Un incendio chiamato Europa

La prima questione è quella democratica. Chi comanda in Europa?  La seconda questione riguarda l’efficacia delle scelte fin qui adottate. La terza questione riguarda l’atteggiamento delle forze politiche e dell’opinione pubblica di casa nostra. Su queste tre questioni si gioca la foto di Vasto e soprattutto il copione dei prossimi anni. E anche se le risposte sono complesse e cariche di responsabilità le domande sono chiare e esigibili. Perché come scrive Gennaro Migliore tranne alcuni esempi, in pochi si sono posti il problema di solidarizzare con i greci e criticare le scelte della Troika (Bce, Commissione e Fmi). Quasi nessuno, poi, ha collegato quelle scelte a ciò che sta già accadendo in Italia ed in altri paesi in crisi. Di questa laconicità, di questa insopportabile afasia italiana, soffre l’intero campo delle forze democratiche europee, che a partire da alcune forze legate al Pse e ai Verdi europei (Hollande in Francia, la Spd e i Grunen in Germania), aprono un fronte di contestazione e, soprattutto, una concreta prospettiva di cambiamento. Lo voglio dire in particolare al Pd ma ancor con più forza all’Idv, vista la sua posizione di opposizione parlamentare: non si faccia l’errore di considerare la Grecia lontana, di votare il pareggio di bilancio in Costituzione e poi immaginare che a casa nostra quelle immagini di disperazione non si vedranno. Oggi, l’alternativa in Italia ed in Europa si potrà costruire solo con un’operazione di verità, togliendo il velo del nuovo stile alle vecchie e tragiche politiche di austerità liberiste. Il modo in cui ci affacciamo alla Grecia è il filo rosso che decide con chi stare chi e cosa fare cosa.

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