L’inseguimento del “grillino”

tgcom24-grillini-pullmanL’amaca di oggi di Michele Serra, consigliata per iniziare la giornata:

Le telecronache dell’inseguimento del pullman grillino lungo raccordi anulari e autostrade sembrano la parodia di un road-movie americano di serie B, manca solamente una autostoppista avvenente e dal passato misterioso. Sembrano. Ma sono, invece, uno spietato documentario sulla impotenza dei media, incapaci di partorire e anche solo di concepire, di fronte alla renitenza grillina, qualunque strategia alternativa. Tutto è meglio di quell’avvilente elemosinare mezza frase, rubare mezza inquadratura, implorare mezza informazione. Meglio il silenzio, meglio mandare in onda un fermo-immagine di Beppe Grillo con musica classica in sottofondo, meglio un comunicato sindacale, meglio uscire al primo casello e andare a farsi due spaghi, meglio far finta che 5 Stelle non esista. Recuperare credibilità, per i media, vorrebbe dire prima di tutto recuperare dignità e autonomia di linguaggio: più rincorrono trafelati i fuggiaschi, più confermano l’idea grillina che il sistema mediatico, così come è adesso, sia infrequentabile. Quando Grillo caccia dal suo palco il cameraman indesiderato è odioso. Ma quando cameraman, fotografi e cronisti pedinano un autobus mandando in onda se stessi che pedinano un autobus, danno del diritto di cronaca un’idea talmente penosa da metterne a rischio il prestigio e l’urgenza.

5 Commenti

  1. Chi conosce e frequenta l’ambiente giornalistico italiano non si può meravigliare. La maggior parte, se non la totalità di quelle persone è precaria. Lavorano per dieci/quindici euro a “pezzo”. Voi ci andreste da un medico specialista per un consulto sapendo che pagherete dieci euro? Questo è il punto. La categoria dei giornalisti, o di chi si autoqualifica come tale, attraversa la stessa crisi professionale e morale che attraversa il paese. Perché i giornalisti dovrebbero essere migliori di professionisti di altre categorie? Ovviamente esistono anche buoni giornalisti sia tra quelli che hanno la fortuna di avere un contratto regolare sia tra i precari, ma la maggioranza non è in grado nemmeno di scrivere in un italiano corretto. Questo è il punto. L’amaca di Michele Serra non aggiunge nulla alla conoscenza di una questione che molti fingono di ignorare: la fine del giornalismo italiano per mancanza di professionalità. E sarà sempre peggio.

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