Nostra Signora della Stabilità

Ne continua a parlare Letta, continua a reclamarla Napolitano ed è invocata come una pioggia salvifica: la stabilità. Nessuno tocchi la stabilità, nessuno osi discutere la stabilità, nessuno provi a mettere in difficoltà la stabilità.

Eppure è da incorniciare il commento di Barbara Spinelli oggi su Repubblica che racconta lo sconforto che ci prende quando si ascolta questa litania:

Nella Fattoria degli animali, la casta trionfatrice dei maiali narrata da Orwell annuncia a un certo punto che tutti gli animali sono eguali, ma ce ne sono di più eguali degli altri. Nelle grandi coalizioni accade qualcosa di analogo. Anch’esse secernono una casta, pur di sfuggire ai partiti sottoscrittori delle intese, e i governanti assumono una postura singolare: si fanno prede di leggi deterministe, è come non possedessero il libero arbitrio e di conseguenza non fossero imputabili. Il leone che sbrana la gazzella agisce così: mosso dalla necessità della sopravvivenza, non deve render conto a nessuno, tribunale o popolo elettore.

Le unioni nazionali funzionano sempre male, ma se funzionano è perché ciascuno riconosce e rispetta i limiti che il partner non può valicare senza rinnegarsi. La grande coalizione di Weimar naufragò perché Hindenburg l’aveva suscitata col preciso intento di consumare i socialdemocratici. La morte della democrazia parlamentare era programmata dall’inizio; il governo presidenziale di Brüning, ultimo Cancelliere della Repubblica, era già da tempo concordato tra Centro cattolico e destre popolari.

I guai succedono quando l’abitudine alla non-responsabilità diventa tassello principale della stabilità, o governabilità. Enorme è il chiasso, ma ogni cosa stagna: è la stasi. Nessuno si avventuri a staccare spine, ammonisce Napolitano. Tantomeno si provi a irritare i mercati e le banche d’affari, che già l’hanno fatto sapere: non si fidano di Stati con Costituzioni nate nella Resistenza (rapporto di JP Morgan del 28-5-13). Per questo è interessante sapere quel che intenda la Banca d’Italia, quando nell’instabilità vede un freno alla crescita. Quale stabilità?

Ci sono momenti in cui si ha l’impressione che l’Italia abbia vissuto nel Regno della Necessità quasi sempre, tranne nel momento magico del Comitato di liberazione nazionale, della Costituzione repubblicana. I governanti che sono venuti dopo sono stati potenti stabilizzatori, più che responsabili. Quando parla al popolo, lo stabilizzatore gli dà poco rispettosamente del tu e d’istinto cade nel frasario del gangster: “Ti faccio un’offerta che non potrai rifiutare”.

Un commento

  1. Nel giorno in cui il governo Enrico Letta appena messo al riparo da Giorgio Napolitano pone la fiducia sul “decreto del fare” ce ne sarebbe a sufficienza, visti gli attori in campo e la reiterazione del messaggio diretto il Colle, per un dibattito politico alto. Dovrebbero parlare i presidenti di Camera Laura Boldrini e Senato Pietro Grasso, per rivendicare il ruolo del Parlamento sovrano, semmai anche dalle critiche sollevate dall’ex presidente di Montecitorio.

    Invece a Fausto Bertinotti risponderà solo e soltanto il presidente della Repubblica, difendendo la costituzionalità del proprio operato: oggi, in una lettera al Corriere della Sera. Democrazia postale. http://vannisalvemini.wordpress.com/2013/07/24/so

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