Giulio Andreotti, l’innocente

(di Rocco Di Blasi per IlSalvagente)

Gli italiani dimenticano in fretta. ln tanti hanno già rimosso i governi Berlusconi. Chissà quanti sono, allora, quelli che ricordano un signore che si chiama Giulio Andreotti, attualmente senatore a vita, dopo essere stato 7 volte presidente del Consiglio, 8 volte ministro della Difesa, 5 volte ministro degli Esteri, due volte ministro dell’Industria e poi al Tesoro, agli Interni, alle Finanze e così via, senza mai lasciare il Parlamento dal 1948 a oggi (sono 64 anni!).

Al Divo il regista Paolo Sorrentino ha dedicato anche un film. Il giudice Gian Carlo Caselli, invece, lo ha mandato sotto processo per associazione a delinquere con Cosa Nostra. Un’iniziativa che, all’epoca, fece scalpore, se non altro per la temerarietà del magistrato inquirente. Com’è finita? In primo grado l’imputato è stato assolto, in appello – invece- è stato dichiarato colpevole di rapporti con la mafia fino al 1980, ma il reato era prescritto.

Si chiama L’innocenza di Giulio il libro che Giulio Cavalli, scrittore e autore teatrale, ha dedicato alla carriera politica di Andreotti (Chiarelettere, 147 pagine, 11 euro). E’ un utile pro-memoria che supera il mezzo secolo di storia nazionale. Si parte da quando Giulio aveva 8 anni: in un autobus un mutilato gli calpesta un piede e si scusa. Il futuro presidente del Consiglio gli risponde, mostrando i segni precoci della sua proverbiale ironia: “Se tutti i mutilati passassero sui miei piedi, sarei rovinato”. Lo stesso macabro humour mostrato dopo il delitto Ambrosoli: “Non voglio sostituirmi alla polizia o ai giudici, certo è una persona che, in termini romaneschi, se l’andava cercando”.

Scrive Gian Carlo Caselli nella prefazione: questo libro “è anche un potente antidoto contro una patologia che affligge pesantemente il nostro paese: la perdita di memoria che sconfina nell’amnesia, l’irresponsabile sottovalutazione del pericolo che si corre quando si occulta il passato”.

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