I carati di Lucio

Quando muore un artista tutti corrono a cercare le ultime foto scattate insieme a lui, recuperano i coccodrilli pronti e ripartono gli speciali. Che, forse, non è nemmeno un male: un tentativo un po’ bulimico di non perdere il posto nella giostra del lutto. Federico Cimini è un giovane cantautore bolognese e racconta come a Bologna Lucio Dalla avesse anche qualcos’altro di diverso:  Se sei cantautore, “emergente”, e vivi a Bologna, non potevi non tener conto di Lucio Dalla. Magari per spedirgli un tuo demo, oppure avere la speranza di incontrarlo per strada, per parlargli e spiegargli quello che fai, per avere un aiuto. Nell’ambiente musicale bolognese si sapeva: lui, potendo, aiutava tutti. Esistono numerose testimonianze di musicisti che sono riusciti a contattarlo e hanno ottenuto una collaborazione, qualche consiglio, o il semplice interesse (sempre concreto) da parte sua. Esistono, addirittura,  testimonianze da parte di gruppi che si esibivano sotto il portone di casa sua, o suonavano al campanello di via d’Azeglio con la speranza di trovarlo in casa, e che alla fine sono riusciti ad incidere un cd in cui era presente anche lui, al clarinetto e facendo qualche coro. Sembra una cosa da niente, ma per i gruppi e per i cantautori emergenti è davvero tanto: di fronte alle misere scuse di chissà quante etichette discografiche, grandi e piccole, pronte a chiudere la porta in faccia senza nemmeno aver ascoltato il prodotto, fare un cd con l’aiuto disinteressato di Dalla è un gesto immenso, di quelli che non si possono dimenticare e di cui bisogna tenerne per forza conto nel momento in cui si ricorda una persona come lui. Federico sarà con le sue parole e la sua chitarra alla nostra agorà su etica e politica domani con noi a Milano, Teatro della Cooperativa, dalle 14.30 per Non Mi Fermo. Perché le parole (e l’umanità per niente epica) sono importanti.

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