La trattativa, Mancino e il buco nero

Credo sia difficile raccontare cosa stiamo vivendo. E quanto tutto sia così sotto traccia e con un dolorosissimo silenzio intorno.

L’ultimo indagato nell’inchiesta sulla Trattativa tra Cosa Nostra e pezzi delle Stato è un membro di spicco delle istituzioni. L’ex presidente del Senato Nicola Mancino è infatti accusato dalla procura di Palermo di aver rilasciato false dichiarazioni durante le sue audizioni davanti ai magistrati. “Emergono evidentemente delle contraddizioni nelle cose dette, dai diversi esponenti delle istituzioni sentiti: quindi qualcuno mente. Ora è compito della procura e del tribunale capire come sono andate veramente le cose” aveva detto perentorio il sostituto procuratore Nino Matteo subito dopo l’audizione di Mancino davanti la quarta sezione penale di Palermo durante il processo contro gli ex alti ufficiali del Ros Mario Mori e Mauro Obinu. Oggi proprio per Mancino è scattato l’avviso di garanzia per falsa testimonianza.

Ad inguaiare l’ex dirigente della Democrazia Cristiana sono state le varie discrepanze emerse durante i confronti con altri esponenti politici , come Vincenzo Scotti e Claudio Martelli, che come lui erano in carica nel periodo 1992 – 93, ovvero durante il governo guidato da Giuliano Amato. Mancino, Scotti e Martelli sono stati sentiti a più riprese dagli inquirenti palermitani ma i loro ricordi sulle dinamiche politiche dell’epoca sono apparsi in certi casi assolutamente inconciliabili. La discrepanza più evidente è emersa in merito all’avvicendamento tra Scotti e lo stesso Mancino alla guida del Ministero dell’Interno il 28 giugno del 1992.

L’articolo completo (da leggere, ritagliare, diffondere e dibattere) è qui.

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2 Commenti

  1. Non si può nascondere la verità per sempre. Il popolo Italiano ha diritto alla verità, anche se è difficile combattere con quanti hanno cercato, per anni, di occultarla. "Il sangue dei giusti è seme!", gridava una donna ai funerali di Giovanni Falcone; mentre ai funerali degli agenti di scorta di Paolo Borsellino, celebrati nella Cattedrale di Palermo, la folla gridava: "Fuori la Mafia dallo Stato!", rompendo i cordoni di sicurezza e prendendo a calci e pugni i politici presenti che, per miracolo, evitano il linciaggio. Politici che, la moglie Agnese, non aveva voluto ai funerali di suo marito Paolo, rifiutando la celebrazione dei funerali di Stato. La gente di Palermo, quel giorno, aveva capito tutto e Agnese Borsellino, rifiutando i funerali di Stato e tenendo lontano gli uomini politici e di Governo dalle esequie, fece più che una denuncia. Ma quel seme, quel sangue versato dagli uomini migliori del nostro Paese, non deve essere dimenticato. Quel seme ha il DIRITTO DI GERMOGLIARE, perchè, finalmente, sia restituita le verità alle vittime di quelle carneficine e ai loro familiari.

  2. sabrina

    GIà! Doloroso. Dici bene Giulio! Se poi si vanno a leggere le quattro versioni date da Ayala sulla borsa di Paolo Borsellino è sgomento! Inquietante il ruolo di militari e dirigenti delle forze dell'ordine. Insomma un Paese consegnato, grazie all'omertà di uomini delle Istituzioni, nelle mani della criminalità organizzata. Ma una parte di questo Paese non si rassegna. Vogliamo la verità e soprattutto vogliamo che chi si è reso corresponsabile della strage di via d'Amelio e prima di Capaci lasci gli incarichi istituzionali e dica la verità. Perchè sia fatta giustizia e ci siano restitutite libertà e dignità. Perchè si possa essere davvero credibili agli occhi dei nostri figli ancor prima che agli occhi del mondo. Se non si farà un passo in questa direzione, se non si apriranno tutti gli armadi della vergogna, saremo sempre ricattabili e senza futuro. Se non si farà questo saranno solo parole e basta.

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