Giulio vs Giulio. Cavalli racconta Andreotti

di Mario Bianchi per klpteatro.it

La scena è scarna: solo cinque praticabili, due leggii, pochissimi oggetti di scena ed un inginocchiatoio.
È qui che Giulio Cavalli diventa indissolubilmente Andreotti; è qui che, camuffando di poco la voce, negherà ogni conoscenza dei cugini Salvo. È qui che giustificherà la sua assenza al funerale del generale Dalla Chiesa; ed è qui che pronuncerà la frase terribile rivolta ad Ambrosoli, definendolo una persona che la morte “se l’andava cercando”.

Giulio Cavalli, attore che gira protetto dalla scorta, e anche consigliere regionale, da anni porta in scena un personalissimmo teatro civile. Ancora una volta ci parla di mafia, ma questa volta lo fa da un punto di vista assai particolare, raccontando la vicenda processuale dell’inossidabile senatore a vita Giulio Andreotti, accollandosi oltretutto l’alto rischio di offrirci un paragone assai arduo da raggiungere, dopo la grande interpretazione che aveva fornito di Andreotti Tony Servillo nel “Divo” di Sorrentino.

Ma ne “L’innocenza di Giulio” (che è anche un volume edito da Chiarelettere Editore, Milano, 2012, pp. 148) il compito è diverso e più ardito. Qui non vuole esserci l’identificazione con il personaggio; qui importa la denuncia forte ed esplicita. Andreotti non è stato assolto perché innocente, le colpe di Andreotti sono state prescritte non assolte. E’ da questa constatazione che parte lo spettacolo. Dalla constatazione che bisogna sempre sapere da che parte stare, e incontrovertibilmente.

La narrazione è divisa in capitoli, a cui fanno da contraltare le canzoni-ballate di Cisco Bellotti.
Mescolando recitazione e video (con l’aiuto, per i testi, di Carlo Lucarelli che gli fa un po’ da modello stilistico e diGiancarlo Caselli che in qualche modo lo legittima), Cavalli ripercorre tutta la storia del “divo” Giulio, iniziando però da molto lontano, dal 1893, ossia dalla storia della prima vittima eccellente di mafia: il politico siciliano Notarbartolo, accoltellato in treno nel tragitto tra Termini Imerese e Tarbia.

Alterna così letture di atti giudiziari a testimonianze e deposizioni di vari pentiti (Mannoia, Buscetta, Di Maggio), a considerazioni personali, avvalendosi di Renato Sarti, regista che ha fatto del teatro civile e dell’impegno il centro del proprio lavoro.
Ed il giudizio finale su Andreotti non è certo di assoluzione, e non perché il reato, al momento della sentenza, è caduto in prescrizione, quanto perché il suo fare politico è sempre stato in collegamento con pezzi più o meno legali di questo Paese. E non per niente i momenti finali dello spettacolo sono dedicati a Silvio Berlusconi e a Marcello Dell’Utri.

Viene fuori un ritratto molto personale e particolare di un’Italia che non vorremmo mai aver conosciuto, e che il teatro di Cavalli riesce a riconsegnarci in modo esplicito e coinvolgente, in tutti i suoi contorni e ambiguità.

L’innocenza di Giulio. Andreotti non è stato assolto
di Giulio Cavalli
con Giulio Cavalli
collaborazione ai testi: Giancarlo Caselli e Carlo Lucarelli
regia: Renato Sarti
musiche originali: Stefano ‘Cisco’ Bellotti
produzione: Bottega dei Mestieri Teatrali, Lodi e Teatro della Cooperativa, Milano

Visto a Como, Teatro Sociale, il 22 marzo 2012

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