Ecco sì, ci siamo capiti

Malvino oggi lo scrive come non si potrebbe scrivere meglio:

Le sentenze vanno rispettate, sempre, anche quando sono considerate ingiuste, perciò, da quando la Corte di Cassazione ha stabilito che l’espressione «paese di merda» configura il reato di vilipendio alla nazione, io mi limito a pensarlo, e, anche se ritengo che non ci sia definizione più efficace per esprimere il degrado morale, culturale e politico in cui versa l’Italia, la evito, e mai – mai, ripeto – verrei qui a scrivere che «questo è un paese di merda»: mi costa enorme sacrifizio, ma la legge è legge, e dinanzi ad essa mi inchino. Tuttavia, anche se vanno rispettate, le sentenze possono essere criticate, ed io qui potrei avvalermi di tale diritto, spiegando perché, a mio modesto avviso, «paese di merda» sia definizione che all’Italia va proprio a pennello, chiamando illustri autori in favore della mia tesi, vuoi sulla forma, vuoi sulla sostanza, e però ci rinuncio, anche perché al post dovrei dare necessariamente un titolo che contenga l’espressione, e questo potrebbe dare l’impressione, almeno al lettore malizioso, che, per capzioso aggiramento, io voglia violare la legge sopravanzando il legittimo diritto. Perciò mi risolvo a titolare: Ci siamo capiti.

Il resto (da leggere) è qui.

5 Commenti

  1. Io invece condivido questo paese ha dei grossi problemi di moralità e di giustizia e l’espressione che non si può dire la penso tutti i giorni. L’ITALIA giusta c’è e lo dimostra proprio Giulio che gli attributi li tira fuori assieme a tanti altri. Il problema però è che nessuno anche le persone per bene li tira fuori … anzi!

  2. non sono assolutamente d’accordo con te. Ci sono persone di merda, ma ci sono tante e tantissime persone speciali che non meritano in alcun modo di condividere la vita con soggetti privi di ogni scrupolo. Questo indipendentemente dallo schieramento politico. L’Italia giusta c’è, deve tirare fuori gli attributi, ora o mai più.

Rispondi