Giuseppe Imbalzano risponde

Giuseppe Imbalzano mi scrive una lettera aperta sull’episodio dell’infelice battuta. Inevitabilmente la sensibilità di molti ha amplificato la sua infelice uscita su diversi quotidiani (e, lasciatemelo dire, per fortuna) ma attenzione al giochetto di chi vorrebbe sotterrare dietro questa polemica i nodi cruciali di una sanità che riesce ad essere più elegante nelle parole ma con risultati disastrosi verso i cittadini e l’etica pubblica (non serve nemmeno citarli, basta guardare le prime pagine dei quotidiani degli ultimi mesi). Perché noi abbiamo chiesto la rimozione di Pietrogino Pezzano, tanto per dire, o di Felice Tavola. E sui quei problemi ci concentriamo. E abbiamo chiesto le scuse (che sono qui) di Imbalzano. Ora il dirigente (con cui ci siamo sentiti telefonicamente) prenderà le sue decisioni sperando che non siano decisioni convergenti con il sistema che “combattiamo”.

“Caro Dr Giulio Cavalli

Sono il reo (non mostro, spero) di quanto accaduto. Le scuse, man mano che ho potuto, le ho presentate. La battuta, che nulla aveva di provocatorio, ma che fa parte della cultura Yiddish, raccontatami da un mio amico ebreo israeliano, è assolutamente paradossale e rappresenta il rifiuto per la totale assenza di umanità che ha reso il rapporto tra gli uomini violento e senza prospettive se il nostro comportamento non persegue una etica di sensibilità e di rispetto che travalichi quelli che sono gli elementi sensibili di ognuno di noi, colore della pelle, religione, distinzioni di genere, salute e speranze in ogni atto o situazione.

Scusarmi è dovuto, ed è anche poco, considerato che non solo non volevo essere offensivo, ma rimarcare quali siano le mostruosità a cui sono state sottoposte milioni di persone. E in qualche parte del mondo lo sono tuttora. Il mio lavoro, la mia vita, la mia quotidianità, sono impostati alla ricerca di soluzioni e risposte ai bisogni dei cittadini, in particolare dei deboli e dei fragili. Da oltre 35 anni lavoro in sanità pubblica e credo che tanto del mio lavoro sia stato fatto proprio per rispondere alle esigenze di tutti, dalla semplificazione organizzativa alla gestione di servizi per favorire l’accesso ai cittadini con limitazioni funzionali o fisiche, dalla informatizzazione di intere aziende all’avvio del primo call center lombardo nei primi anni 90, da interventi e sviluppi nel settore della telemedicina, dagli interventi di riorganizzazione di ospedali o intere aziende alla ristrutturazione di parti o settori di ospedali.

Revisioni che hanno portato alla riduzione dei tempi di attesa o di degenza con servizi più efficienti, e, spero, anche più efficaci. Alcuni progetti innovativi come” l’ospedale aperto” e per “l’umanizzazione degli ospedali” sono tuttora operanti in strutture dove ho prestato la mia opera. Sono progetti che hanno cercato di rendere le strutture di ricovero più vicine ed assimilabili al domicilio, dal telefono a disposizione ai servizi essenziali forniti con il costo stesso del drg e non a pagamento. E non solo questo, naturalmente.

Poco, forse, ma costante e continuo. Ma oltre a questa attività mi sono occupato di progetti e interventi sulla prevenzione umana, sia in generale che, negli ultimi anni, sulla prevenzione dei tumori che tanto affligge la Nostra Regione. Azioni che hanno portato a modelli ed attenzioni diverse rispetto al passato, coinvolgendo intere comunità e aziende ospedaliere, pubbliche e private di intere Province.

Non aggiungo altro se non che sono stato premiato su un progetto, “sciogliete le file” nell’ambito del concorso “cento progetti” che sono stati attivati nel 1995 dal Governo Italiano. Non vinto ma segnalato per altri progetti, sempre nelle edizioni successive. Ho partecipato e sono stato responsabile scientifico di progetti della UE sulla semplificazione in Sanità e sulla informatizzazione della medicina generale.

Non vado oltre perché, pur avendo fatto molte altre cose, che poi sono esitate in documenti, pubblicazioni e partecipazioni a congressi, nazionali ed internazionali, tutte orientate a cercare di risolvere problemi esistenti per le barriere, non solo fisiche ma anche culturali, morali e relazionali, che si creano tra servizi e cittadini, diventerei oggettivamente troppo lungo.

Ma ci sono i documenti e sono a disposizione di chiunque voglia valutare e considerare quanto io abbia fatto nel corso di questi anni.

Sono assolutamente dispiaciuto ed amareggiato per come sia stata mal interpretata una mia, insisto, infelicissima battuta, che non mi appartiene come pensiero e come azione. Nel quotidiano come da sempre è stata mia cura agire per il bene e non per danneggiare la collettività intera. Sono davvero dispiaciuto e chiedo scusa per le mie parole, che abbiano o no offeso qualcuno, con tutta la sensibilità che credo di avere e di poter dimostrare di avere, umana e culturale.

Nel caso lo ritenesse, sono a Sua disposizione per un incontro per chiarire questo od altri argomenti che Lei ritenesse opportuni. La ringrazio per aver dato il giusto valore a parole esecrabili se lette nella forma scorretta e per l’attenzione ai temi sulla dignità umana che sono il fulcro del Suo operare e che perseguo anche io quotidianamente, seppure commettendo, come in questo caso, un errore grave data la posizione che occupo in seno alla attività dei Servizi Sanitari Lombardi. Cordialmente Giuseppe Imbalzano”.

7 Commenti

    1. Nino

      Cè stato un tale (Gesù di Nazaret) che ha detto: "Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei".

      E chinatosi di nuovo, scriveva per terra.

      Ma quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani fino agli ultimi. (Gv 8: 7, 8, 9).

      Mi meraviglia tanta sicurezza nelle colpe degli altri come quella dimostrata dal GianCarla.

  1. Nino

    C'è molta più dignità in Imbalzano che presenta le dimissioni per una battuta ritenuta offensiva verso gli ebrei da un processo sommario sulla stampa dominato da posizioni ideologiche, che non nella gratuita polemica politica avviata da Cavalli senza verificare la fonte, il senso e la portata della battuta.
    E' vero le parole sono pietre, anche quelle scritte, e ora chi ne paga il prezzo? Solo Imbalzano e i cittadini di Pavia ai quali tocca subire un Direttore Generale in quota Lega che forse potrà essere un buon chirurgo ma nulla capisce di sistemi dei servizi di tutela della salute. Non certo Cavalli che può continuare a fare tranquillamente il moralizzatore senza preoccuparsi delle conseguenze delle sue azioni.

  2. maurizio

    le parole sono come pietre…… me lo dicevano da piccolo…. e questo vale per Imbalzano come per Cavalli e per tutti gli altri che in questi due giorni non hanno perso l'occasione per dare il meglio di se, e poi mi pare davvero puerile dire che si chiedevano solo delle scuse…. forse si potevano chiedere in tanti altri modi…. Mi è tornato in mente quando dopo che avevo detto una parolaccia qualche compagno mi diceva: "adesso lo dico alla tua mamma e alla maestra…. e poi anche al parroco così non ti fa più fare il chierichetto…. e poi dopo che avevo scontato il sacrosanto castigo materno e non solo, mi diceva: "ma io non pensavo…."
    Il direttore si è dimesso perchè ha ancora una dignità e si assume le sue responsabilità, così molti dormiranno sereni , spero siano altrettanto sicuri di avere fatto il bene della sanità lombarda…

    p.s. ieri ho visto una cosa buffa, un moderatore loggato sotto falso nome che si premurava di "segnalare" i commenti di ospiti con mail false o con IP uguali: che bel repertorio di lealtà e onestà

  3. Natalia

    con enorme dispiacere aprendo la notizia delle dimissioni del dr. Imbalzano ! Aveva appena impostato su rotaie giuste il sistema socio sanitario pavese portando i servizi sanitari piu' vicino ai cittadini ! E' pacifico che le scuse sono dovute per la battuta infelice ( per il contesto dove e' stata buttata giu' ) , ma non giustifica l'accanimento e facile populismo politico e linciaggio dell'uomo che tantissimo ha dato alle persone fragili ! Speriamo che la Regione non accetti le sue dimissioni !!!

  4. giulia

    Tranquilli!! L'uomo è stato bruciato (vivo) e le torte della sanità pubblica lombarda ed in particolare quelle dell'ASL di Pavia sono rimaste crude e intatte. Complimenti per l'azione politica, veramente efficace!

  5. Maverik

    L'affermazione può essere uscita solo da un nazista. Altro che "amico ebreo israeliano". La cultura Yddish ha ben altro spessore. Ritengo che il soggetto in questione debba pagare anche penalmente, altro che pelose scuse (che lasciano il tempo che trovano)

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