Quello che si deve dire su Andreotti (recensione del libro L’INNOCENZA DI GIULIO)

Nei giorni successivi al malore avuto da Giulio Andreotti sulle principali testate (e non solo) abbiamo potuto leggere articoli a mò di coccodrillo come se il “Divo” senatore fosse passato già a lunga vita. Articolasse in cui è stata srotolata tutta la pellicola della storia politica di uno dei protagonisti nel cammino della nostra Repubblica. Un fiume di inchiostro per elevare a santino il politico più di lungo corso (insieme al senatore Emilio Colombo) che siede nelle Camere alte del Nostro Paese. I giornali hanno cercato di evidenziare tutto quanto vi fosse da incensare del già sette volte Presidente del Consiglio e del già ministro (infinite volte) di quasi tutti i dicasteri. E dell’altro Andreotti? E dei legami con la mafia? E del suo caso giudiziario? E della prescrizione di reato fatta passare dentro una sentenza innocentista ? E’ da poco nelle librerie un volume uscito per Chiarelettere che ci fa conoscere, invece, l’Andreotti delle malefatte . “L’innocenza di Giulio” (titolo che può suonare come una canzonatura) l’ha scritto l’attore Giulio Cavalli che attualmente è anche consigliere regionale in Lombardia per Sinistra Ecologia e Libertà e che, da qualche tempo, gira scortato per le minacce di morte avute da cosche mafiose in seguito alle coraggiose denunce portate nei teatri con “Storie eccezionali e persone normali” , messinscena vincitrice nel 2010 del premio dedicato alla memoria di Pippo Fava, il giornalista siciliano ammazzato dalla mafia. Impaginato secondo dei ritmi che stanno tutti nell’arte del palcoscenico, Cavalli fa una cronistoria in cui, tenendo sullo sfondo alcuni misteri di un’Italia molto grigia ( i casi di Sindona, Ambrosoli …) e macchiata di sangue (morti di Aldo Moro, Piersanti Mattarella, Salvo Lima…), fa uscire con le ossa rotte il “buon” Giulio . Quell’assoluzione in Cassazione del 2004 che scarica il senatore dal reato di associazione mafiosa secondo Cavalli è una menzogna. Una bugia sparata all’infinito ( dai media) che alla fine è stata fatta passare tra la gente come se fosse una verità. Una vergogna che riversa fango sulle istituzioni, azzera le gravi responsabilità di un politico allegate ad uno dei reati più meschini, trasmette un messaggio inequivocabile che tanto “piace ai mafiosi”. L’attore-scrittore con coraggio nel ridare una minimo di dignità alla verità dei fatti non da scampo a Giulio Andreotti, il senatore a vita novantatreenne doveva essere condannato ed invece l’ha fa franca grazie ad un sistema di informazione-non informazione, alle leggi che fermano i processi e lasciano andare in prescrizione gli addebiti. Non è, dunque, innocente il Giulio Andreotti amico dei mafiosi e bugiardo matricolato. Il cuore di questa storia “Caro Giulio – scrive Cavalli – sta nella verità più che nella giustizia. L’unico indizio possibile è impastato di nausea. Per questo, caro Giulio, è venuto fuori un libro maleducato e rissoso. Di un’indignazione che pulsa nelle tempie”.

 Mimmo Mastrangelo (da IL QUOTIDIANO DELLA BASILICATA)

Rispondi