Cultura tra chi legge e chi scrive

Ed ecco qua il nervo scoperto, il punto dolente, l’ambiguità su cui sguazza da anni tutta una serie di falsi creatori di cultura. Un’ambiguità in cui credo e spero che sia caduta anche lei, inconsapevolmente. Per essere “riconosciuto come evento culturale” l’aspetto commerciale non deve riguardare la scrittura, ma la lettura. Fare business sulle legittime ambizioni di chi scrive non è cultura. Si fa cultura quando si riesce a vendere un libro, a far leggere un libro. Quando qualcuno investe qualcosa per acquistare la storia di un’altra persona per farsi da questa intrattenere, quando c’è una trasmissione di pensiero. Pensate che sia interessante fare un festival per scrittori esordienti? Va benissimo, è un’ottima idea. Ma se vogliamo che abbia una rilevanza culturale rivolgiamoci a chi legge e non approfittiamoci dei sogni di chi scrive.

Manuele Vannucci di Intermezzi Editore scrive all’assessore alla Cultura del Comune di Firenze Cristina Giachi. E in fondo la lettera vale per qualche centinaio di editori troppo furbi e di scrittori mal consigliati.

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