L’informazione è cibo

Geniale Rangaswami per TED:

Adoro il mio cibo. E adoro l’informazione. I miei figli di solito mi dicono che una di queste passioni è più evidente dell’altra. (Risate)

Ma quello che voglio fare nei prossimi 8 minuti è spiegarvi come si sono sviluppate queste passioni, il momento della mia vita in cui le due passioni si sono fuse, il percorso di apprendimento che si è verificato a partire da quel momento. E un’idea che voglio lasciarvi oggi è cosa accadrebbe di diverso nella vostra vita se vedeste l’informazione nel modo in cui vedete il cibo?

Sono nato a Calcutta — una famiglia dove mio padre e suo padre prima di lui erano giornalisti, e scrivevano su riviste in inglese. Era l’attività di famiglia. E per questo motivo, sono cresciuto con libri ovunque per casa. E intendo letteralmente libri ovunque per la casa. Questo è un negozio a Calcutta, ma è un posto dove i nostri libri ci piacciono. Di fatto, ne ho ora 38 000 e nessun Kindle in vista.

Ma crescere da bambino con libri ovunque, con gente con cui parlare di questi libri, non ha avuto poca influenza sulla mia educazione.

Arrivato a 18 anni, avevo una profonda passione per i libri. Non era la mia unica passione. Sono del sud dell’India cresciuto a Bengala. Ci sono due cose su Bengala: adorano i loro piatti saporiti e adorano i dolci. Quando ero ragazzo avevo una sana passione per il cibo. Era la fine degli anni ’60, i primi anni ’70 e avevo anche altre passioni, ma queste erano quelle che mi differenziavano. (Risate)

E la vita non era male, era fantastica. Tutto andava bene, finché non sono arrivato a 26 anni, e sono andato a vedere un film intitolato “Corto Circuito”. Qualcuno di voi l’ha visto. Apparentemente ora lo rifanno e uscirà l’anno prossimo. È la storia di questo robot sperimentale che viene fulminato e prende vita. E mentre avanzava questa cosa diceva: “Necessito input. Necessito input”.

Improvvisamente mi sono reso conto che per un robot informazioni e cibo sono la stessa cosa. L’energia arriva loro in qualche forma, i dati arrivano loro in qualche forma. Ho cominciato a pensare, e mi sono chiesto cosa accadrebbe se cominciassi a immaginare me stesso in un contesto in cui energia e informazione fossero i miei due input, se cibo e informazione avessero una forma simile.

Ho cominciato a fare ricerche ed è stato un viaggio lungo 25 anni, ho cominciato a scoprire che gli esseri umani in quanto primati hanno uno stomaco molto più piccolo in proporzione al loro peso corporeo e un cervello molto più grande.

E nell’approfondire la ricerca, sono arrivato al punto in cui ho scoperto una cosa chiamata teoria del tessuto costoso. Ossia, per una data massa corporea di un primate il tasso metabolico è fisso. Quello che cambia è l’equilibrio dei tessuti disponibili. E due dei tessuti più costosi nel nostro corpo umano sono i tessuti nervosi e i tessuti digestivi. E quello che è accaduto è che è stata avanzata un’ipotesi che apparentemente stava ottenendo risultati favolosi intorno al 1995. È una donna di nome Leslie Aiello.

L’articolo allora suggeriva che fossero intercambiabili. Se volevi che il cervello di una data massa corporea fosse più grande, dovevi vivere con uno stomaco più piccolo.

Questo mi ha completamente disorientato e ho detto: “Ok, questi due sono connessi”. Ho quindi guardato alla coltivazione dell’informazione come se fosse cibo e ho detto: Allora eravamo cacciatori-raccoglitori di informazioni. E da quello siamo diventati contadini e coltivatori di informazione.

Questo spiega davvero quello che vediamo oggi nelle battaglie per la proprietà intellettuale? Perché quelle persone che erano in origine cacciatori-raccoglitori volevano essere liberi di girovagare e prelevare l’informazione come volevano, e coloro che coltivavano l’informazione volevano costruirci attorno una recinzione, creare proprietà, ricchezza, struttura e insediamento. Quindi ci sarebbe sempre stata una certa tensione. E tutto quello che ho visto nella coltivazione mi diceva che c’erano grandi lotte tra gli amanti del cibo tra i coltivatori e i cacciatori-raccoglitori. E succede anche qui.

Quando sono passato all’università era la stessa cosa, solo che c’erano due scuole. Un gruppo di persone diceva che si poteva estrarre l’informazione, si può estrarre valore, separarlo e servirlo, mentre un altro gruppo, al contrario, ha detto no, lo si può far fermentare. Lo si mette tutto insieme e lo si mescola e il valore si ottiene in quel modo. La stessa cosa vale per l’informazione.

Ma con il consumo comincia a diventare veramente divertente. Perché quello che ho cominciato a vedere era che c’erano talmente tanti modi per consumare. Comprarla dai negozi come se fossero ingredienti. La cucinate? Ve la fate servire? Andate al ristorante? La stessa cosa valeva ogni volta che cominciavo a pensare all’informazione.

Le analogie diventavano pazzesche — le informazioni avevano date di scadenza, la gente usava impropriamente l’informazione scaduta provocando conseguenze sui mercati azionari, sul valore delle aziende, ecc. E mi sono lasciato trascinare. E questo processo dura da 23 anni.

Ho cominciato a pensare a me stesso, a noi che cominciamo a mescolare fatti e finzione, film-verità, pseudo-documentari, chiamateli come volete. Raggiungeremo la fase in cui l’informazione conterrà una percentuale di fatti reali? Cominciamo a etichettare l’informazione a seconda della percentuale di fatti? Quando la fonte di informazione sarà esaurita, cominceremo a vedere quello che succede, come se ci fosse carestia?

Il che mi porta all’elemento finale. Clay Shirky una volta ha affermato che il sovraccarico d’informazione non esiste, c’è solo un filtro guasto. Lascio a voi questa informazione, se vista dal punto di vista del cibo, non è mai un problema di produzione; non si parla mai di sovraccarico di cibo. Sostanzialmente si tratta di un problema di consumo. E dobbiamo cominciare a pensare a come creare noi stessi diete ed esercizi, per avere la possibilità di trattare l’informazione per etichettarla in maniera responsabile. Quando ho visto “Supersize Me” ho cominciato a pensare “Cosa succederebbe se un individuo affrontasse 31 giorni di Fox News ininterrotte?” (Risate) Avrebbe il tempo di processare il tutto?

Cominciate veramente a capire che si possono contrarre malattie, tossine, necessità di una dieta bilanciata, e una volta che cominciate a guardare, e da quel punto in avanti, tutto quello che ho fatto in termini di consumo di informazione, di produzione di informazione, di preparazione dell’informazione, l’ho guardato dal punto di vista del cibo. Probabilmente non è stato di aiuto al mio girovita perché mi piace esercitarmi su entrambi i fronti.

Ma vorrei lasciarvi con una sola domanda: Se cominciaste a pensare all’informazione che consumate nel modo in cui pensate al cibo, cosa fareste di diverso?

Grazie per il tempo che mi avete dedicato.

(Applausi)

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