegno con ballate”

Musica al Lavoro: successo per “L’innocenza di Giulio Andreotti” con le note di Cisco

(di PAOLO SCHIAVI)

Siamo tanto abituati alle mistificazioni e alle mezze verità, assuefatti alle smussature truffaldine, alla semantica limata ad arte e ai (rag) giri di parole che dovremmo accogliere gli spettacoli come quello di Giulio Cavalli come “regali” preziosi. Come una manna, come stuzzicadenti che infilano le “fette di prosciutto” per liberare il nostro sguardo appannato e si mettono di traverso tra le palpebre per far sì che gli occhi restino aperti e vigili.

Piacenza ha risposto bene, perché nonostante le condizioni («per andare a vedere uno spettacolo su Giulio Andreotti in un freddo sabato sera pre-natalizio ci vuole un certo coraggio», scherza lo stesso Cavalli) al Salone Nelson Mandela della Camera del Lavoro, al primo appuntamento dell’ottava edizione della rassegna Musica al lavoro firmata Arci e Cgil, affidato appunto a Cavalli e al suo spettacolo L’innocenza di Giulio. Andreotti non è stato assolto, è venuta tanta gente e c’era anche un po’ di gioventù. Buon segno.

Il giovane attore milanese, classe ’77, è da sempre votato all’impegno civile e prestato alla politica da un po’: consigliere regionale lombardo per Idv ha fondato il primo gruppo interistituzionale che si pone il problema dell’infiltrazione della mafia negli appalti per l’Expo 2015, l’Expo no crime, e da poco lasciato Idv per aderire a Sel. E il suo spettacolo “maleducato” (14ª produzione in carriera con la sua Bottega dei mestieri teatrali), promosso a Piacenza dall’associazione Libera, testo cui hanno contribuito Carlo Lucarelli e il giudice che istruì il processo Andreotti, Giancarlo Caselli – che appare in video per scagliarsi contro la gestione mediatica e politica del procedimento – spiattella e argomenta senza pietà e senza scampo le collusioni di Andreotti con la mafia.

Perché il “Divo Giulio”, nonostante la maggior parte degli italiani si sia convinta della sua innocenza, «fino al 1980 ha commesso il delitto di associazione a delinquere con Cosa Nostra: una verità nero su bianco, basata su prove inconfutabili. Se la sentenza definitiva fosse arrivata entro il 20 dicembre 2002 (termine per la prescrizione) Andreotti sarebbe stato condannato».

Lo spettacolo, impreziosito dalle emozionanti ballate voce, chitarra e tamburello di Stefano “Cisco” Bellotti e dalla regia “a stazioni” di Renato Sarti (Cavalli narratore, testimone, accusa e difesa, si muove tra un inginocchiatoio carico di significati ingombranti, luogo metaforico delle menzogne del super senatore democristianissimo “prescritto a vita”, i leggii da cui promanano prove e testimonianze, e lo spazio scenico della narrazione ricostruita e teatrata), è un «pezzo scritto, detto, dispiaciuto» che inanella con il giusto ritmo, una varietà di toni e inflessioni e un pizzico di indignata e coraggiosa (Cavalli vive sotto scorta da due anni) ironia, atti giudiziari e deposizioni per ricostruire una «storia che accende una nausea nera, pelosa, che racconta 50 anni di istituzioni che si baciano nell’ombra».

Un’ombra lunghissima che fa ancor più paura perché dai nomi dei cugini Salvo, di Buscetta, Sindona, degli ammazzati Ambrosoli e Dalla Chiesa, di Balduccio Di Maggio, Bontade e Aldo Moro (che dal rifugio delle Br dedicò pesantissime parole all’ex compagno di partito) si arriva in finale a quelli di Berlusconi, Dell’Utri e Mangano. Perché è nello spazio tetro di quel cono d’ombra che nel nostro Paese malato ogni stagione ha la sua “innocenza di Giulio”.

Un commento

  1. adele ferrari

    INTERESSANTE RECENSIONE, E SOPRATTUTTO INTERESSANTE L'ARGOMENTO CORAGGIOSAMENTE TRATTATO.

    dOVE VIVE L'AUTORE-INTERPRETE? MI PIACEREBBE CONOSCERLO E, MAGARI, CHISSà, POTREBBE NASCERE UNA POSSIBILITà DI COLLABORAZIONE.
    POTREI AVERE UNA RISPOSTA SULLA MIA E-MAIL? GRAZIE!
    adeleferrari@alice.it

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