Babbo Natale seduto sul tavolo

nata2Non mi ricordo più chi diceva che il Natale era un terrificante microscopio che ingrandisce le solitudini e che accarezza le carezze per leccarsi le ferite. Forse non è mai nemmeno esistito qualcuno che dicesse una cosa del genere, ho sempre avuto un pericolante senso della citazione. Però a Natale ci si sveglia sempre con un senso di polvere in testa. Forse più borotalco che polvere.

Ecco, stamattina pensavo a tutti questi auguri che si srotolano come una sfilata di corsa di modelli scalzi e affannati che ci passano tra le mille passerelle che collegano le persone nel mondo. Auguri prestampati come un biglietto da visita banale stampato a cinque euro nella cabina della stazione, auguri urlati come le mani che sventolano in piazza mercato, auguri che si infilzano come un conato di qualcosa che speravi di avere dimenticato, auguri fatti con gli occhi che ti guardano negli occhi appena apri gli occhi, auguri che tutti gli anni sono una richiesta di aiuto per perdere quel tono degli auguri di tutti gli anni, auguri soli come sono soli gli auguri che si sforzano di sorridere, auguri di passaggio che per un giorno sostituiscono il buongiorno, auguri che stanno lì come un presepe scollegati dal resto del mondo, auguri sussurrati come un dovere che si vorrebbe avere il coraggio di sfidare, auguri sussurrati perché si sappiano solo tra loro due, auguri che non arrivano, auguri di padri che disturbano i figli lontani mentre spacchettano i regali di qualcun altro e auguri che rimangono nella penna e te ne pentirai, sicuro.

Stamattina avrei voluto svegliarmi e trovare Babbo Natale con la sigaretta in bocca seduto sul tavolo per bere con noi un buon caffè. Almeno per riuscire a riderci su.

Ah, auguri, eh.

 

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