Èupolis e i concorsi su misura in Lombardia. Ancora si stupiscono.

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Èupolis è l’ennesima scatola cinese del sistema Formigoni. Lì succedono cose così:

Quanto fa 31 più 46? Ottanta. E non 77, secondo l’aritmetica rivisitata di Èupolis, l’istituto di ricerca, statistica e formazione della Regione Lombardia. Come si possa essere arrivati a un calcolo così bizzarro, stanno cercando di capirlo i finanzieri del nucleo di polizia tributaria di Milano. Ai quali è stata affidata, dalla Procura di Milano, un’inchiesta su un concorso dagli esiti sorprendenti: la selezione, avviata tra novembre e dicembre, quando l’era formigoniana volgeva ormai al tramonto, per l’assegnazione di quaranta borse di studio. I bandi sono due: uno per 31 “giovani laureati”, l’altro per nove “dottori di ricerca”. Ed è proprio uno dei candidati al secondo concorso che ha fatto partire le indagini con una dettagliata denuncia inviata al procuratore capo Edmondo Bruti Liberati.

Nell’esposto uno degli aspiranti ricercatori tagliati fuori, Antonio Alizzi, professore a contratto di management per l’editoria all’università di Verona, spiega come si sia ritrovato – a suo dire inspiegabilmente – dal primo al secondo posto in graduatoria per una delle nove aree messe a bando. Nella selezione per titoli era risultato, con 40 punti, in cima alla classifica. Alle prove orali, che si svolgono il 18 dicembre, totalizza altri 39 punti e arriva a 79. Ma davanti a lui c’è Filippo Cristoferi, brillante studioso molto inserito nei giri di Comunione e liberazione, tra le firme del Sussidiario – la rivista d’area del movimento – e già collaboratore e borsista di Éupolis. Cristoferi ha un punto in più di Alizzi: 80. Ed è molto curioso, osserva il suo concorrente, visto che nella valutazione dei titoli aveva solo 31 punti e per la prova orale altri 46. Come si arriva a 80? Con un incremento di tre punti della valutazione ufficiale, che nella somma finale viene portata da 31 a 34 punti.

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