‘Persinsala’ su DUOMO D’ONORE

(da Persinsala)

d31cd77243ad11e2943422000a9f1416_7Al Teatro della Cooperativa è in scena Duomo d’onore, a cento passi dal Duomo capitolo secondo, il racconto di Giulio Cavalli sugli intrecci tra politica e malaffare all’ombra della Madonnina.

Si può in un’ora e un quarto condensare quattro inchieste giudiziarie corpose come quelle contro le infiltrazioni mafiose nel Nord Italia e raccontarle al pubblico con la medesima dovizia di particolari? O si corre il rischio di ridurre a freddi numeri gli omicidi cruenti del pm Bruno Caccia (1983, Torino) e della testimone di giustizia Lea Garofalo (2009, Milano)?
La spettacolarizzazione delle morti e il rischio di rimanere troppo aderenti alla cronaca nera ci sarebbe se sul palco non salisse Giulio Cavalli, con la confidenza acquisita su questi temi, fino all’altro ieri sconosciuti – o ignorati – in Lombardia.

In Duomo d’onore, a cento passi dal Duomo capitolo secondo, l’artista e consigliere regionale racconta l’intreccio tra politica e malaffare, sangue e colletti bianchi, che pervade da un decennio la regione che si riteneva immune a queste dinamiche e che, al contrario, si è scoperta pervasa dalla ‘ndrangheta non meno dell’Aspromonte. Cavalli torna sui temi già trattati due anni fa in A cento passi dal Duomo, ma aggiorna nomi, fatti e prospettive. Snodo del monologo, ben guidato dall’accompagnamento alla fisarmonica di Guido Baldoni, è il viluppo di interessi tra il mondo della politica e l’Expo – quale evento che catalizza, all’ombra della Madonnina, gli interessi criminali.

La puntigliosità con la quale l’autore parte da alcuni fatti di cronaca per risalire a una riflessione più generale sulle condizioni attuali della Lombardia è la conseguenza di un testo denso, scritto a più mani da esperti cronisti giudiziari: Gianni Barbacetto, Cesare Giuzzi, Davide Milosa, Mario Portanova, Biagio Simonetta, Giovanni Tizian e dal magistrato Giuseppe Gennari – gip del Tribunale di Milano. Il punto di avvio è dato da numeri, nomi, fatti di sangue, camioncini incendiati, minacce e connivenze. L’approdo è una fotografia nitida e realistica di quel che è considerato oggi il nord Italia dalle organizzazioni criminali: un porto sicuro dove stringere affari con politici collusi e imprenditori spaventati. Le mani lunghe sono quelle di tutte le associazioni a delinquere: ‘ndrangheta e camorra più delle altre.

Rimane, dopo un racconto denso e ricco di spunti di riflessione, una domanda senza risposta: sarà bastato il tintinnio delle manette degli ultimi mesi a frenare l’ascesa del fenomeno o le porte delle patrie galere torneranno ad aprirsi presto per i nomi più altisonanti della politica e della finanza lombarda?

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