Cavalli: “Andreotti? Il caso non è chiuso”

Domani a Como la pièce con il video del giudice Caselli Un monologo che s’interroga sul rapporto tra mafia e potere

I Circuiti Teatrali Lombardi propongono per domani, alle 20.30, al Teatro Sociale di Camo, un appuntamento con la memoria che, con le “ombre dell’uomo” evocate dalla stagione Notte, ha molto a che fare. Giulio Cavalli, attore e autore impegnato in un teatro militante che gli è costato, per lavori come ‘Do ut des” e “Nomi, cognomi e infami” le minacce dei mafiosi e la vita sotto scorta, sarà sul palco, nello stesso giorno in cui esce il libro omonimo, con “L’innocenza di Giulio. Andreotti non è stato assolto”. II monologo, a cui hanno collaborato Giancarlo Caselli e Carlo Lucarelli, e diretto da Renato Sarti, racconta vita e azioni dell’uomo politico più rappresentativo e discusso della Prima Repubblica. (Biglietti a 20 euro. Informazioni e prenotazioni: 031/270170).

Cavalli, come nasce l’esigenza di un monologo su Andreotti?

Non accettiamo che una bugia ripetuta tante volte possa diventare verità e non a caso, lo spettacolo si apre con un video in cui Giancarlo Caselli, il giudice che ha istruito il processo al senatore, per collusione con la mafia, sottolinea, per chi lo avesse dimenticato, che Andreotti non è stato assolto ma che se la sentenza fosse arrivata entro il 20 dicembre del 2002, avrebbe potuto essere condannato, in base all’articolo 416.

E dunque come accostarsi a una vicenda come questa?

lo, Caselli e Lucarelli ci siamo confrontati a lungo e ci è parso chiaro che non dovevamo rileggere, come fatto tante volte, in passato, la figura di Andreotti da un punto di vista ideologico. Il proposito guida è stato ricostruire l’andreottismo per entrare a capire una stagione focale della storia italiana e anche per poter riconoscere i nuovi “Andreotti” che caratterizzano oggi la nostra politica. E importante sottolineare come la “spericolatezza” nei modi, nelle scelte, nelle frequentazioni, è sempre, soprattutto per i politici, un comportamento pericoloso, che non fa il bene dei cittadini, anche quando sembra rivestita da una patina di fascinazione.

Perché riallestire un “processo” sul palcoscenico e contemporaneamente scrivere un libro?

Mentre il teatro è la pars destruens che distrugge i miti e porta il pubblico a conoscere la verità, il libro è la pars construens, in cui il lettore ha un approccio più attivo e costruisce le proprie opinioni. Per lo spettacolo, e per il libro, la fonte prima sono gli atti processuali.

Materiale “difficile” per il teatro?

Sì, ma anche una fonte certa e inoppugnabile, cui attingere con rigore, per una ricostruzione chiara e senza ombre. Impegnarci nella lettura di quei documenti, con l’aiuto del massimo esperto, Caselli, non è stato facile ma dimostra a quanti volevano far credere il contrario, che è una operazione possibile e doverosa.

Qual è stata la reazione di Andreotti al vostro lavoro?

Sappiamo che non gli è piaciuto e che sta aspettando il libro. In compenso, alla prima, abbiamo suscitato lo sdegno di Giovanardi. Mi ha fatto piacere, anche per il fatto che, finalmente, il teatro andava in prima pagina.

Caselli e Lucarelli, due collaborazioni d’eccezione …

Sì. Il rigore del magistrato e la capacità comunicativa del divulgatore sono state preziosissime. Importante anche il ruolo di Cisco, ex dei Modena City Ramblers, che ha dato la sua sensibilità di musicista al progetto.

Sara Cerrato (da La Provincia di Como, 21/03/2012)

Rispondi