Apriti SEL!

Abbiamo bisogno di una discussione vera e trasparente per affrontare la nuova fase senza equivoci o ipocrisie. Ma è necessario aprirci sin da ora, prima del congresso, per contribuire a costruire una sinistra più grande di noi, capace di pensare il cambiamento e di cimentarsi con la sfida del governo.
La qualità del nostro congresso non dipende solo dalla nostra discussione ma da quanto sapremo costruire nei movimenti, nelle lotte sindacali, nelle esperienze associative che producono nuova politica, nuovi saperi, nuova socialità.
Per farlo dobbiamo cambiare pelle, liberare la nostra discussione, aprire i nostri spazi di partecipazione, liberarci dei notabilati, vincere una cultura che “militarizza” il confronto politico e rimuove il disagio.
Non è più possibile tenere distinte le forme di partecipazione dalla qualità e credibilità della proposta politica. Dalla capacità di SEL di affrontare questo nodo dipende la sua credibilità, la possibilità di svolgere un ruolo autonomo e al tempo stesso unitario, di raccogliere domande e intelligenze, di interloquire con ciò che si muove nella società, di sviluppare la sua capacità di elaborazione.
Non basta stigmatizzare l’antipolitica, per esorcizzarla, bisogna cambiare la politica, a cominciare da noi.

A cosa serve Sel 
SEL deve lavorare alla costruzione di un processo di aggregazione e confronto che porti alla costruzione di una nuova forza della sinistra, plurale, unitaria e innovativa. La manifestazione di piazza SS. Apostoli ce lo ha ricordato ma è rimasta senza seguito anche per una nostra incertezza di prospettiva. Non la sommatoria di frammenti di ceto politico teso all’autoconservazione, ma una nuova esperienza capace di aggregare risorse per produrre un’elaborazione inedita.
La missione costitutiva di SEL è uscire dall’asfittica alternativa tra la rinuncia alle proprie ragioni per accedere al governo e la marginalità per rimanere fedeli a se stessi.
La costruzione di un’alleanza capace d’innovazione non è però, oggi, un dato scontato ma un obiettivo da conquistare.
È quindi fuorviante contrapporre il rilancio di una autonomia politica e culturale di sinistra alla costruzione di una  coalizione di governo: si tratta di due obiettivi oggi inscindibili.
La scelta non è dunque “rinchiudersi nel partitino” né tantomeno sciogliersi nell’indistinto “campo dei democratici”, ma costruire una sinistra più larga di noi, capace di coniugare governo e trasformazione ponendola in relazione con le domande della società.
Con l’iniziativa di Carlassare, Don Ciotti, Landini, Rodotà e Zagrebelsky e con l’appuntamento del 12 ottobre si apre un nuovo cantiere che mette al centro la difesa della Costituzione. Si è aperto un percorso di cui SEL deve essere protagonista e non mero interlocutore, contribuendo a orientarlo e a rafforzarlo.
È una sfida che non vale solo per l’Italia ma che riguarda l’Europa e non si esaurisce nella mera adesione a una o all’altra famiglia: è necessario ricostruire una soggettività che promuovendo nuove forme di mobilitazione tra i cittadini europei cambi le politiche e il ruolo dell’Europa.

Un documento-appello che trovate qui. E che è utile a tutto il centrosinistra per una riflessione più ampia.

10 Commenti

  1. mery

    io aspetto i vostri chiarimenti e vedremo se potremo incontrarci sperando che gli indistinti democratici come dici riescano a prendere un cammino verso una società più equa .

  2. Andrea Marri

    Parole sante, caro Cavalli, ma abbiamo in SEL personaggi col carisma necessario per un disegno di piu’ ampio respiro. Non sarebbe il caso di fare un pò di campagna acquisti di grossi personaggi come Rodotà, Zagrebesky etc. Nichi mi pare stia un pochino dormendo.
    andrea marri ex IDV Parigi

  3. Grazie Giulio per aver condiviso il documento.
    Visti i primi commenti di coloro che ti seguono su questo blog volevo solo rimarcare che è proprio la costruzione di una nuova sinistra, popolare, larga e autonoma, la via che vogliamo seguire.
    Solo una Sinistra unita e determinata, come hai ricordato, potrà incidere sulle scelte delle alleanze che si verranno a formare con forze diverse da noi.
    Crediamo in una SEL “in cammino” per rilanciare i princìpi del socialismo, un socialismo aperto e radicalmente riformatore pronto a contaminare e contaminarsi con ciò che è fuori da noi.
    Il documento non è un vero documento congressuale, nasce in questa fase per proprio per chiedere un Congresso aperto, democratico e rispettoso delle differenze e degli iscritti.
    Diventerà, integrato, un vero documento congressuale ? Lo sapremo dopo l’Assemblea nazionale di oggi 28 settembre.

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