O politico o scrittore

O il politico o lo scrittore. Me lo diceva (e me lo dice ancora) un vecchio democristiano (vecchio nel senso di appartenenza tanto che si inalbera se viene definito “ex”) con mi capita di parlare di politica e di scrittura (maggiori convergenze sulla seconda, a dire la verità).

O il politico o lo scrittore. Era nata una polemica anche su Gianrico Carofiglio che, secondo alcuni, non poteva essere senatore e concorrere al premio Strega. Conflitto di interessi dicevano: nell’Italia dei corrotti, mafiosi, corruttori e monopolisti dell’informazione al Governo, un libro è un pericolo. È normale forse nella rablaisiana illogicità degli ultimi 20 anni.
Mettici poi ogni tanto il gioco purista (e che non ho mai amato) di chi dice che la letteratura è poesia e la politica sempre e comunque infamia. Citano Gramsci sugli indifferenti ma gli scritti in cui Gramsci dice che il buon politico deve essere un buon drammaturgo, quello no, quello lo dimenticano. Anche Roberto Saviano è caduto ogni tanto in qualche osservazione spericolata, ricordo un giorno in cui disse “la politica è ormai una cosa buia”; chissà cosa ne avrebbe pensato il Sindaco di Pollica Angelo Vassallo o La Torre o Placido Rizzotto o appunto Gramsci o perfino Pericle. Dario Fo dice spesso che se si dimostra che tutti sono ladri più nessuno è ladro ed è un “liberi tutti!”.

Però in pochi parlano di questa tentazione (molto internazionale, a dire la verità) dei politici di scrivere libri. Ogni tanto sono libri che nascono come manifesti politici (penso al bel libro delle 10 cose da fare subito di Pippo) ma ogni tanto qualcuno si lancia proprio nel mare aperto della letteratura. Presunta.

Claudio Giunta ha letto l’ultimo libro di Matteo Renzi, il giudizio non è tenero. No.

Stil novo contiene i pensieri di un italiano come tanti, articolati nel modo in cui tanti li articolerebbero, e non ci sarebbe niente di male, in questa media sociologica, se Matteo Renzi non aspirasse a dirigere il maggiore partito italiano e, coll’occasione, l’Italia. Se l’impresa gli riuscirà, si realizzerà questo interessante paradosso: andrà al governo, sotto le insegne di un partito di sinistra, un uomo che – come la tradizione della sinistra vuole – fa della cultura uno dei pilastri del suo programma politico, ma che, per le cose che scrive e per il modo in cui le scrive, non sembra avere alcuna dimestichezza coi libri, né con ciò che i libri insegnano veramente. Ben scavato, vecchia talpa.

Qui la sua idea.

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Un commento

  1. Solo in tempi recenti, sviliti dalle cattive consuetudini, può stupire l'intimo legame esistente tra logos e politeia, che dovrebbero continuare a brindarsi dignità a vicenda laddove il buongoverno non è semplice allegoria. Di certo Renzi non è Dante priore di Firenze…ma altri esempi ci confortano e ci dicono che questa lunga tradizione ancora vive,in qualche modo.Se ti è possibile, non scegliere mai, perché sarà il segno che di una delle due avrai fatto una professione.Mica buono.

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