Le parole sono importanti

Ma chi è parla così? Ma perché i politici parlan così? Ma come si fa, oggi, non dico a credere, ma a leggere, o ad ascoltare, seriamente, delle cose del genere? E, per tornare al documento Italia. Bene comune, come si fa a credere a un documento scritto dai dirigenti di un partito che dice che «va approvata una riforma dei partiti che alla riduzione del finanziamento pubblico affianchi una legge di attuazione dell’articolo 49 della costituzione»? Che bisogna «rimettere il mezzogiorno al centro dell’agenda»? Che bisogna «combattere sprechi e inefficienze»? Che bisogna «avviare il tempo di una società della formazione lunga e permanente che non abbandoni nessuno lungo la via della crescita»? Non sono tanto le cose, che le cose, i valori, bisogna esser più bravi, siam tutti d’accordo, e, per me, nella mia semplicità, è anche un progetto politico che io ci farei sotto la firma, solo che è il modo, in cui sono dette, le cose, che non ci si crede.

Paolo Nori (che di Russia e di parole se ne intende) fa notare giustamente come perestrojka e glasnost’, che sarebbero ricostruzione e trasparenza, sono ormai le parole più in voga in politica. La messa in pratica sembra un po’ accidentata, in effetti. Ma ci si riempie la bocca di trasparenza e ricostruzione. E se proprio non sai cosa dire per cercare di accendere la platea in un comizio post salamella di una festa qualsiasi in giro per la provincia basta che ripieghi sul bene comune che sortisce sempre un mezzo applauso anche nelle serate più tiepide.
Eppure il primo bene comune sarebbe capirsi. Non solo avere idee trascendentali, intuizioni geniali, moralità talmente candide da potere risultare veramente candidabili: capirsi. Capirsi è il bene comune necessario per confrontarsi su tutti i beni comuni di questo mondo.
E invece il gioco è affidarsi a perifrasi sdrucciolevoli in cui ci sta dentro tutto e il contrario di tutto. È stato il mio primo trauma, qualche anno fa, quando ho avuto l’onore di occuparmi di politica e leggere e scrivere mozioni, ordini del giorno e progetti di legge: frasi che non hanno cuore, che non hanno anima e che si sono specializzate nell’essere ampie. Come se il fine sia confezionare un abbraccio importante per quantità, più che qualità. Una prostituzione al consenso che finisce per essere tiepida in tutto: posizioni, obbiettivi, programmi, finalità.
Francesca Fornario mi faceva notare qualche giorno fa come servirebbe in Italia una “legge contro i giri di parole” (qui la discussione) e ha ragione: tra i fanatismi e i tecnicismi c’è in mezzo un torrente di acqua fresca, potabile e facilmente percorribile. Ecco, in tempi di confusione di idee almeno pratichiamo il dovere di essere chiari con le parole. Almeno questo.

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