Patetici fascisti da facebook

L’attacco a Giuliana Sgrena propone un tema che sta diventando un classico: i neofascisti sono bagnanti da social network che non hanno nemmeno la faccia di esistere dal vivo. Il parafascismo diventa una moda sconsolata di figurine da bar mentre ci costringiamo a sopportare questa ignoranza colpevole sul tema della democrazia.

Roba da canzonette, da sagre e salamella, da archeologia dell’idiozia. Basta sopportare le commemorazioni colpevoli, i modi riciclati e le citazione per propaganda. Chi è parafascista anche solo per guadagno e per pochi minuti è feccia.

Si può dire?

8 Commenti

  1. Ho letto i commenti in calce alla richiesta della Sgrena e non capisco tutta quella cattiveria gratuita. Al di là delle simpatie politiche della giornalista, lei si trovava in una zona di guerra per il suo lavoro di reporter come il povero dott. Calipari faceva il suo, quello di agente.

  2. Pasolini scriveva del “fascismo degli antifascisti”, la trasformazione, a cui stiamo partecipando un po’ tutti, della “politica” in tifoseria ha abbassato il livello della capacità di dialogo trasformata in “sopportazione”. L’adesione a una tifoseria è facile, non richiede elaborazione ma solo costante dichiarazione di appartenenza. Il termine “infame” è apparso da tempo anche nei dialoghi meno urlati o nei gruppi più paludati.

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