La lezione americana (primaria) che non vogliamo imparare in Lombardia

Rosy Battaglia trova le parole giuste per dire delle primarie in Lombardia attraverso il suo sito:

Dopo tutto questo, nella regione che al nord detiene il primato per i beni confiscati alle mafie, sia chiaro, io voglio le primarie.

Altrimenti, potrebbe osservare il giornalista estero, ( e mi vedo già un bell’articolo su Le Monde o The Guardian, tradotto da Internazionale  a raccontarmelo nelle prossime settimane) che, quasi quasi, ci dispiaccia che il governatore Formigoni non possa ricandidarsi per la quinta volta.

Perchè dico questo? Perchè apprendiamo, velatamente, in un “si dice o non si dice”,  che forse qui, in Lombardia, dopo 18 anni di celeste formigonia,  non c’è bisogno di farle, le primarie, il 15 dicembre  (alzi la mano chi lo sapeva).

Che forse c’è il candidato giusto, Ambrosoli. Ah forse non c’è più. Ma allora non c’erano già  Giulio Cavalli e Pippo Civati (che le avevano chieste da tempo immemore) ?

“No, non ci  sono i tempi, niente primare, convergiamo sul nome”.

Eh no, cari miei. I tempi ci sono ma quello che manca è fegato e coraggio. Ma non ci incantate più con  strategie di dalemiana memoria.

Ne abbiamo fatto già fatto abbondante uso nelle ultime quattro tornate elettorali in Lombardia,  ed abbiamo visto come è andata a finire.

Ecco perchè io voglio le primarie. Come in America.

Ma la lezione non l’abbiamo ancora imparata.  Loro hanno Facebook,noi c’abbiamo il sito?

Facciamole, allora, queste primarie  e via libera alle candidature!

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