Tutte le altre schede, più del settanta per cento del totale, erano bianche

«Come gli altri presidenti di seggio nella città, questo della sezione elettorale numero quattordici aveva chiara coscienza che stava vivendo un momento storico unico. Quando, già avanti nella serata, dopo che il ministero dell’interno aveva prorogato di due ore la fine della votazione, periodo cui fu necessario aggiungere un’altra mezz’ora affinché gli elettori che si accalcavano dentro l’edificio potessero esercitare il diritto di voto, quando infine i membri del seggio e i rappresentanti di lista, estenuati e affamati, si ritrovarono davanti alla montagna di schede che erano state rovesciate fuori dalle due urne, la seconda requisita d’urgenza al ministero, la grandiosità del compito che avevano davanti li fece rabbrividire di un’emozione che non esiteremo a definire epica, o eroica, come se i mani della patria, redivivi, si fossero magicamente materializzati in quei fogli di carta. Era passata la mezzanotte quando lo scrutinio terminò. I voti validi non arrivavano al venticinque per cento, distribuiti fra il partito di destra, tredici per cento, il partito di mezzo, nove per cento, e il partito di sinistra, due e mezzo per cento. Pochissimi i voti nulli, pochissime le astensioni. Tutte le altre schede, più del settanta per cento del totale, erano bianche».

José Saramago (1922-2010), Saggio sulla lucidità (Einaudi, 2005, Feltrinelli, 2011)

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