La memoria di Falcone secondo Ilda

Non c’è stato uomo in Italia che ha accumulato nella sua vita più sconfitte di Falcone: bocciato come consigliere istruttore, bocciato come procuratore di Palermo, bocciato come candidato al CSM e sarebbe stato bocciato anche come procuratore nazionale antimafia se non fosse stato ucciso. Eppure ogni anno si celebra l’esistenza di Giovanni come fosse stata premiata da pubblici riconoscimenti o apprezzata nella sua eccellenza. Un altro paradosso. Non c’è stato uomo la cui fiducia e amicizia è stata tradita con più determinazione e malignità. Eppure le cattedrali e i convegni, anno dopo anno, sono sempre affollati di “amici” che magari, con Falcone vivo, sono stati i burattinai o i burattini di qualche indegna campagna di calunnie e insinuazioni che lo ha colpito.

Voglio ricordare che la magistratura italiana addirittura scioperò contro Falcone nel 1991. Scioperò contro la legge che creava la Procura nazionale antimafia a lui destinata. Per bloccarne la candidatura, ricordo, un togato del Csm, Gianfranco Viglietta, di Magistratura democratica, esaltò in una lettera al presidente Cossiga l'”assoluta indipendenza” dell’antagonista di Falcone, Agostino Cordova, osservando che “i criteri per la nomina a importantissimi incarichi direttivi non prevedono notorietà o popolarità”. Dunque, Falcone non era indipendente, ma solo “popolare” per Viglietta. Più esplicito in quell’accusa fu Alfonso Amatucci, anch’egli togato al Csm, per la corrente dei Verdi (cui pure Falcone aderiva). Scrisse al Sole-24 ore che Giovanni “in caso di designazione, avrebbe fatto bene ad apparire libero da ogni vincolo di gratitudine politica”. Falcone era più o meno un “venduto” per Amatucci. Ancora un ricordo. Leoluca Orlando nel 1990, sostenne e non fu il solo, soprattutto nella sinistra – che “dentro i cassetti della procura di Palermo ce n’è abbastanza per fare giustizia sui delitti politici”. Quei cassetti, dove si insabbiava la verità sulla morte di Mattarella, La Torre, Insalaco, Bonsignore, erano di Falcone. Ritorna l’accusa di Amatucci e Viglietta: Falcone è un “venduto”. Delle due l’una, allora. O quelle accuse erano fondate e allora non si beatifichi come eroe un magistrato che ha fatto commercio della sua indipendenza o quelle accuse erano, come sono, calunnie e gli artefici avvertano la necessità di fare pubblica ammenda.

In dieci anni, non ho ancora ascoltato una sola autocritica nella magistratura e nella politica. Fin quando ciò non accadrà, io sentirò il dovere di ricordare. Perché solo ricordare le umiliazioni subite da Giovanni Falcone permette di comprendere il significato del suo sacrificio, il suo indistruttibile senso del dovere e delle istituzioni; di afferrare l’eccentricità “rivoluzionaria” del suo riformismo rispetto a un modo di essere magistrato in Italia o a fronte dell’idea subalterna della funzione giudiziaria coltivata dalla politica. Era questa sua diversità a renderlo inviso a una parte della magistratura e a rendergli diffidente e nemica la politica, tutta la politica, se si esclude la parentesi al ministero dove gli fu possibile.
(Ilda Boccassini, 2002)

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10 Commenti

  1. Francesca

    Grazie dottoressa, la penso esattamente come lei e come lei mi offendo tutte le volte che sento celebrare oggi Falcone, e anche Borsellino, da "amici" un tempo nemici, talvolta sommersi, ma autentici nemici, quali sono rimasti anche oggi, soltanto più al sicuro adesso!!! Grazie dottoressa per avere sempre il coraggio delle sue idee e delle sue opinioni. francesca

  2. Pasquale

    Tutti i servitori dello stato onesti che hanno operato contro la mafia sopratutto in terra di Sicilia, non appena si sono avvicinati pericolosamente alle verità scomode per i politici e colletti bianchi, sono stati abbandonati dallo stato e lasciati soli, quasi dati in pasto alla mafia più violenta. Le parole della dottoressa Boccassini sono sacrosante. Grazie a nome degli italiani onesti e un grazie particolare dei siciliani onesti coscienti che la mafia blocca lo sviluppo, ma favorisce il potere centrale che raccatta i voti di gente disperata che lo stato mantiene tale per servirsene quando ne ha bisogno per chiedere i voti.

  3. Enzo

    Grazie Ilda a nome di tutti gli italiani onesti, la verità bisogna sempre ripeterla, all'infinito. Grazie ancora per la tua testimonianza, adesso tocca a noi diffondere le tue parole affinche arrivino dovunque. Grazie

  4. Marco

    L'italia è piena di Falcone, persone che fanno il suo dovere, sono ostacolati da molti e poi quando non ci sono più, per salvarsi la faccia, si celebrano i loro nomi e le loro gesta.
    L'aspetto che Ilda Bocassini tocca è la mancanza peggiore del sistema Italia : la meritocrazia. Non solo non la conosciamo, ma nemmeno ci sforziamo di parlarne.
    Grande Ilda.

  5. stefania

    da donna a donna: la concretezza delle parole non è un'opinione, e da te sono ovviamente uscite parole concrete e piene di buonsenso! brava, e coraggio, come sempre!

  6. rosanna

    Io ti adoro.
    Se vuoi ti supporterò per far capire a tutti come tutti, in un modo o nell'altro abbiamo concorso alla sua uccisione. Anche solo non proteggendolo, anche solo non facendogli scudo a tutte le ingiurie, che sono diventate bomba e lo hanno fatto saltare in aria.

  7. paola maggi

    grazie Ilda per aver messo in chiaro dieci anni fa i rapporti fra Falcone e la politica e per aver richiamato, con nomi e cognomi, l'attenzione su chi in vita lo ha osteggiato in modo subdolo, cercando di delegittimarlo ai nostri occhi. Vorrei solo che queste cose fossero ripetute ancora, questo per impedire che le giuste e doverose cerimonie in ricordo dell'impegno di quell'uomo meraviglioso si trasformino in retoriche evocazioni. La verità, purtroppo, non ha voce se non le diamo la nostra.

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