Giulio Cavalli ospite di ‘Quello che (non) ho’

Quello che non ho: il sole

Perché sole sa di sole quando non ha macchie in faccia. Il sole è rotondo se non ha schegge in giro. Mi manca il sole tutto a forma di sole.

Senza la scheggia di chiedermi se ne vale davvero la pena. Dico di entrare sotto il livello del mare a raschiare i fondali della minaccia avvisata.

Non ho un sole tutto caldo e bellezza: annuso la nebbia di camminare guardandosi i piedi, leggersi nei riflessi, condizionarsi. È la paura sotto il sole che diventa il tuo re nudo. Convivo sotto il sole con la coscienza di non essere solo mio. Un virus con cui infetto i luoghi, gli oggetti e le persone che incontro, incrocio e che frequento. Una colata che ha trovato un buco nel sole per gocciolare costantemente nel vaso della mia giornata.

L’eclisse della tua famiglia che comunque si è persa un pezzo della storia e si ritrova a mulinare le braccia per stare a galla, e mentre nuota deve anche mettersi a capire. L’eclisse di un allontanamento dal resto, un’incomprensione continua, una voglia mancata di spiegare. L’eclisse di una risata che ha bisogno di uno sforzo, di essere lanciata, di non spegnersi nelle parole e sul palco per non rischiare la resa. L’eclisse di una bolla che ti soffia tutto intorno e ti ci siedi dentro, per proteggerti, sfocando il resto. Se non riesco a sapere e conoscere chi mi guarda sono senza sole come dentro una scatola di scarpe. Posso solo sperare di non diventare ridicolo mentre abbaio alla luna. Alla luna perché alla fine non riesci più a trovare le parole giuste per farci amicizia, con il sole.

 

Giulio Cavalli ospite della trasmissione di Roberto Saviano e Fabio Fazio in onda su LA7: Quello che (non) ho.

2 Commenti

  1. paola

    Caro Giulio,
    ieri sera quel tuo “Posso solo sperare di non diventare ridicolo mentre abbaio alla luna,…”
    mi ha commosso, senza nemmeno rendermi conto, mi sono alzata , ho aperto la finestra e ho cercato la luna e nel silenzio della montagna ho sentito il tuo grido rimbalzare impetuoso, forte.
    Caro Giulio grazie per aver avuto la forza di “abbaiare” la tua inquietudine, la tua sofferenza, ora il tuo coraggio troverà tabernacolo nei cuori di molti e sarà così custodito, lievito prezioso per nuovo pane.

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