Buca le gomme

Io non so cosa deve succedere d’altro per raggiungere il colmo, non so nemmeno se l’etica sia finita qualche decennio fa e forse noi non ce ne siamo accorti e questi episodi non siano altro che le macerie che cominciano ad emergere e galleggiare ma che un Presidente dell’Aler (Antonio Piazza, uomo PDL a capo dell’Aler di Lecco) parcheggi la sua Jaguar in un posto riservato ai disabili e poi costretto a spostarla per le proteste di un disabile decida di tagliargli le gomme dell’auto mi sembra oggettivamente troppo. Perché qui non si tratta di antipolitica ma di un’insofferenza cronica per un malcostume che qui da noi diventa classe dirigente, per una carriera che sembra inversamente proporzionale allo spessore umano. Altro che meritocrazia, in Italia siamo arrivati alla perversione.

E la piccolezza si legge (ed è ancora più insopportabile) nelle scuse offerte dal dirigente: Venerdì ero a pranzo con 36 disabili. Dal punto di vista dell’azienda lombarda mi sono sempre comportato bene e non è nella mia indole offendere queste persone». Piazza, che faceva parte anche del direttivo provinciale del Pdl, vuole chiudere il capitolo. Le dimissioni? «Sono giustissime infatti le ho date, devo fare atto di penitenza, poi con il tempo, se c’è la passione e la possibilità di ripartire. Ma – aggiunge – c’è gente che ha fatto cose peggio di me ed è ancora lì. Io non sono così. Ognuno nelle proprie scelte è responsabile, io per quello che ho fatto ritengo che sia giusto dimettermi dalle cariche pubbliche che ricoprivo. Cercherò di tornare umile, di ripartire. Gli sbagli fanno crescere. Dice Piazza.

No, caro Piazza, gli sbagli fanno crescere se non sono sempre gli altri a pagarli. Altrimenti si chiamano danni, non errori. E in una Lombardia intollerante con le fragilità e le debolezze forse è arrivato il momento di diventare intolleranti con le prepotenze. Democraticamente intolleranti ma fermi. Perché un dirigente pubblico che taglia le gomme di un disabile non può essere classe dirigente nel Paese che vogliamo costruire. Per questo abbiamo scritto oggi all’assessore competente chiedendo che le dimissioni del presidente Aler vengano accettate il prima possibile e che ne venga data tempestiva comunicazione.

Un commento

  1. Ho perso la speranza. Leggo le notizie, e mi accorgo di non avere più speranza. Per questa mia povera Italia derubata, struprata, derisa, defraudata, martoriata. Se la migliore giustificazione per ogni atto diventa "C'è chi ha fatto peggio", allora è una corsa verso il baratro. E non è una questione né di destra, né di sinistra, né laica, né cristiana, né lombarda, né siciliana. E', ahime, trasversale. E' diventata un'abitudine: deresponsabilizzarsi adducendo come scusante "C'è chi ha fatto di peggio". Ma chi stabilisce il limite? Non giuridico, ma etico, morale. Chi stabilisce che abbiamo superato il punto di non-ritorno? Se basta avere una qualsiasi carica pubblica per sentirsi autorizzati a fare le peggiori porcherie, e a restare impuniti, allora non c'è più speranza. Se chi dovrebbe tutelarci, incassare le nostre tasse, rappresentarci, invece ci deruba, ci deride, abusa di noi e dei nostri disagi, allora davvero non c'è più speranza.

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