La cura

Se c’è qualcosa che mi commuove è la cura. Da sempre. La cura con cui i nonni con le mani indurite da una vita di lavoro soffiano il naso minuscolo del nipote a passeggio. La cura dell’innamorato che tende la mano prima delle scale. La cura del piccolo che stringe il fratello maggiore per rincuorare senza chiedere di capire. La cura della memoria, in tutte le sue forme, dal teatro alle pagine di un libro fino al racconto di padre in figlio. E mi colpisce la cura di Rebecca “Becci” Manson: Rebecca è una fotografa inglese che decide di partire per il Giappone dopo lo tsunami del 2011 per dare una mano. L’aveva già fatto con Haiti e aveva il palato e lo stomaco preparati alle catastrofi. Arrivata a Tohuku si accorge che insieme alle macerie e le vittime il vento e l’acqua hanno grattato migliaia di fotografie che stavano sparse e sfocate dalla sabbia. Provo a pensare come le deve essere battuto il cuore a lei, con quel cuore di fotografa, nel vedere la memoria sgualcita come monnezza. Mentre tutti aggiustavano le cose e le persone Rebecca ha deciso di aggiustare le foto. Aggiustarle: riportarle in vita. Togliere i granelli di sabbia dalla memoria oltre che dai polmoni.

Abbiamo archeologi come Piccoli Principi, in giro per il mondo.

5 Commenti

  1. giordana

    Grazie anche da parte mia per averci fatto conoscere questo tipo di volontariato, molto prezioso quando si perde tutto. Capita anche a me quando sento di incendi, terremoti, allagamenti, di pensare a come fanno le persone a ricominciare a ricostruirsi una vita semza più i ricordi accumulati negli anni.

  2. Fritz

    Grazie giulio per il tuo post soprattutto la prima parte, tre immagini semplici, tre fotografie di umanità che spesso ci dimentichiamo essere un vero valore, altro che F35.

  3. Bellissima iniziativa e belle parole: “….Una foto ci ricorda qualcuno o qualcosa,un luogo ,una relazione,una persona amata.Sono i custodi della nostra memoria e della nostra storia,sono l’ultima cosa che ci si porterebbe dietro e la prima che si va a cercare al ritorno…”

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