Ancora su Ilaria Alpi

Noi ne avevamo parlato qui. Ora ne parla anche Greenpeace:

Tra pochi giorni ricorrono i 20 anni dall’omicidio di Ilaria Alpi e Mikhail Hrovatin, che rappresenta uno dei “misteri” su cui mai è stata fatta piena luce. Lo scorso novembre Greenpeace, tra gli altri, ha inviato ai Presidenti di Camera e Senato una lettera per la desecretazione della voluminosa quantità di documenti citati nelle diverse commissioni d’inchiesta sui rifiuti e i traffici illegali.

La lettera seguiva la decisione di desecretare le dichiarazioni del pentito di camorra Schiavonesulla vicenda della “terra dei fuochi”. A dicembre la decisione della Presidente Boldrini di avviare le procedure della desecretazione, una decisione che se effettivamente applicata sarebbe storica.

Più recentemente i giornalisti de il manifesto Andrea Palladino e Andrea Tormago hanno sollevato la questione dei criteri adottati dai funzionari della Camera per rispondere positivamente alle richieste di Greenpeace; dalle fonti intervistate sembrerebbe che i documenti identificati sarebbero un numero ridotto rispetto alle attese.

La Presidenza della Camera ha risposto ai giornalisti (al titolo del loro blog sui “documenti spariti”) che non ci sono documenti “spariti” e che i documenti identificati sarebbero 152. A quanto è dato sapere, questa lista è quella estratta dagli archivi delle commissioni parlamentari inserendo alcune parole chiave (come, ad esempio, “navi a perdere”).

Rimane dunque la perplessità dei criteri di scelta che non appaiono molto logici, su cui siamo già intervenuti.

Pubblichiamo qui in allegato un estratto degli archivi parlamentari – datato al settembre 2012 – che riporta l’elenco dei documenti . Quelli riservati sono circa 750 e forse non sono tutti (a questo link un nostro elenco dei soli documenti classificati e riservati). Guardando i titoli, oltre un centinaio di documenti riguardano esplicitamente il ruolo del faccendiere Giorgio Comerio e dell’ODM (Oceanic Disposal Mangment), una settantina più generalmente i traffici di rifiuti tossici e radioattivi, oltre un centinaio le cosiddette “navi a perdere” e una sessantina riguardano laSomalia. Forse andrebbero valutati con criteri legati alla maggiore rilevanza, più che con semplici parole chiave.

P.S. Uno dei documenti secretati è di provenienza Greenpeace e riguarda il tema del caso delle ricerche a mare relative alla nave affondata al largo di Cetraro (2009) che, secondo il pentitoFonti, sarebbe stata la Cunski, una delle navi sospettate di traffici di rifiuti, mentre, secondo le ricerche condotte per conto del Ministero dell’Ambiente, sarebbe la nave “Catania” affondata nella prima guerra mondiale. Su questa ipotesi sia Greenpeace che altre associazioni hanno espresso i loro dubbi.

Nel rapporto di Greenpeace “The toxic ships” si riporta che per effettuare le ricerche a mare il Ministero della Difesa inglese aveva presentato al governo italiano una offerta di valore più basso di quella poi concessa alla Mare Oceano di proprietà dell’armatore Attanasio (vedi pag. 10 del rapporto). Greenpeace, nel corso di un’audizione parlamentare sul tema, ha chiesto di mantenere il segreto su questo documento esclusivamente per la tutela delle proprie fonti.

Ma l’informazione che tali fonti citano è chiaramente riportata nel rapporto citato: e cioè che un’offerta del Ministero della Difesa inglese (sembrerebbe fatta a supporto dell’offerta di collaborazione della Nato riportata da Repubblica il 26-9-2009) sia stata respinta pur essendo, a parere della stessa fonte, economicamente vantaggiosa rispetto a quella poi assegnata alla Mare Oceano. Proteggere le fonti a volte è necessario, ma non i contenuti delle informazioni.

Giuseppe Onufrio – Direttore Esecutivo di Greenpeace Italia

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