Cara Curia, concordiamo un concordato

Che la Curia milanese abbia tutto il diritto di dire cosa ne pensa del registro delle coppie di fatto della Giunta di Pisapia. Ci sta. Magari con teoremi meno sciocchi del “rischio poligamia” perché così offendono l’intelligenza di troppi fedeli e degli studiosi che le appartengono. Facciamo finta di non leggere parole come quelle del Movimento Cristiano Lavoratori che scrivono “per un cattolico appoggiare l’operazione Pisapia significa cancellare il senso del peccato e dare copertura giuridica a devianze sessuali e sociali”.

Ma che la Curia milanese si faccia difendere da Formigoni, da questo Formigoni di questi ultimi tempi, dal Formigoni su cui non ha speso una parola una, allora proprio non si tollera. No. Perché la pietà cristiana non è ad uso e consumo. La pietà cristiana è una critica intellettualmente onesta su quello che accade intorno. E se concordano tra lestofanti il principio e il valore diventano un coagulo antisociale. Sulla pelle di qualcuno. Oggi i gay. Domani altri. E allora si facciano partito. Per partito preso. Piuttosto.

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