Chi ha deciso TAV?

Dedicato a chi ancora non ha capito che cos’è lo “stile Tav-Val di Susa, modello di democrazia e legalità all’italiana. Il Fatto Quotidiano on-line, 13 marzo 2012, di Ivan Cicconi

Se ne sentono di tutti i colori sulla bocca dei sostenitori della Tav Torino-Lione. Il luogo comune più gettonato è il richiamo alle decisioni democraticamente assunte che non possono essere bloccate da una minoranza (per di più violenta). Bene, parliamone, guardando agli atti.

Chi e come ha deciso la realizzazione del “cunicolo esplorativo” per il quale a Chiomonte si sta procedendo manu militari alla occupazione dei terreni sui quali aprire il cantiere per la sua realizzazione?

Nell’avviso pubblico del 2010 con il quale si è avviato il procedimento, LTF dichiara testualmente: “Che il cunicolo esplorativo de La Maddalena è progettualmente necessario ai fini della realizzazione del collegamento ferroviario Torino-Lione che rientra nell’ambito del primo Programma delle Infrastrutture Strategiche di cui alla Deliberazione del 21 dicembre 2001, n. 121/2001 (Legge Obbiettivo) del Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica (CIPE)”.

Il procedimento è stato avviato ai sensi dell’art.165 e 166 del D.Lgs 163/2006 e cioè grazie a “norme speciali”, in deroga a quanto stabilito dalle direttive europee e le norme nazionali di recepimento in materia di opere pubbliche, applicabili alle opere incluse nel “Programma delle Infrastrutture Strategiche” definito con la delibera Cipe 121/2001 e dalle successive modifiche ed integrazioni.

In particolare il comma 9 dell’art. 165 consente di realizzare opere propedeutiche, cunicoli esplorativi, in quanto utili per la definizione del progetto delle opere incluse nella legge obbiettivo. A parte il fatto di considerare una galleria di oltre sette chilometri e del diametro di oltre sette metri un cunicolo esplorativo, la norma (che non ha riscontri in nessun altro paese europeo) affida al Ministro delle Infrastrutture “la decisione ed il rilascio delle autorizzazioni per lo svolgimento delle attività relative, ivi inclusa l’installazione dei cantieri e l’individuazione di siti di deposito”.

Il Ministro in carica nel 2010 era Altero Matteoli, ma pare che la decisione sia in realtà precedente. Infatti questo millantato nuovo progetto (altro ritornello dei pasdaran sitav) non è altro che quello stesso per il quale l’impresa della legacoop, la CMC di Ravenna, tentò l’apertura del cantiere a Venaus nel dicembre del 2005. La nuova galleria della Maddelana che oggi prevede l’imbocco a Chiomonte (guarda caso uno dei pochissimi comuni della valle favorevole alla TAV) anziché a Venaus (contrario alla TAV come la stragrande maggioranza dei comuni) è definita nei documenti depositati da LTF come “Variante della galleria di Venaus”. E che il cantiere che nei prossimi giorni si tenterà di aprire sia lo stesso di 6 anni fa è confermato anche dal fatto che ad aprirlo sarà la stessa impresa alla quale era stato affidato l’appalto per la galleria di Venaus, la CMC di Ravenna.

Chi ha deciso ed autorizzato la realizzazione di questa opera propedeutica per la progettazione della Torino-Lione è stato il Ministro in carica nel 2005, Pietro Lunardi, quello che consigliava la convivenza con la mafia, nessun altro.

A Chiomonte la CMC ancora non si è vista perchè quello presidiato dalle forze dell’ordine è un semplice insediamento militare. Il cantiere forse si tenterà di aprirlo nei prossimi giorni e dunque, forse, arriverà anche la CMC. La Comunità Montana valsusina aveva denunciato alle Autorità competenti anche questa anomalia. LTF dovrà spiegare alla Comunità Montana, e sarebbe il caso alle Autorità competenti, le ragioni per le quali quello che oggi viene millantato come un nuovo progetto viene realizzato dallo stesso appaltatore del vecchio progetto senza alcuna nuova gara e con un prezzo quasi doppio.

I paladini della democrazia la smettano di cianciare di decisioni assunte dalla maggioranza dei cittadini. L’opposizione a quel cantiere, formalmente contestato dalla Comunità Montana, fino a prova contraria, è l’opposizione dei rappresentanti democraticamente eletti dai Valsusini contro un cantiere deciso ed autorizzato da Pietro Lunardi, un ministro tecnico, non votato dai cittadini, scelto e nominato da Silvio Berlusconi.

5 Commenti

  1. valter

    Un cantiere deciso ed autorizzato da Pietro Lunardi, un ministro tecnico, non votato dai cittadini, scelto e nominato da Silvio Berlusconi ( e, STRANAMENTE , titolare della ditta incaricata di bucare la montagna. Ma chi l'avrebbe mai detto!!!)

  2. Una storia già vista

    Quest'opera si deve fare.
    Perché? Perché di si! Perché si è deciso così venti anni fa.
    Ogni volta che sono state avanzate delle critiche, si è risposto che l'opera si deve fare per il progresso, per i giovani, per il lavoro, per restare collegati al resto dell'Europa.
    Tutte affermazioni non dimostrate e quasi sempre smentite dalla realtà dei fatti.
    Hanno parlato gli esperti… e chi sono i valligiani e i giovani che li sostengono, per mettere in dubbio la parola degli esperti?
    Il mondo è cambiato completamente; le previsioni si sono rivelate completamente sbagliate.
    Non importa: l'opera si deve fare perché si deve fare. Punto. Chi non è d'accordo forse è un simpatizzante o un fiancheggiatore dei terroristi.
    È una storia già vista.
    2400 anni fa Sofocle racconta la storia di Antigone. Poche battute:
    “… tu vuoi l’impossibile”, dice Ismene alla coraggiosa Antigone determinata a seppellire con pietà il fratello morto.
    “Tu sei il re… se tu ritieni opportuno agire così, tu hai il potere di emanare qualunque legge che riguardi i vivi o i morti… “, dice il coro degli anziani al sacrilego Creonte, invece di invitarlo ad agire con saggezza.
    “È veramente terribile quando il giudizio del giudice è un pregiudizio”, commenta silenziosamente la povera guardia il cui unica possibilità è quella di obbedire.
    “Non c'è male peggiore dell'anarchia. È l’anarchia che manda in rovina le città. Bisogna ubbidire a quello che le autorità comandano e non… lasciarsi guidare da una donna!”, urla Creonte furioso.
    “Quello che tu hai imposto con la forza non è lecito, né a te né a nessuno. Tra poco nella tua casa si sentiranno pianti e lamenti”, ammonisce Tiresia… ma gli ordini scellerati di Creonte vengono eseguiti, e come succede sempre in questi casi, innescano lutti e tragedia.
    “Molte sono le cose tremende… ma la più tremenda di tutte è l'uomo!”, commentano ora gli anziani.
    Creonte è distrutto dal terrore e dalla disperazione; si sente sprofondare nel male che lui stesso ha causato; arriva addirittura a chiedere che qualcuno lo liberi da quella disperazione uccidendolo.
    Siamo alle riflessioni finali: “… il più grande tra tutti i mali che possono capitare agli uomini… è il non voler ragionare… Creonte, dovevi sapere che il primo fondamento della felicità è la ragione… insieme al rispetto degli dei e della religione… i discorsi degli arroganti, pieni di superbia, vengono ripagati dai duri colpi del destino… e insegnano ad essere ragionevoli”.
    Qualcuno potrà commentare che queste sono storie antiche. Non è vero.
    Quindici anni fa, Marco Paolini, rievocava la storia della diga del Vajont. Una tragedia greca… ma successa solo cinquant'anni fa.
    La diga del Vajont: un’opera che si doveva fare.
    Perché? Perché di si! Perché i politici e i tecnici avevano deciso così anni prima, e ogni volta che erano state avanzate delle critiche si era risposto che l'opera si doveva fare per il progresso, per i giovani, per il lavoro, per l’energia. E la gente della valle che vi si opponeva civilmente, con i pochi mezzi messi a disposizione dalla “democrazia” e dalla legge, fu schiacciata dal potere.
    Erano solo contadini ignoranti che volevano fermare il progresso.
    La diga doveva andare avanti, contro i contadini, contro la natura, contro ogni evidenza, contro ogni opposizione… il potere aveva il consenso dei tecnici consenzienti. Gli altri non contavano!
    Sappiamo com'è andata a finire.
    Quante umiliazioni dovremo subire, quanti insulti dovremo sopportare, quanto dovremo pagare, quanti morti dovremo piangere prima che tecnici, politici e arbitri finalmente capiscano e si plachino!
    Andassero un po' di più a teatro, questi signori, invece di continuare a tagliare i fondi per la cultura, invece di contemplare compiaciuti sempre e solo il proprio ombelico televisivo… andassero un po’ di più a teatro, e forse potrebbero capire qualcosa e prendere decisioni meno folli.
    Luigi Alcide Fusani

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