L’Italia andreottizzata: CadoInPiedi sul nuovo libro ‘L’innocenza di Giulio’


E’ il libreria il tuo nuovo libro: “L’innocenza di Giulio” (ed. Chiarelettere). Un lavoro che racconta di mafia e politica, partendo dalla figura di Giulio Andreotti. Ma chi è Giulio Andreotti? E cosa ha rappresentato per il nostro Paese?

Giulio Andreotti è l’esponente politico che più di tutti ha attraversato le diverse Repubbliche, le diverse legislature, e quindi, se vogliamo, per presenza e per durata è il simbolo della politica italiana. Ed è per questo che la responsabilità sulla figura di Giulio Andreotti e soprattutto l’analisi sulla sua innocenza è un esame di coscienza sull’innocenza di questo Paese.
Andreotti è stato scambiato per statista. Un politico che ha dimostrato tutta la sua mediocrità nell’avere bisogno di usare metodi che anticipino, che scavalchino le regole perché incapace di governare secondo le regole. E quando il potere ha bisogno di diventare prepotente o di utilizzare i prepotenti per governare, non è più un potere credibile e soprattutto è un metodo che va raccontato, perché l’andreottismo come metodo di governare, in realtà è diventato un sistema che si è modernizzato, che ha cambiato referenti, ma ha dimostrato e continua a dimostrare di funzionare in questo Paese.

La mafia e la politica sono due entità separate oppure no?

La mafia senza politica non può esistere, mentre la politica senza mafia sì. La mafia continua a essere forte nel momento in cui la politica, o alcuni esponenti della politica o alcuni mezzi della politica, mettono in vendita quelle che sono le regole e quelli che sono i diritti. Per cui, affinché le mafie siano degli ottimi compratori che riescono veramente a condizionare gli atti amministrativi, hanno bisogno di trovare dei politici che siano assolutamente svendibili.
La vera domanda è quanto quella mafia che lo stesso Andreotti probabilmente ha utilizzato come controllo del territorio e come controllo del consenso, in realtà oggi sia diventata ispiratrice delle azioni politiche. E’ necessario rendersi conto che il connubio mafia e politica è uno dei cancri più gravi di questo Paese, in tutte le sue forme, nelle forme più militari, quelle che escono molto più facilmente sui giornali o vengono scritte e vendute molto meglio sui libri, ma anche nelle sue sorelle che possono essere la corruzione e il riciclaggio. Finché non si capisce che l’ispiratore unico è sempre lo stesso, difficilmente si potrà parlare di legalità e soprattutto di moralità.
Il problema vero non è solo quello delle regole, ma, come ci racconta il processo Andreotti, il problema vero è lo spessore morale ed etico di quelli che queste regole sono chiamati a difendere e a governare. Il processo Andreotti racconta un modo di fare politica che parte dall’omicidio di Notarbartolo, passa da Portella della Ginestra e probabilmente negli stili è molto diverso dall’innocenza di Dell’Utri o dalla presunta innocenza di contemporanei capi di governo.

Sei consigliere regionale in Lombardia. Considerato il numero di indagati che ruotano attorno al Pirellone, a volte Milano sembra Reggio Calabria. Ma i lombardi se ne rendono conto?

Credo che con l’operazione Infinito l’aspetto militare della criminalità organizzata sia, un po’ per allarme e un po’ per emergenza, entrato comunque nella pancia dei lombardi. La cosa che lascia sempre abbastanza perplessi è che ogni volta serve una maxioperazione, ciclicamente, per accendere uno sdegno che però non riesce a rimanere acceso più di qualche anno, perché l’operazione Infinito poi in realtà è simile alle maxioperazioni deglianni 90, dalle quali scaturirono centinaia di ergastoli.
In questa città si dimenticano troppo in fretta le vicende di Sindona, la vicenda di Ambrosoli. Le indagini di questi giorni in Regione Lombardia, secondo me, raccontano, al di là dell’aspetto strettamente giudiziario, un aspetto culturale e politico. E la Lombardia che è così brava a essere intollerante, a volte anche nei modi sbagliati, non riesce a imparare invece a essere intollerante con gli amministratori inopportuni. Non riesce soprattutto a rivendicare un’inopportunità che non debba per forza essere legata alle azioni giudiziarie: si può essere inopportuni molto prima di essere rinviati a giudizio, molto prima anche di essere condannati. Si è inopportuni nel momento in cui si cominciano a addensare delle ombre, lo diceva Paolo Borsellino. Sono le stesse parole del Presidente Pertini quando parlava della politica con le mani pulite.
Credo che quando in Lombardia si riuscirà a accendere la rivolta solidale che in Calabria c’è già da anni, checché ne dica la Lega o checché ne pensino alcuni lombardi, allora probabilmente si comincerà veramente ad avere un’evoluzione culturale, sociale e poi inevitabilmente politica.

http://www.cadoinpiedi.it/2012/03/22/litalia_andreottizzata.html

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