«Gomorra è già arrivata qui»

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Nel monologo dell’attore la denuncia che il nord è terra d’elezione per la penetrazione mafiosa

Un racconto a 360 gradi sulla criminalità organizzata

«Gomorra è già qui»: non fa sconti Giulio Cavalli, nel dare indicazioni, dati e coordinate su mafie e dintorni. Con l’occhio di riguardo al nord, terra d’elezione per le penetrazioni mafiose come le recenti cronache, e i meno recenti e più inascoltati indizi, dimostrano. Un racconto a 360 gradi sulla criminalità organizzata è quello che ha tenuto banco mercoledì al teatro Ariston durante la serata “Nomi, cognomi e infami”, con unico narratore l’autore teatrale e consigliere lombardo in quota Sel. Organizzatore dell’iniziativa, il circolo locale di Sinistra, ecologia e libertà, guidato dal capogruppo in consiglio comunale, nonché candidato alle elezioni regionali, Massimo Molteni. A prender corpo davanti agli spettatori un grande calderone di storie, finalizzato a suscitare quella risata che «sgretola l’onore, l’onore fondato sulla paura». Sono risate amare quelle suscitate da Cavalli, che a causa delle sue denuncie relative alle infiltrazioni mafiose vive sotto scorta, e che ha portato in scena, oltre agli esempi di uomini illustri, i vizi e le debolezze di esponenti di primo piano della malavita. «Ho fatto spettacoli in zone ad alta densità mafiosa: la gente ride e poi capisce che sta ridendo della gente che condiziona la propria comunità. A quel punto il riso diventa consapevolezza», ed assume così il valore taumaturgico che il giullare Cavalli, «un attore politicizzato o un politico teatralizzato», come si autodefinisce, si assume il dovere civico di evocare. Per creare consapevolezza, appunto, in «un paese bravissimo a commemorare la memoria, ma non ad esercitarla». Fil rouge di aneddoti e spunti riversati a ciclo continuo dal palco, le sconsolanti vicende dell’Italia odierna, dove «non è più la mafia ad infiltrarsi in politica, ma è la politica ad infiltrarsi nella mafia: è Zambetti che bussa alla porta della ‘ndrangheta per comprare i voti». A svettare su questa, e tante altre, vicende di misera e compromessa umanità, ci sono le storie di Giorgio Ambrosoli, di Rosario Crocetta. O quella di Denise Cosco, giovanissima testimone di giustizia, espressione della fascia più eroica dell’antimafia: «Gente che in poche ore deve impacchettare tutte le cose di una vita e fuggire in una località protetta dove sforzarsi di essere normale». Tutto per aver tentato, e continuare a tentare, di fare il proprio contributo nell’estirpare un cancro che, secondo l’esortazione conclusiva di Cavalli, «non si vince con l’antipolitica, ma con l’ultrapolitica».

Riccardo Schiavo

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